Smettiamola di comprare

Catene di approvvigionamento: negli U.S.A. ci sono container carichi, fermi sulle navi nei porti, per settimane o mesi, in attesa di raggiungere i centri di distribuzione, molti sono all’àncora in attesa del proprio turno e altri continuano ad arrivare.

brani liberamente tradotti in estratto
da un articolo (un po’ datato) di Amanda Mull
The Atlantic, 22 ottobre 2021

Immagine: via blog.tuttocarrellielevatori.it

via social-innovation.hitachi

Tutti: marinai, scaricatori, addetti alle dogane, camionisti, lavorano il più velocemente e duramente possibile, ma non è mai abbastanza.
Dall’inizio della pandemia, si sono verificate lunghe carenze di beni di consumo non previste inizialmente dagli analisti. Al momento, per la maggior parte dei beni, gli scaffali non sono ancora vuoti, ma quella che è una vera crisi per chi lavora nelle catene globali potrebbe ripercuotersi su tutti noi.
La produzione e la distribuzione di articoli di prima necessità come cibo e medicine richiedono molte delle stesse risorse di cui ha bisogno l’economia del consumo di beni destinati allo svago.
La gente compra un sacco di cose: specialmente negli ultimi mesi, il sistema è stato caratterizzato da una domanda esplosiva.

Ma è sufficiente uno sguardo ai rendiconti delle carte di credito per spiegare la confusione in cui siamo immersi. Molta gente compra tanto per comprare, cose di cui non ha bisogno e che in molti casi non userà, per fuggire la noia o placare ansia e insicurezza. Nel complesso, le spese dei consumatori – sia quelle per generi di prima necessità (affitto, energia, cibo), sia per beni voluttuari (ordinati dopo aver visto una pubblicità su Instagram e tre aperitivi) -, ammontano al 70% dell’economia del paese, secondo il Bureau of Labor Statistics.

Queste spese non sono distribuite equamente: in un anno normale, il 20% più benestante delle persone effettua il 40% delle spese.
Nel corso della pandemia, la situazione è diventata ancora più asimmetrica. Il gruppo benestante ha speso di più lavorando da casa nel 2020, a causa di un diffuso isolamento rispetto alla disoccupazione di massa e ha accumulato, secondo Bloomberg Economics, $ 2,300,000 di disponibilità liquida che altrimenti avrebbe speso in vacanze o al ristorante. Ma i soldi sono andati alle persone per le quali lo shopping era già uno stile di vita. Col passare del tempo, gli acquisti sono diminuiti, soprattutto dall’estate scorsa, quando la gente ha cominciato ad adattarsi con quello che aveva in casa, mentre i redditi bassi sono scesi, ma poi quelli coi soldi in tasca sono tornati nei negozi a comprare borse firmate, champagne di lusso, nuove macchine e tante altre cose.

via logisticaefficiente.it

Il problema dell’esplosione di questo tipo di shopping è che le strutture logistiche sono le stesse richieste in altri settori economici. Le merci necessarie per fornire le mense delle scuole – funzione civica di vitale importanza – potrebbero non essere disponibili per ragioni che nulla hanno a che fare con la disponibilità del cibo stesso.
Lavoratori esperti, spazio per i camion, banchine di carico e lo stesso fattore tempo non sono risorse illimitate. In un sistema al quale si chiede di funzionare oltre le sue capacità, se un distributore di beni voluttuari è in grado di pagare di più per l’accesso al trasporto rispetto a un distributore locale di cibo per le scuole, sul camion ci finiranno i primi.

