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Mah, tutto sommato, come scrive un collega blogger, l’anonimità non sempre è un limite: può essere un’alternativa a eventuali intrusioni ingiustificate (capitano, eh?!?).

Immagine della testata del blog:
Coptic textile fragment, late III-V sec.



… era una signora di temperamento focoso e risoluto, dimodoché, spesse volte, faceva levare a un tratto le ancore e si slanciava in alto mare, senza informarsi del tempo che faceva.
– Fedor Dostoevskij, L’idiota

Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. È rischioso ma è più rischioso non farlo mai.
– Sofocle, Antigone

Vivere tra la gente è sentirsi foglia sbattuta. Viene il bisogno di isolarsi, di sfuggire al determinismo di tutte quelle palle da biliardo.
– Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Io non sono abituata a tanta maleducazione, è ancora peggio della crudeltà perché non si presta a nessuna complessa interpretazione.
– Marina Cvetaeva. Il paese dell’anima

Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.
– Giacomo Leopardi

Così nel mio parlar voglio esser aspro…
– Dante Alighieri, Rime

Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c’è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: ‘Che cosa avrò sbagliato?’
– Andy Warhol 


Temo che nella vita ci sino momenti nei quali anche Schubert non ha più nulla da dirci. Bisogna dire però che sono i peggiori.

Henry James, Ritratto di signora


Franz Schubert
Fantasia in fa minore per pianoforte a 4 mani, D. 940 (Op. 103)

Allegro molto moderato
Largo
Allegro vivace
Finale (Tempo I)

Sviatoslav Richter (primo)
Benjamin Britten (secondo)

Registrazione dal vivo del 22 giugno 1965 (Aldeburgh, Jubilee Hall)

La propensione di Schubert per la Fantasia intesa in senso romantico come poesia dell’immaginario, naturale espressione della libertà creatrice, trova ulteriore conferma nella Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani op. 103 D940, risalente agli ultimi mesi di vita, nel 1828, e pubblicata postuma da Diabelli nel 1829. E davvero musica sognante, poesia sonora, potrebbe essere definito questo vibrante componimento.

Dal punto di vista della struttura, la Fantasia in fa minore presenta una sequenza di quattro movimenti collegati, con una particolare distribuzione del gioco delle tonalità: il primo e l’ultimo in fa minore, ovvero l’Allegro molto moderato e il suo doppio, il Finale. (Tempo I ), una scelta che tra l’altro garantiva a Schubert con il ritorno «ciclico» del materiale tematico una conseguente omogeneità e unità d’insieme. I due movimenti centrali, cioè il Largo e l’Allegro vivace (che fa da Scherzo), erano invece ambientati in fa diesis minore. Sull’uso o sulla scelta di questi particolari colori tonali immediato è l’accostamento, almeno in termini di affinità e di continuità con Winterreise, in particolare con Gefrorne Tränen (Libro I, n.3) e Wasserflut (Libro I, n.6), rispettivamente in fa minore e fa diesis minore, o ancora con i Quattro improvvisi D935, in cui il fa minore apre e chiude la serie e comunica una temperie assai originale di instabilità e irrequietezza.

La Fantasia in fa minore per pianoforte a 4 mani, pubblicata come op. 103, fu scritta tra i mesi di gennaio e aprile del 1828 e dedicata alla contessa Carolina Esterhàzy, come risulta da una lettera del compositore datata il 21 febbraio 1828 e inviata all’editore Schott.

L’Allegro molto moderato inizia in tono minore, secondo l’uso ungherese, ma ben presto si arricchisce di modulazioni che slanciano il discorso melodico.
Il Largo in fa diesis minore è una specie di omaggio all’arte italiana, in quanto si sa che proprio in quell’anno il musicista aveva avuto occasione di ascoltare Paganini e dopo l’Adagio del Secondo Concerto op. 7 del violinista aveva detto di aver udito cantare un angelo.
Lo Scherzo brillante e il Finale rivelano uno Schubert contrappuntistico quanto mai insolito tanto che il compositore per arrivare a controllare più coscientemente questa scoperta pensò negli ultimi mesi della sua vita di prendere qualche lezione (c’è chi sostiene però che si trattò di una sola) dal teorico e didatta austriaco Simon Sechter (1788-1867), che fu tra l’altro maestro di Bruckner e di numerosi artisti importanti della Vienna musicale del suo tempo.

dal sito:
https://www.flaminioonline.it/Guide/Schubert/Schubert-Fantasia940.html

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