Bande à part (1964)

Jean-Luc Godard

È morto Jean-Luc Godard
Aveva 91 anni ed era stato uno dei più importanti registi del cinema francese, tra i fondatori della Nouvelle vague

Il Post, 13 settembre 2022

Il regista francese Jean-Luc Godard, una delle personalità più importanti della storia del cinema e tra i rappresentanti più celebri del movimento della Nouvelle vague. Ha fatto ricorso al suicidio assistito in Svizzera, dove viveva.
Fin dai suoi primi film, girati nei primi anni Sessanta, Godard si affermò come regista innovativo e radicalmente sperimentale, di grande influenza sui suoi contemporanei e sulle generazioni successive di registi, in Francia come a Hollywood. Ancora oggi è uno dei registi più citati e studiati nei corsi di storia del cinema.
Fino all’ultimo respiro, il suo primo lungometraggio, con Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo, è considerato il manifesto della Nouvelle vague e uno dei film più importanti del decennio, sia per le novità stilistiche che conteneva – dall’utilizzo della camera a mano al jump-cut, una tecnica con cui tagliava frammenti delle scene dando l’impressione di un salto temporale – sia per l’originalità della sceneggiatura.

Marxista convinto, Godard si costruì in fretta una fama da regista intellettuale, e il suo approccio fu acclamato dalla critica – specialmente dalla celebre rivista francese Cahiers du Cinéma, per cui aveva lavorato come critico – per cui fu sempre un riferimento. Con i dialoghi spesso improvvisati dei suoi film, il montaggio serrato, l’approccio “meta” – pieno di citazioni cinematografiche e che talvolta rompeva la cosiddetta quarta parete – e i suoi personaggi irriverenti, narcisisti e ai margini della società, Godard definì uno stile che sarebbe stato amato e imitato da gente come Martin Scorsese e Quentin Tarantino.

Nel 1969 Godard fondò il Gruppo Dziga Vertov, un collettivo di registi, studenti e intellettuali di estrema sinistra con i quali lavorò a film e documentari di impegno politico, che non vennero però bene accolti dalla critica e furono rivalutati soprattutto in seguito. 
Dagli anni Settanta in poi ritornò a fare film relativamente più tradizionali, spesso in realtà cervellotici e sperimentali, soprattutto dal punto di vista del linguaggio visivo. Continuò a lavorare fino ad anni recenti, sviluppando sempre più insofferenza per il mondo del cinema istituzionale e per gli altri registi.
Nel 2011 ricevette il premio Oscar alla carriera, e nel 2014 vinse il premio della giuria a Cannes per Adieu au langage – Addio al linguaggio. 
Fino all’ultimo respiro, il suo primo lungometraggio, con Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo, è considerato il manifesto della Nouvelle vague e uno dei film più importanti del decennio, sia per le novità stilistiche che conteneva – dall’utilizzo della camera a mano al jump-cut, una tecnica con cui tagliava frammenti delle scene dando l’impressione di un salto temporale – sia per l’originalità della sceneggiatura.
Il film contribuì a dare identità al movimento che Godard animò assieme a registi come François Truffaut, Jacques Rivette, Claude Chabrol ed Éric Rohmer e divenne uno dei più rivoluzionari e importanti della storia del cinema per come svecchiò le regole produttive, le soluzioni formali (e quindi inquadrature, fotografia, montaggio) e per come introdusse nuove possibilità nella scelta dei temi e delle strutture narrative.

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2 risposte a "Bande à part (1964)"

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