Clima: sabbia del Sahara sulle montagne francesi

Su Alpi e Pirenei, uno strato sottile di polveri ha accelerato la fusione della neve, secondo uno studio citato dalla fonte informativa «20 Minutes».

da un articolo su
LePoint.fr, 2 ottobre 2022

Immagine: LePoint.fr

Il 2022 non è ancora finito, ma può già essere considerato un anno terribile per le montagne francesi.
In primavera, la neve sulle Alpi non aveva mai avuto uno spessore così basso quando, come spiegato da 20 Minutes, è stata macchiata dalla polvere della sabbia del Sahara. Ricoprendo i Pirenei e le Alpi, la polvere proveniente dal deserto provoca un maggiore assorbimento di energia solare, accelerando così la fusione delle nevi.

È in questo contesto che, durante l’estate, in Francia si è abbattuta un’intensa ondata di calore che è andata ad aggiungersi al basso tasso di precipitazioni.
Secondo 20 Minutes, ricercatori francesi e americani (autori di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications) si sono dedicati all’osservazione della neve dal 1979 al 2018 su Alpi e Pirenei e hanno concluso che «queste polveri e depositi di carbonio, nel corso degli ultimi vent’anni, hanno anticipato la data della fusione del manto nevoso mediamente di diciassette giorni ogni anno». 

Nuvola di sabbia sahariana nei Pirenei. Borja Delgado/Dersu.uz/Cover Ima, via LePoint.fr

«Il cambiamento climatico, a causa dell’innalzamento delle temperature, accelera la fusione», spiega una delle coautrici dello studio. «Abbiamo potuto osservare che questo impatto è, in parte, compensato dalla diminuzione del carbonio fuligginoso nel corso degli ultimi quarant’anni. Se oggi ci fosse lo stesso livello di depositi di particolato degli anni Ottanta, questa accelerazione sarebbe ancor più marcata».
L’effetto delle polveri sabbiose del Sahara è simile (e si accumula) a quello del carbonio fuligginoso che ricopre le nostre montagne da molti anni.

Secondo Airparif, il particolato carbonioso è prodotto da «motori a combustione (essenzialmente diesel), combustione residenziale, centrali elettriche, uso di idrocarburi pesanti o carbone, combustione dei residui agricoli, così come incendi di foreste e vegetazione». 
In altre parole, la limitazione dell’inquinamento industriale o delle auto introdotte da qualche decennio ha dimostrato la sua efficacia. Ma non basta: le annate catastrofiche si susseguono in un modo che non può essere trascurato.

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