Svegliandomi al mattino

di Camillo Sbarbaro

Svegliandomi il mattino, a volte provo
sì acuta ripugnanza a ritornare
in vita, che di cuore farei patto
in quell’istante stesso di morire.
Il risveglio m’è allora un altro nascere;
ché la mente lavata dall’oblio
e ritornata vergine nel sonno
s’affaccia all’esistenza curiosa.
Ma tosto a lei l’esperienza emerge
come terra scemando la marea.
E così chiara allora le si scopre
l’irragionevolezza della vita,
che si rifiuta a vivere, vorrebbe
ributtarsi nel limbo dal quale esce.
Io sono in quel momento come chi
si risvegli sull’orlo d’un burrone,
e con le mani disperatamente
d’arretrare si sforzi ma non possa.
Come il burrone m’empie di terrore
la disperata luce del mattino.

Immagine: Joseph Mallord William Turner, Norham Castle, Sunrise, 1845.

blank

di Luciana Riommi

se riesci a vedere il bianco – blank, il vuoto –
a sentire il silenzio che ha da dire
incontrerai l’assenza.
ma non è un gioco di società.

Immagine: Ha Chong-Hyun, Conjunction 03-8, 2003.

o non era un sentimento?

di Luciana Riommi

l’ingenuità lo sai quant’è impudica
a mani nude sulla vita
col sentimento che fosse già finita


o non era un sentimento? dimmi tu.
lo sai, sull’argomento c’è tanta imprecisione.

Immagine: Yoshitaka Kashima‎

Avalanche

di Leonard Cohen

Well I stepped into an avalanche,
it covered up my soul;
when I am not this hunchback that you see,
I sleep beneath the golden hill.
You who wish to conquer pain,
you must learn, learn to serve me well.
You strike my side by accident
as you go down for your gold.
The cripple here that you clothe and feed
is neither starved nor cold;
he does not ask for your company,
not at the centre, the centre of the world.


(continua)

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C’è colpo e colpo

di Giovanni Raboni

C’è colpo e colpo. Ci sono ferite di striscio
che nessuno può guarire
e uomini che muoiono a ottant’anni
di coltellate prese in gioventù.
Non c’è regola. Qualcuno si salva
e si fa prete. A qualcuno la vista
s’indebolisce. A volte
i coltelli rispuntano dal cuore
nel senso della lama.

Immagine: Richard Diebenkonr, Knife in Glass, 1963.

Passano gli anni…

[…]
Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;

[…]

Fabrizio De André, da “Un giudice”

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