Come incoraggiare l’uso delle auto elettriche

In America gli ev (electric vehicles) rientrano nelle politiche decarbonizzazione dell’economia e una legge ne favorisce l’acquisto, mentre Gran Bretagna e Germania stanno riducendo gli incentivi.

The Economist, 18 agosto 2022

La politica americana sugli ev (electric vehicles) rientra nelle intenzioni del Presidente Joe Biden di decarbonizzare l’economia che, con l’Inflation Reduction Act (IRA), una legge sulle infrastrutture passata recentemente, offre incentivi a coloro che acquistano un ev. Questo, mentre altri paesi ricchi, come la Gran Bretagna e la Germania, stanno per ridurli, avendo riflettuto sul modo migliore per incoraggiare le persone a usare il trasporto verde. Le prove dimostrano che fanno bene, e che Biden sta prendendo la strada sbagliata.

Il primo problema americano riguarda il protezionismo. L’IRA offre sussidi agli acquirenti di ev, inclusi sconti fino a 7,500 $ per le auto nuove e 4,000 $ per quelle usate. Per rispondere ai giusti requisiti, tuttavia, una macchina nuova deve essere costruita con metà dei suoi componenti provenienti dal Paese, dal Canada o dal Messico, entro il 2030.
Attualmente, la Cina controlla la maggior parte della catena di approvvigionamento. Questo provoca sia l’irritazione degli amici degli americani – per l’Unione Europea e la Corea del Sud potrebbe ostacolare le restrizioni della World Trade Organisation – questo protezionismo va contro gli obiettivi verdi della legge. L’ufficio di bilancio del Congresso (Congressional Budget Office, CBO), che valuta l’impatto su tasse e spese della legislazione, stima una spesa complessiva di oltre 1.8 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni, o 237,000 di ev se tutte avessero accesso ai sussidi completi – una proporzione insignificante rispetto ai 15 milioni di auto vendute in America nel 2021.

Malgrado i prezzi stiano calando, gli ev sono ancora più cari degli altri, soprattutto per i costi di gestione. Secondo i ricercatori della Federal Reserve di Dallas, all’inizio del 2021 il costo mediano per miglia di carica era di 214 $ per un ev, rispetto ai 104 $ per un auto normale.
Incoraggiare l’acquisto di ev non significa necessariamente eliminare tutti i vecchi veicolo dalle strade, spiega David Rapson della University of California, Davis. Le famiglie potrebbero, per esempio, comprare un ev con le sovvenzioni come complemento a un’altra vettura.

In Norvegia i sussidi non ci sono: i possessori di ev usufruiscono di un’esenzione dalle tasse che il Paese impone sulle vecchie vetture. Viste come un bonus, queste tasse incoraggiano le persone a spendere di meno in benzina e a evitare di comprare nuove auto.
I sussidi sul prezzo finale rappresentano una perdita consistente, dato che molti ex acquirenti avrebbero comprato la macchina anche senza sconto. Questo è il motivo per cui paesi con una maggiore proporzione di vendite di ev rispetto all’America stanno eliminando le loro facilitazioni. La Germania comincerà a farlo dall’anno prossimo, e smetterà del tutto nel 2024; la Gran Bretagna ha iniziato all’inizio di quest’anno e prevede di usare il risparmio per costruire invece infrastrutture per la ricarica.
Secondo una ricerca della Banca Mondiale, l’atteggiamento della Gran Bretagna è ragionevole. Calcola infatti che un’auto elettrica costa in media 10,000 $. Lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto con una spesa di poco inferiore ai 1,600 $ per le infrastrutture di ricarica. Ma la Cina promuove le auto elettriche senza spendere nulla: concede speciali targhe “green” che offrono accessi privilegiati ai parcheggi o esenzioni per le file alle colonnine di ricarica. L’America potrebbe decidere di eliminare le batterie provenienti dall’estero, ma c’è bisogno di altre idee.


Il riciclo delle batterie, una sfida di innovazione e circolarità

© iStockphoto

da un articolo di Simone Fant
Lifegate, 27 maggio 2022

Il riciclo delle batterie agli ioni di litio è una sfida che può fare la differenza per un futuro a basse emissioni. Un’azienda americana ha trovato una soluzione.

Litio, il deserto di Atacama, Cile.

– Le batterie agli ioni di litio sono fondamentali per un futuro a basse emissioni. La domanda delle loro materie prime (litio, cobalto, nichel e rame) è destinata a crescere in modo consistente.
Ascend Elements è un’azienda statunitense che ricicla i metalli delle batterie rivendendo materiali catodici più efficienti ai produttori.
– Tra difficoltà di disassemblaggio e bassi tassi di raccolta e riciclo, la gestione dei rifiuti delle batterie in Europa è ancora una questione aperta.

