B(r)evi dal mondo dell’Arte

Mostra di Mario e Marisa Merz all’UMoCa (Under Museum of Contemporary Art). I disegni di Francisco Goya e George Grosz a Parma. Pino Pascali nelle fotografie di Ugo Mulas. Seoul sta diventando la nuova capitale dell’arte?

da articoli pubblicati su Artribune

L’UMoCA nasce nel 2001 come progetto dell’artista cinese Cai Guo-Qiang per il comune di Colle Val d’Elsa, in occasione della sesta edizione di Arte all’Arte. Cosa era Arte all’Arte? Un’iniziativa di grandioso successo qualche anno fa, volta a connettere i linguaggi dell’arte contemporanea con il territorio toscano, svoltasi per 15 anni e promossa dall’Associazione Arte Continua. Nelle intenzioni dell’artista, l’UMoCa si configurava come una sorta di centro culturale, collocato sotto le arcate dello storico ponte di San Francesco e contrassegnato con iniziali luminose al neon. Dopo diversi anni di attività, seppur non continuativa, il museo si appresta a riaprire il prossimo 22 ottobre 2022 con una grande mostra di Mario e Marisa Merz in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino.

Marisa e Mario Merz presso la Galleria L’Attico, Roma 1969.
Immagine: Claudio Abate

Valentina Muzi


Francisco Goya y Lucientes, Los Caprichos, 43.
El sueño de la razon produce monstruos, 1799,
Immagine: Elizabeth Krief

Vissuti a 150 anni di distanza, i due artisti hanno criticato ferocemente la guerra e i vizi della politica attraverso lo stile tagliente e caricaturale dei propri disegni. Queste sono le premesse della mostra GOYA – GROSZ Il sonno della ragione, ospitata dal 23 settembre 2022 al 13 gennaio 2023 a Palazzo Pigorini di Parma, che offre una ricognizione sui momenti più importanti della ricerca dei due artisti.  
La caricatura è uno dei fili conduttori della mostra, lo strumento utilizzato in momenti diversi da Goya e Grosz per descrivere il cosiddetto “mostruoso verosimile” e dar forma a un grottesco capovolgimento della realtà grazie al quale le incongruenze emergono in superficie.
Il percorso espositivo presenta tutte le ottanta incisioni dei Capricci di Goya datate 1799, oltre ad alcune tavole del ciclo de I Disastri della guerraun racconto delle barbarie e delle sopraffazioni avvenute durante il periodo della guerra d’indipendenza spagnolaLo stesso tema ritorna nei lavori di Grosz, fondatore del movimento Dada berlinese che profetizzò l’avvento del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale, con dipinti come A Piece of My World II/The Last Battalion del 1938, in cui viene raffigurato un contingente disperato di soldati alla ricerca di cibo che arranca in mezzo a una terra devastata.  

Giulia Ronchi

George Grosz, Autoritratto con rapace e topo, 1940 Immagine: George Grosz Estate, Ralph Jentsch, Berlino

Due grandi amici, l’artista e il fotografo: Pino Pascali e Ugo Mulas. Oggi sono in mostra insieme (Dialoghi. Pino Pascali e Ugo Mulas) a Polignano a mare. Gli scatti di Mulas raccontano il lavoro ma anche la vita privata di Pascali nella Roma degli anni Sessanta.
L’incontro viene raccontato dalla Fondazione Museo Pino Pascali mediante quarantuno immagini in bianco e nero, concesse dall’Archivio Mulas, molte delle quali hanno sugellato l’iconografia pascaliana nei suoi tratti più istrionici, compresivi della nota e spontanea attitudine performativa. Tra le occasioni che cementarono il sodalizio ci fu la committenza affidata a Mulas da Fausto Lucchini, direttore creativo de L’Uomo Vogue, l’innovativa rivista da lui fondata a Milano nel 1967. Per l’occasione, inseriva Pascali nel gruppo di artisti “in posa”, in un servizio con modelli non tradizionali, per indossare la moda, che in quegli anni cambiava costumi morali e culturali.

Pino Pascali, Venezia, Biennale 1968, fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas.

Mulas gli artisti li fotografava preferibilmente al lavoro (Alexander Calder, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Robert Rauschenberg, Andy Warhol e altri), focalizzando dettagli significativi delle reciproche poetiche. Mulas attraversa la fotografia, soprattutto con il ciclo Verifiche, dal 1962 al 1970, forzò i confini tra sguardo umano e occhio meccanico fino a inglobare soggetti astratti.
Autodidatta, cresciuto professionalmente al Jamaica Bar di Milano, dal 1954, insieme al fotoreporter e amico Mario Dondero, comincia a documentare la Biennale di Venezia, dove farà la conoscenza di Pascali, che campeggia nella sala a lui dedicata, emerge tra i contestatori ai Giardini e riaffiora nell’immagine, anch’essa in mostra, del famoso telegramma con cui si ritira per protesta dalla rassegna. Resta la documentazione che Mulas gli dedica fotografando Pascali nel suo studio romano, qualche mese prima della morte per incidente stradale nel 1968, con le opere che avrebbe presentato in laguna.

Marilena Di Tursi


Frieze Seoul si terrà al COEX, nel quartiere di Gangnam, nel cuore di Seoul, dal 2 al 5 settembre 2022.