Attualmente, queste risorse vengono distribuite soprattutto alle attività che generano profitto. Una lista di ciò che è necessario per la vita dei cittadini, o per le persone in stato di bisogno, viene fatta di solito soltanto dopo un disastro naturale, e a volte neanche in occasioni simili.
In un punto lungo la linea, le persone al potere sia economico che politico hanno deciso che le fragilità che hanno quasi portato al collasso della catena di approvvigionamento sono cose con cui gli americani devono vivere. Per esempio, anche prima della pandemia, i camionisti cercavano lavoro altrove invece di trasportare le merci fuori da un porto di container, perché questo è un lavoro particolarmente pesante e mal pagato. Invece di affrontare direttamente questo tipo di problema ovvio, riguardante il modo in cui le merci vengono spostate, troppo spesso il governo americano e i media hanno indotto i cittadini a spendere di più: per creare lavoro, rivitalizzare l’economia, salvare il paese.

via huffingtonpost.it

E non sorprende che ci si sia adattati. Lo shopping è stato “venduto” come una responsabilità civile per oltre un secolo. Solo lentamente, la parola cittadino è stata soppiantata da consumatore nei giornali e nei libri, che è poi anche il modo in cui le persone sono indotte a pensare se stessi. Per gli americani, lo shopping non è solo un’attività di raccolta di risorse necessarie per vite sicure e felici. Col passare del tempo, è diventata l’espressione dell’identità personale, una forma di intrattenimento e un modo in cui alcuni credono di poter partecipare efficacemente alla politica – correndo a comprare da o boicottare le società sulla base della loro posizione pubblica rispetto a temi sociali, e i marchi hanno cominciato a intromettersi nelle campagne elettorali.

Diversi studi hanno dimostrato che la propensione al materialismo (un insieme di valori e obiettivi mirati sul benessere, il possesso, l’immagine e lo status) può aumentare in casi di minacce, incertezza o mancanza di sicurezza in se stessi, anche a livello di popolazione. La pandemia ha trascinato le persone fuori dalle loro normali routine, le ha private delle loro abitudini, dei contesti e delle relazioni che sostenevano la concezione di se stessi, e la gente ha iniziato a temere per la propria vita.
Ovviamente, chi ne aveva le possibilità ha reagito tornando ad acquistare voracemente cose inutili. La struttura del consumismo americano assicura che acquistare molte cose che sembrano buone in un certo momento è il modo principale con cui la maggior parte delle persone riescono a fronteggiare l’incertezza.

Ma non è impossibile uscire da questo circolo vizioso. Lo shock della pandemia può creare almeno una opportunità: offre un’apertura relativamente rara alle persone, le scuote dall’inerzia quotidiana dell’esistenza e consente di rivalutare onestamente le proprie vite e i propri valori nel loro complesso. Questo generalmente riduce il materialismo delle persone e aumenta l’investimento nella famiglia e nella comunità. Molte persone lo hanno già fatto nella loro vita professionale, abbandonando in gran numero i loro lavori alla ricerca di stipendi più alti o di una migliore qualità della vita.

via openeyesfilm.net

Potrebbe essere arrivato il momento di fare un passo indietro. Fermarsi. Non smettere completamente di comprare – bisogna prendersi cura di sé, ecc. Alcuni avranno bisogno di comprare, ordinare, o ricevere più consegne di altri, perché le circostanze della vita sono diverse a seconda dei casi, ma se ci si ritrova a riempire carrelli online con oggetti mediocri o novità di cui per ora non si ha bisogno, su può anche fermarsi prima di premere il tasto.

Occorre essere onesti sul costante bisogno di acquisti: gli “scatoloni” sono il prodotto della deregolamentazione dei trasporti, che mantiene basso il costo dei prodotti ma ha sostituito molti milioni di opportunità di lavoro buone e stabili con lavori di servizio al consumo così scadenti che i lavoratori fanno di tutto per trovare un altro modo di guadagnarsi da vivere. L’insulto personale si somma a quello sociale in un meccanismo dove affrontare i problemi esistenziali con tutti quegli acquisti molto probabilmente non vi renderà felici.

Si può decidere di essere contrari a questo consumo sconsiderato, e che le persone – famiglia, amici, membri della comunità, gli scaricatori portuali e i dipendenti esausti di Amazon – sono più importanti di un’altra scatola piena di ogni tipo di cose. Si può tentare di uscire da un sistema così sovraccarico che rischia di polverizzare tutti. Lo shopping americano è un treno che viaggia verso l’orizzonte, chissà dove. I freni sono poco potenti, ma si possono attivare quando si vuole.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: