Inside Man è in tutto e per tutto una serie di Moffat, con pregi e difetti, ma lui sa come tenere incollato il pubblico. La tensione non scema mai e i twist si succedono con una progressione impressionante. [Io però sono partita dalla sigla che mi piace]
da un articolo di Stefano Piani
Cronache Letterarie, 7 novembre 2022

Jefferson Grieff (Stanley Tucci)
[…] Jefferson Grieff, ex criminologo americano, che si trova nel braccio della morte per aver ucciso la moglie, è protagonista della miniserie di Netflix Inside Man (vedi qui il trailer) ideata da Steven Moffat, creatore – insieme a Mark Gattis – di Sherlock, il geniale reboot del personaggio inventato da Conan Doyle, di Jeckyll e di Dracula nonché la mente che sta dietro le migliori stagioni di Doctor Who di sempre, quelle che vanno dal 2009 al 2017. Praticamente un genio.
La serie britannica (BBC/Netflix) si apre con una scena di quelle che strappano un verso di ammirazione anche al più scafato degli spettatori.
Ci troviamo in metropolitana, su un treno. Una ragazza viene molestata da un tizio chiaramente ubriaco. Nessuno degli altri passeggeri reagisce, almeno fino a quando una donna non prende l’iniziativa e risolve la cosa in maniera decisamente geniale: non vi dico come per non rovinarvi la sorpresa. La scena è scritta e girata benissimo e definisce in maniera mirabile sia il personaggio di Janice Fife, la donna che interviene, interpretata da una straordinaria Dolly Wells, che quello di Beth Davenport, la ragazza molestata che poi scopriremo essere una giornalista in erba che si occupa di crimini e assassini…

Beth Davenport (Lydia West)
Dopo il teaser con la presentazione di Janice e Beth, Inside man si sposta dall’altra parte dell’Oceano, negli Stati Uniti, dove, nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza, facciamo la conoscenza del nostro Jefferson Grieff, interpretato da Stanley Tucci.
Le persone si rivolgono a lui per avere aiuto e Grieff si diverte a giocare con loro: mica ci sono così tanti passatempi nel braccio della morte. Nella sua prima scena, lo vediamo alle prese con un Senatore che vuole che scopra perché, ogni volta che lui fa l’amore con la moglie, qualcuno depositi 253,55 dollari sul suo conto bancario.

Dillon Kempton, Jefferson Grieff e Beth Davenport.
Grieff riesce ovviamente a risolvere l’enigma, come fa sempre, cosa che lo apparenta fin dalla sua prima apparizione e in maniera dichiarata allo Sherlock moffattiano, anche per il tipo di ragionamento induttivo che lo porta alla soluzione.
Ad affiancarlo nei colloqui con i visitatori è il suo vicino di cella Dillon Kempton (Atkins Estimond), un ferocissimo ma simpatico serial killer che, in virtù di una memoria prodigiosa, registra nella propria mente ogni parola detta, che può ripetere qualora Grieff, che non può prendere appunti visto che è ammanettato, glielo chieda.

Dillon Kempton (Atkins Estimond)
Se Grieff è in America, confinato in prigione, la parte della storia che vede Janice come protagonista, si svolge nel più classico dei villaggi inglesi e ruota intorno al mansueto vicario Harry Watling (David Tennant). Janice è l’insegnante che dà ripetizioni di matematica a suo figlio Ben.
La vicenda prende il via nel momento in cui il vicario riceve dal suo giovane sacrestano Edgar, per motivi troppo lunghi da spiegare, una chiavetta, che si rivelerà contenere immagini di abusi sessuali su bambini.
Una sfortunata serie di eventi fa sì che Janice veda il contenuto della chiavetta e creda che appartenga a Ben. Harry, che ama il figlio più di ogni altra cosa, cerca di convincerla che si sta sbagliando, senza però tradire Edgar. Non riuscendo a portarla dalla propria parte, la chiude in cantina per impedirle di andare a denunciare Ben alla polizia.
Per capire quale sia il collegamento tra un detenuto chiuso nel braccio della morte e un vicario inglese e come il primo possa incidere in maniera determinante sulla vita del secondo, dovrete guardare la serie: sarebbe un crimine proseguire con il racconto della trama.


A sinistra, Harry Watling (David Tennant); a destra Janice Fife (Dolly Wells)
Inside Man è in tutto e per tutto una serie di Moffat, con i suoi molti pregi – è divertente, intelligente, sofisticata, piena di dialoghi brillanti e arguti. Tra i pochi difetti, a tratti è un po’ troppo auto-compiaciuta.
La commedia è nerissima – siamo dalle parti dei fratelli Cohen – e il divertimento assicurato.
Moffat è bravissimo e lo sa, anche per questo motivo osa molto. Alcuni snodi narrativi sono un po’ forzati, ma lui riesce a farseli subito perdonare: con un dialogo brillante o un colpo di scena in grado di riportare immediatamente gli spettatori dentro la storia. Pochi sono capaci di farlo.
Oltre al divertimento, c’è anche la parte, diciamo così, più filosofica che traspare tra una battuta e l’altra e che riguarda l’omicidio.
Grieff crede, lo dice all’inizio della serie, ponendo quello che possiamo considerare un dilemma tematico, che qualunque uomo, in una giornata storta o con “la persona giusta”, possa trasformarsi in un assassino. Il bello di Inside Man e parte della tensione, stanno proprio nello scoprire se abbia ragione, se anche il nostro mite e dolce vicario Harry si trasformerà in un assassino oppure no.
L’ho aggiunto alla mia lista, mi pare interessante! 🙂
"Mi piace"Piace a 1 persona
Io ne vedo tante, e posso confermartelo!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Hai visto la serie TV “Dark”? (non so se ti piace la fantascienza)
"Mi piace""Mi piace"
Ho resistito per parecchie puntate, ma a un certo punto l’ho mollata.
‘Ste cose sui viaggi nel tempo mi irritano non poco.
Oltretutto pioveva sempre e l’ambientazione era davvero molto cupa.
Di fantascienza mi sono piaciute Manifest, The Rain (un po’ da adolescenti), Into the Night.
Preferisco le serie dell’est Europa, scandinave, spagnole e, naturalmente, alcune statunitensi.
"Mi piace"Piace a 1 persona
A me è piaciuta, ma la terza effettivamente era troppo lenta e pesante. L’ambientazione e la colonna sonora però mi sono piaciute parecchio!
Le altre 3 non le conosco, ma ci do un’occhiata!
"Mi piace"Piace a 1 persona