Negli ultimi anni la Corea del Sud ha guadagnato uno spazio sempre maggiore nell’industria culturale, conquistando il mondo attraverso musica, film, serie tv, ecc. E l’arte? La sua consacrazione arriva con la prima edizione della fiera Frieze Seoul.
Per chi è nuovo all’influenza globale coreana potrebbero esserci un paio di domande sospese nell’aria, cominciando con un semplice “Perché proprio Seoul?“.

È impossibile procedere a un’analisi dell’ecosistema artistico coreano senza riconoscere il fondamentale ruolo del governo. Solo un paio di settimane fa, la notizia di un aumento dei fondi per l’arte e la cultura – precisamente 3,7 milioni dollari – annunciata dal neopresidente Yoon Suk-yeol è diventata virale sui media globali.
Tuttavia, la storia d’amore tra il governo coreano e l’industria culturale risale a più di trent’anni fa. A partire dagli Anni Ottanta, quando la Corea del Sud si stava sviluppando sempre più a livello economico e industriale, il governo sviluppò una serie di strategie di politica culturale e di diplomazia a lungo termine per accrescere la propria immagine e ottenere influenza attraverso l’attrazione piuttosto che la coercizione.
Ha poi continuato a istituire programmi di scambio di mostre nei musei di tutto il mondo e, allo stesso tempo, ha sviluppato politiche volte ad accrescere il ruolo e la promozione del patrimonio culturale, dei musei e delle istituzioni culturali, sia pubbliche che private.
Nel corso dei vari decenni, il costante sistema di sostegno e finanziamento alle arti ha contribuito enormemente alla fioritura dell’industria artistica e culturale. Anche grandi aziende come Hyundai Motor e Samsung (Fondazione Samsung per l’arte e la cultura) hanno investito sempre di più nel settore dell’arte.
Arrivando agli anni più recenti, si nota come la scena artistica di Seoul sia cresciuta rapidamente. Il mercato e l’ambiente locale si sono sviluppati in modo straordinario, con musei importanti come l’MMCA, il Leeum o il SeMa che hanno raggiunto il livello internazionale, con posizioni d’avanguardia. Inoltre, biennali come quella di Gwangju e di Busan hanno acquisito una grande rilevanza a livello globale, e movimenti artistici come il Dansaekhwa hanno avuto uno sviluppo importante sia in termini di record d’asta che di riconoscimento istituzionale.

Konig Galerie, Seoul

Inoltre, il sistema delle gallerie locali, insieme alle case d’asta e alle fiere d’arte , ha dimostrato di essere molto solido e di aumentare costantemente il proprio potere di mercato. E il periodo della pandemia ha visto nascere molte nuove categorie di collezionisti, interessatisi all’arte come alternativa ai viaggi all’estero.
Un aspetto fondamentale è rappresentato da un sistema di tassazione favorevole all’arte, che non prevede dazi all’importazione né valore aggiunto sulle tasse delle opere d’arte.
C’è stato anche un aumento senza precedenti dell’interesse locale per il collezionismo d’arte, che corrisponde all’aumento della ricchezza delle giovani generazioni di collezionisti facoltosi – tra i 20 e i 40 anni – per molti dei quali l’arte oggi rappresenta un “bene di lusso di prima classe“, una buona diversificazione degli investimenti e uno status sociale importante.
Anche molte celebrità si sono interessate al collezionismo d’arte, incentivando così gli outsider a entrare nella scena artistica.
I recenti cambiamenti globali, come la saturazione/stagnazione del mercato occidentale e il tramonto di Hong Kong come capitale dell’arte asiatica, hanno portato all’ascesa della capitale coreana: negli ultimi anni, importanti gallerie internazionali hanno aperto le loro sedi a Seoul, e gallerie già storicamente presenti si sono espanse con sedi aggiuntive o si sono trasferite in spazi più ampi. L’imminente avvento di Frieze a Seoul potrebbe essere visto come la somma dei sintomi e delle conseguenze di fattori sia locali che internazionali.
Dopo una costante recessione e le minori opportunità presenti in Occidente, l’Oriente diventa la nuova regione che fa tendenza. In questo quadro, Seoul potrebbe essere la protagonista dei prossimi anni, anche se alcuni puntano già verso Singapore.

Museo T.mu di SK Telekom, Seoul.
Immagine: Choi Kyungmo

C’è da chiedersi se questo ritmo estremamente veloce possa essere sostenibile nel lungo termine. Mentre alcuni temono l’esplosione di una bolla o l’eccessiva saturazione di un mercato che, pur in continua crescita, è ancora piccolo, altri sono estremamente positivi e fiduciosi.
Una certezza è che storicamente la Corea è un Paese resiliente, che si adatta rapidamente e che ha tutte le prerogative per immergersi pienamente in questa nuova realtà. Spetta agli anni successivi, e al coinvolgimento di ogni attore del settore, lavorare per alimentare positivamente l’industria.
Si spera che, mentre la Corea accoglie apertamente questo nuovo pubblico artistico internazionale, il panorama internazionale possa scoprire (e riscoprire) l’interessante realtà rappresentata dagli artisti coreani, anche grazie ai programmi di scambio e di partnership, e alle nuove opportunità che si creeranno durante il periodo della fiera.

Valentina Buzzi

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