Le pioniere della fotografia (parte I)

Quanti nomi di fotografe ricordate? Probabilmente non tanti quanto quelli dei fotografi. Qui vogliamo invece parlarne. Noi invece siamo qui per parlare del lavoro delle fotografe, che spazia dalla moda al lavoro di fotoreporter di guerra, e merita elogi e riconoscimenti.

da un articolo di Ruxi Rusu e Aniela Rybak
DailyArt Magazine, 19 agosto 2022

Immagine: © Amalia Violi, via riaperture.com

Alcune di loro erano interessate a un’accurata documentazione della realtà, altre seguivano il cuore, guidate dall’espressione artistica e dall’esigenza di intimità. Hanno avuto vite affascinanti, piene di avventure e passioni. Qui di seguito, la prima parte di una carrellata delle più grandi fotografe di ogni tempo.


Julia Margaret Cameron: tutto cominciò con un regalo.

Julia Margaret Cameron, 1870, The Metropolitan Museum, New York, NY, USA.
Immagine: Henry Herschel Hay Cameron

Julia Margaret Cameron (1815-1879), fotografa britannica, è considerata una delle più importanti ritrattiste del XIX secolo.
Iniziò la sua attività all’età di 48 anni, dopo aver ricevuto in regalo una macchina fotografica. Si stabilì nell’Isola di Wight dove creò ritratti di molti illustri personaggi, come Charles Darwin, ma anche della sua famiglia, dei domestici e degli abitanti del posto.
Cameron è famosa per i suoi ritratti eterei e delicati che si adattavano a temi religiosi, storici e allegorici, spesso legati a letteratura, mitologia e cristianità. Di frequente, chiedeva ai suoi soggetti di vestirsi da personaggi storici o biblici (i bambini erano solitamente vestiti da angeli).


Imogen Cunningham: attenzione al dettaglio.

Imogen Cunningham, Self Portrait, 1932. AWARE.

Fotografa americana famosa per i suoi nudi, le sue foto botaniche e i paesaggi industriali, Imogen Cunningham dedicava molta cura al dettaglio e al contrasto tra luce e ombra.
Studiò chimica negli Stati Uniti e Belle Arti in Germania prima di ritornare a Seattle. Trasferitasi a San Francisco, lavorò con fotografi come Dorothea Lange e Edward Weston ed esplorò molte tecniche, come la doppia esposizione e il fotomontaggio. Solo per parlare delle sue nature morte, che avevano qualcosa in comune con i quadri di Georgia O’Keeffe, erano talmente dettagliate che furono usate dagli scienziati nelle loro ricerche.
Cunningham faceva parte del famoso Group f/64, nato nel 1932 dall’unione dei fotografi californiani, che promuovevano lo sviluppo di immagini chiare e nette.
Negli anni ’40, sviluppò una passione per la fotografia di strada e le fu offerto – dal suo amico fotografo Ansel Adams – un posto nel settore della fotografia artistica alla California School of Fine Arts.

Georgia O’Keeffe, Astrazione rosa bianca.
via it.most-famous-paintings.com

Claude Cahun, Self-portrait, 1927.
Culture Gouv Fr.

Claude Cahun: sotto questa maschera c’è un’altra maschera

Famosa per gli autoritratti, Claude Cahun fu una fotografa surrealista francese, scrittrice e scultrice.
Nata da una importante famiglia ebrea stabilita a Parigi, Cahun collaborò con nomi importanti della scena artistica surrealistica, come André Breton, uno dei fondatori del movimento.
A 15 anni incontrò Marcel Moore (pseudonimo di Suzanne Alberte Malherbe) e tra loro nacque un rapporto romantico e creativo che durò tutta la vita. Tra l’altro, la madre vedova di Moore sposò il padre divorziato di Cahun nel 1917, così divennero anche sorellastre.
Durante la Seconda guerra mondiale, Cahun e Moore disegnarono volantini contro i tedeschi e i crimini del Nazismo. Nel 1944 furono entrambe imprigionate e condannate a morte, e gran parte del loro lavoro andò distrutto. Fortunatamente, l’isola di Jersey dove vivevano fu liberata dagli Alleati un anno dopo e riuscirono a sfuggire alla condanna.


Dorothea Lange: la Grande Depressione

Dorothea Lang. Washington County Cultural Society.

Dorothea Lange è considerata tra le più importanti fotografe documentaristiche e fotoreporter del XX secolo. È molto nota per il suo lavoro durante la Grande Depressione, che mise in luce l’importanza delle conseguenze sociali della crisi economica.
Lange iniziò come ritrattista a San Francisco. Negli anni Trenta documentò la California rurale, il Sud-est e il Sud, per la Resettlement Administration statunitense, agenzia federale del New Deal (creata durate l’era della depressione per accrescere la consapevolezza sulla difficile situazione degli agricoltori).
La sua fotografia della trentaduenne Florence Owens Thompson con i suoi figli, Migrant Mothe(1936), circolò molto tra riviste e giornali, diventando simbolica di quel periodo.
Nel 1941 Lange vinse il premio Guggenheim Fellowship per la fotografia e, l’anno dopo, nel mezzo della Seconda guerra mondiale, l’Ufficio per l’Informazione di Guerra, che si occupava di propaganda, la incaricò di documentare l’internamento dei giapponesi americani. Le sue fotografie ebbero un carattere di denuncia sulle ingiuste condizioni imposte ai prigionieri e furono quindi sequestrate dal governo durante la guerra.
Verso la fine della sua vita, Lang viaggiò con suo marito in asia per conto di LIFE magazine.


Tina Modotti: innamorata del Messico.

Tina Modotti, Glendale, 1921.
Wikimedia Commons (public domain). Immagine: Edward Weston.

Tina Modotti era una fotografa di origini italiane, modella, attrice e attivista politica, che preferiva immagini di alta qualità e primi piani con i quali non temeva di sperimentare tecniche diverse.
Dopo essere immigrata negli Stati Uniti, nel 1923 Modotti si trasferì col suo compagno, il fotografo Edward Weston, a Città del Messico, dove aprì uno studio e si iscrisse al Partito Comunista.
Le sue foto ritraevano la città e la sua gente in tutto il suo splendore. Fu autrice di scatti importanti, come il ritratto dell’artista messicano Diego Rivera e della pittrice surrealista Frida Kahlo.
Le sue foto cercavano di mostrare la classe lavoratrice e la cultura indigena. Sette anni più tardi verrà esiliata dal Paese per le sue posizioni politiche di sinistra.
Alla fine, Modotti si iscrisse al Partito Comunista russo e abbandonò completamente la fotografia nel 1931. Diversamente da altri artisti, era più interessata alla lotta politica, che prevalse sui suoi interessi artistici.


Germaine Krull: attrazione per la controversia.

Germaine Krull, Autoritratto, Parigi, 1927.
Museum Folkwang, Essen, Germany.

Nata nella Prussia orientale, Germaine Krull era una fotografa dell’Avanguardia olandese, una pioniera dei fotoreportage e un’attivista politica.
Nel 1928, vene assunta dalla rivista francese VU. Collaborò con André Kertész e Eli Lotar per creare una forma più intima di reportage, definita da potenti primi piani. In questo periodo pubblicò libri portfolio individuali, tra i quali Études de nu (1930) e la raccolta Metal (1928), mettendo insieme vari potenti oggetti metallici, come ferrovie, la Torre Eiffel e generatori elettrici. Tre anni dopo, creò il primo romanzo fotografico insieme allo scrittore belga Georges Simenon, intitolato La Folle d’Itteville (1931).
Fece anche parte del movimento fotografico Neues Sehen o Neue Optik (nuova visione), basato sulla ricerca di tecniche fotografiche non convenzionali.
Alla fine della guerra, si trasferì nel Sud-est asiatico e divenne la direttrice dell’Oriental Hotel Bangkok, poi si convertì al buddismo e condusse una vita solitaria tra i monaci tibetani in India.


Ilse Bing: la regina della Leica.

Ilse Bing, Self-Portrait in Mirrors, 1931, Museum of Modern Art, New York, NY, USA.

Ilse Bing, nata a Francoforte, cominciò come fotoreporter per una rivista tedesca e, nel 1930, abbandonò i suoi studi in Storia dell’Arte e si trasferì a Parigi per dedicarsi interamente a questa attività.
Bing visse la sua carriera da freelance per pubblicare su Le monde illustre, VogueVU, e l’americano Harper’s Bazaar. Malgrado l’aspetto commerciale del suo lavoro, si affermò come membro dell’avanguardia e fu molto influenzata dallo stile Bauhaus, che la portò verso la fotografia modernista. La sua macchina fotografica era una Leica 35mm.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, in quanto ebrei, lei e suo marito furono internati in campi separati nel sud della Francia. Si rincontrarono a Marsiglia e, con l’aiuto di un editore statunitense di moda con cui Bing collaborava, la coppia riuscì a lasciare l’Europa nel 1941 e a raggiungere New York City. Molte delle sue stampe più importanti andarono perse perché non poteva permettersi di pagare le tasse doganali per tutte quando alla fine arrivarono dalla Francia. Tornò a Parigi un paio di volte dopo la guerra ma decise di abbandonare il suo lavoro come fotografa e si dedicò alla poesia, al disegno e ai collage. Spesso Bing sceglieva soggetti urbani, sviluppava sempre i negativi da sola in assenza di luce, e tutti i suoi scatti trasmettono un dinamismo intuitivo e spontaneo. Bing desiderava la semplicità e lavorava con grazia su luci e ombre in vari ambienti rappresentativi delle città e dei periodi che stava vivendo. Fu un’artista molto innovativa: fu tra i primi a usare la solarizzazione, il flash elettronico, o la fotografia notturna.


6 risposte a "Le pioniere della fotografia (parte I)"

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