Le batterie agli ioni di litio, utilizzate per l’auto elettrica e lo stoccaggio di energia, sono essenziali per la decarbonizzazione dell’economia globale.
Ci si chiede però se la quantità di metalli (cosiddetti raw materials) che compongono le batterie sia sufficiente a coprire la crescente domanda. In uno scenario a zero emissioni nette entro il 2050, si stima che la richiesta di litio aumenterà del 2.000 per cento. Quella di cobalto crescerà di circa il 600 per cento, quella di nichel del 300 per cento e quella di rame di quasi il 200 per cento.

Anche a causa della guerra in Ucraina, i prezzi di questi metalli stanno subendo un’impennata significativa.
Con una Cina dominante nel mercato dei veicoli elettrici, Europa e Stati Uniti dovranno puntare su soluzioni di recupero e riciclo delle batterie e dei materiali che le compongono. Se da una parte è sempre più importare progettarle con un approccio circolare (ecodesign), dall’altra anche l’innovazione può risolvere tanti problemi.

© iStock/Андрей Клеменков

L’innovativo upcycling delle materie prime critiche.

Piuttosto che riciclare l’intero componente catodico delle batterie (che con il tempo si degrada) come fanno i concorrenti, l’azienda statunitense Ascend Elements ha sviluppato un processo di upcycling che recupera i metalli rimettendoli in circolo nella supply chain. I materiali catodici rigenerati poi vengono venduti “su misura” così che i produttori di batterie possano richiedere diverse concentrazioni di nichel, cobalto e manganese a seconda delle esigenze.
In pratica l’innovativo processo, brevettato come hydro-to-cathode, distrugge le batterie esaurite trasformando i rifiuti in una sabbia nerastra. Dopo aver rimosso tutte le impurità – tra cui pezzi di plastica, alluminio e rame – si ricavano nichel, cobalto e litio. Quei metalli che costituiscono il catodo di una batteria.
“Recuperiamo i metalli delle batterie agli ioni di litio e li trasformiamo in materia prima molto utile ai produttori” ha dichiarato alla stampa Michael O’Kronley, Ceo di Ascend Elements. “Compensando l’estrazione mineraria necessaria alla produzione di batterie tradizionali, siamo in grado di ridurre del 93 per cento la carbon footprint. È un processo complesso, ci sono voluti decenni per perfezionarlo”.
Oltre a fare upcycling, la tecnologia ha un altro vantaggio. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Joule, le batterie realizzate con i metalli riciclati di Ascend Elements hanno un ciclo di vita che supera del 50 per cento quello delle batterie tradizionali e si caricano più velocemente; nello specifico, la capacità di alimentazione aumenta dell’88 per cento.

Una batteria agli ioni di litio © Pixabay

Le difficoltà di riciclo delle batterie in Europa

Che fare invece quando ci sono batterie diverse, progettate male e quindi poco riciclabili? Per risolvere questa criticità, il Parlamento europeo ha proposto un nuovo regolamento in sostituzione della vecchia direttiva 2006/66/Ce. L’obiettivo è quello di rendere circolari le batterie di elettrodomestici, smartphone e mezzi di trasporto, tutto questo entro il 2024. “Dovranno essere progettate in modo che i consumatori e gli operatori indipendenti possano rimuoverle da soli in modo facile e sicuro” si legge nella proposta.
Il problema è reale. In Europa ogni anno si generano oltre 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti di batterie che, attualmente, non sono progettate per essere recuperate a fine vita: pertanto, è difficile anche estrarle dalle apparecchiature e disassemblarle. Diversamente dal metodo “distruttivo”  di Ascend Elements, però, la ricerca si sta concentrando più sul disassemblaggio automatico dei componenti. Per ora quest’operazione si svolge a mano in laboratorio; rendere scalabile questo metodo, pertanto, rimane una sfida complessa.
Secondo uno studio di Eurobat, i tassi di raccolta e riciclo più elevati vengono raggiunti dalle batterie al piombo per autoveicoli (99 per cento). Bassi, invece, i tassi di raccolta delle batterie portatili: nel 2018 solo il 48 per cento di quelle vendute in Europa è stato raccolto per il riciclo e ciò si traduce nella perdita di grandi quantità di risorse preziose.
Secondo i dati della Commissione europea, il riciclo è più orientato al recupero di cobalto, nichel e rame, considerati economicamente più preziosi, con un’efficienza stimata del 95 per cento per cobalto e nichel e dell’80 per cento per il rame. Tuttavia, resta molto basso il volume dei metalli recuperati che vengono poi utilizzati per la produzione di batterie. Solo il 12 per cento di alluminio, il 22 per cento di cobalto, l’8 per cento di manganese, 16 per cento del nichel utilizzato nell’Ue viene effettivamente inserito in un circuito di upcycling.

Il riciclo delle batterie, specie quelle agli ioni di litio, è un mondo in continua evoluzione. L’innovazione e un approccio circolare possono mitigare l’impatto climatico di materie prime che sono già protagoniste della transizione energetica.


Giuseppe Pastore, Lithium, 2017
via nelfuturo.com (con articolo “Alla scoperta del Litio. Corsa alle miniere in Europa e UE”)
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