Le pioniere della fotografia (parte II)

da un articolo di Ruxi Rusu e Aniela Rybak
DailyArt Magazine, 19 agosto 2022

Margaret Bourke-White: foto che valgono migliaia di parole

Margaret Bourke-White è stata la prima fotoreporter. Ha viaggiato per il mondo immortalando alcuni degli eventi storici più importanti del suo tempo.
Aprì il suo primo studio a Cleveland, OH, dove sperimentò la fotografia industriale. Nel 1929, fu assunta da Fortune come direttrice della fotografia, e le fu consentito di documentare l’industria sovietica.
Come i suoi contemporanei, il suo lavoro fu dedicato alla Grande Depressione e, in parte, fu pubblicato nel libro You Have Seen Their Faces (1937), con testi del romanziere Erskine Caldwell.
A quell’epoca nasceva la rivista LIFE e, ovviamente, le fu offerto un posto tra i suoi fotografi. Si occupò della pubblicazione del materiale sulla guerra di Corea (1950-1953).
Nel 1941, Bourke-White era l’unica fotografa occidentale a Mosca che riuscì a catturare uno scatto di Josef Stalin, capo del Partito Comunista, durante l’invasione della Germania in Unione Sovietica. Alla fine della guerra, assistendo il Generale Patton delle forze statunitensi, testimoniò la liberazione dei campi di concentramento di Erla e Buchenwald.
Ma non si fermò lì: viaggiò in Asia per fotografare la separazione dell’India e il suo leader Mohandas Gandhi.


Lee Miller: dalla moda ai campi di battaglia

Elizabeth “Lee” Miller, negli anni Venti, si conquistò una brillante carriera come modella a New York City, prima di trasferirsi a Parigi dove diventò l’assistente, la musa e la compagna di Man Ray.
Aprì presto il suo studio collaborando con lui. Frequentando l’ambiente del Surrealismo, seguì molti metodi del suo compagno, come la solarizzazione.
Miller ritornò a New York City nel 1932 e aprì il suo secondo studio, guadagnandosi da vivere con foto pubblicitarie e ritratti, e collaborando con Vogue, sia come modella che come fotografa.
In seguito, viaggiò per l’Europa e visse al Cairo e a Londra. Come corrispondente di guerra, fotografò gli ospedali da campo in Normandia, la liberazione di Parigi, i campi di sterminio di Dachau e Buchenwald, e perfino l’abitazione di Hitler a Monaco.
Dopo la guerra, soffrì di episodi di depressione e di stress post-traumatico. Nel 1947, sposò il pittore surrealista britannico Roland Penros, aiutandolo a scrivere biografie su Man Ray e Pablo Picasso, uno dei suoi amici.


Diane Arbus: la diversità

Diane Arbus era una delle fotografe nate negli Stati Uniti, nota per i suoi ritratti in bianco e nero e per le fotografie New York City con i suoi cittadini.
Era nata in una famiglia benestante che le permise di sviluppare i suoi talenti artistici. Con suo marito, l’attore Allan Arbus, lavorò nel campo della moda e della pubblicità per riviste come Vogue Harper’s Bazaar.
Negli anni ’50, decise di concentrarsi sui suoi progetti, girando per le strade di New York City con la sua macchina fotografica per cogliere l’intimità delle vite della gente in vari ambienti, come i bar, gli hotel o perfino l’obitorio.
Non ritagliava le sue foto, lasciandole così contornate da bordi irregolari. Lasciava che i suoi soggetti fossero se stessi di fronte alla macchina, e ammirava la loro sincerità e fiducia.


Vivian Maier: una baby-sitter con un segreto

Vivian Maier, ritenuta per tutta la vita una baby-sitter, fu una della maggior fotografe di strada americane. Le sue oltre 150.000 immagini create del corso della sua vita furono scoperte a un’asta nel 2007.
Era affascinata dall’architettura e dalla gente delle città in cui si trovava, ma è più famosa per i suoi scatti in strada di New York City e Chicago. A volte paragonata a Diane Arbus per la sua spontaneità, Maier scattava foto dei soggetti apparentemente più banali e le trasformava in arte.
John Maloof, Ron Slattery, e Randy Prow acquistarono alcuni dei suoi lavori nel 2007. Molti dei suoi negativi non furono mai sviluppati.
Nel 2009, Maloof condivise le immagini di Maier in uno dei suoi blog e subito dopo lei acquisì una reputazione nei musei d’arte di tutto il mondo.
La sua storia è stata raccontata nel documentario Finding Vivian Maier (2013). Anche al Chicago History Museum è possibile visitare, fino all’8 maggio del 2023, l’esposizione multimediale Vivian Maier: In Color until May 8, 2023.

Nan Goldin: una fetta di vita

Nan Goldin è una fotografa americana contemporanea, molto apprezzata per le sue foto intime ed autentiche che documentano la sua vita e quella delle persone che le sono care. Nel suo lavoro, affronta temi sensibili per i nostri tempi, come la diffusione degli oppiacei, la crisi dell’HIV e la comunità LGBTQ+.
Nella sua tarda adolescenza si è trasferita a Boston per vivere con il suo amico e fotografo David Armstrong. Lì ha conosciuto la comunità gay e transgender della città.
Nelle suo foto, è molto influenzata da Diane Arbus che affrontava temi simili. Goldin portava la sua macchina fotografica ovunque per catturare le cosiddette “fette di vita” e la cultura underground.
In Ballad of Sexual Dependency, una presentazione di 40 minuti di 700 fotografie con sottofondo musicale, Goldin ha riassunto la sua vita negli anni ’80 a New York City. La sua raccolta senza tempo, profondamente personale, protegge i suoi amici e amanti, molti dei quali le furono portati via dall’AIDS.
Le sue foto sono attraenti, provocatorie e crude: non si sottrae dalle dure verità della vita ma le affronta coraggiosamente esponendo la vulnerabilità che si nasconde dietro gli atti d’amore, la violenza, le avversità che sceglie di cogliere.


Annie Leibovitz: ritratti di persone che conosciamo tutti

Annie Leibovitz è una fotografa americana contemporanea, nota soprattutto per i suoi ritratti delle celebrità.
Ha frequentato il San Francisco Art Institute, dove ha capito che voleva diventare una fotografa.
La sua carriera è cominciata nel 1970 quando diventò la fotografa della rivista Rolling Stones.
Dopo dieci anni, scattòla sua famosa foto di John Lennon e Yoko Ono, poco prima che lui fosse assassinato.
Dopo aver lasciato Rolling Stones, nel 1983 Leibovitz iniziò a lavorare per Vanity Fair. Da allora la sua carriera è stata in continua ascesa. Per esempio, è stata la sola ritrattista a cui fu concessa una mostra personale alla National Gallery di Londra.

4 risposte a "Le pioniere della fotografia (parte II)"

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