Olafur Eliasson a Firenze

Le opere di Eliasson dialogano con le forme architettoniche rinascimentali di Palazzo Strozzi, in un tempo sospeso tra percezione ed esperienza.

da un articolo di Fabrizia Carabelli
INSIDEART, 20 Settembre 2022

Immagine: Olafur Eliasson. Tutte le foto sono di Ela Bialkowska OKNO studio

L’architettura rinascimentale fa da palcoscenico alla mostra Nel tuo tempo, dedicata a Olafur Eliasson fino al 22 gennaio 2023.
«Si tratta di un progetto – spiega il Direttore Arturo Galansino  – cominciato tanti anni fa, quando l’artista visitò per la prima volta queste sale. Allora non sapevamo quali ne sarebbero stati gli esiti e nemmeno quali sarebbero state le direzioni da intraprendere. Ricordo però – aggiunge – che durante quella prima ricognizione, non smetteva di osservare i capitelli e i portali di pietra serena, saliva i gradini per affacciarsi dalle bifore e volgere lo sguardo oltre i vetri piombati spessi e irregolari».
Da allora sono passati sette anni e oggi è il nostro sguardo a intromettersi nel dialogo silenzioso che Eliasson e Palazzo Strozzi hanno cominciato in quell’occasione. Una conversazione effimera che poggia solidamente le sue basi sugli elementi architettonici dello spazio ma che evapora a contatto con le pareti, con le finestre, facendosi ora luce, ora vapore acqueo, ora colore, ora forma geometrica.

Olafur Eliasson, Red Window

«Le finestre – spiega Eliasson – sono spazi da cui entra la luce ma anche attraverso i quali guardiamo all’esterno. La finestra è una lente che influenza il modo in cui guardiamo la realtà, filtrando la nostra oggettività». Come la luce policroma taglia diagonalmente le navate delle cattedrali, le proiezioni nelle sale modellano la forma delle vetrate di Palazzo Strozzi. Si percepisce la loro sagoma dietro ai pannelli, ma i filtri colorati, le distorsioni, ne alterano la natura originale. Ombre, riflessi, colori saturati danno corpo e volume alle stanze, ricreando ambienti spaziali che ci aiutano a tracciare  nella memoria una linea luminosa e irregolare, da Mark Rothko a Dan Flavin, da Lucio Fontana a James Turrell.

Percezione ed esperienza sono le parole chiave per attraversare il percorso espositivo che, seppure coerente, a tratti rischia di perdere la sua potenza. «Le opere – spiega tuttavia Eliasson – ci invitano a diventare consapevoli dei nostri corpi, delle nostre menti e delle nostre emozioni, a guardare dentro di noi per riflettere sul modo in cui vediamo, in cui ci muoviamo, su come trascorriamo il tempo e pensiamo». A ognuno di noi viene lasciata la libertà di completare i lavori, sulla base della propria interpretazione e della propria interazione con essi.

In quel tempo sospeso, d’improvviso la luce si ricompone in geometria attraverso sculture che richiamano le forme architettoniche rinascimentali: il cubo, le piramidi, i parallelepipedi e le sfere. Forme che l’uomo ha da sempre preso in prestito dalla natura costruendo su di esse teorie scientifiche, artistiche e filosofiche, sia in epoche antiche che in secoli più recenti.

Olafur Eliasson, Firefly double polyhedron sphere experiment.

Era la fine degli anni ’50/inizi degli anni ’60 quando la Op Art si affermava nella scena contemporanea come movimento in grado di esplorare i limiti della visione umana. Illusioni ottiche, giochi di riflessi, tensioni cromatiche, figure geometriche cangianti erano il risultato di rigorosi studi scientifici sulla percezione visiva tesi a suggerire all’occhio umano, attraverso la sperimentazione grafica, dinamismo e movimento.
Molto di questo ritroviamo nella mostra di Eliasson che accoglie il visitatore con una grande installazione site-specific nel cortile di Palazzo Strozzi. Under the weather è una struttura ellittica di 11 metri sospesa a 8 metri di altezza, in cui l’artista utilizza l’effetto moiré. Si tratta di un fenomeno ottico che si crea quando delle griglie vengono sovrapposte tra loro andando a creare un effetto di sfarfallio visivo e, camminando, si ha la sensazione destabilizzante di movimento dell’opera.

Olafur Eliasson, Under the weather.

Una simile esperienza viene ricreata attraverso la smaterializzazione fisica della griglia, che al piano interrato della Fondazione prende nuovo corpo nella sua trasposizione virtuale.
Con Your view matter, infatti, opera immersiva creata grazie a MetaKovan, i visitatori possono spostarsi con la tecnologia virtuale in una serie di ambienti dinamici composti dalle stesse forme geometriche articolate che ritroviamo nei lavori del primo piano dell’esposizione. In questo modo si realizza .l’intento di Eliasson di rendere il pubblico parte dell’opera.

Olafur Eliasson, Your view matter.

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