E intanto a Taiwan…

Mentre tutto il mondo guarda con preoccupazione agli sviluppi della situazione geopolitica dell’area, è stato inaugurato a Taipei quello che è considerato il più ambizioso polo culturale dell’isola e fra i più interessanti dell’Estremo Oriente.

da un articolo di Niccolò Lucarelli
Artribune, 8 agosto 2022

Progettato dallo studio OMA di Rem Koolhaas e David Gianotten, in collaborazione con lo studio taiwanese Kris Yao / Artech.

Immagine: Il Taipei Performing Arts Center. Courtesy OMA Architects

A Taiwan un nuovo polo culturale apre nella capitale Taipei. Commissionato dal governo della città per promuovere lo sviluppo delle arti, il Taipei Performing Arts Center (TPAC) è costituito da tre spazi performativi costruiti attorno a un cubo centrale aperto sulla città: il teatro sferico da 800 posti, Globe Playhouse, ricorda un pianeta che orbita attorno al cubo; il Grand Theatre, da 1.500 posti, potrà ospitare spettacoli teatrali, concerti, conferenze e performance; dirimpetto, sul medesimo livello, sorge il Blue Box, da 800 posti, dedicato al teatro sperimentale.
Questi ultimi due spazi possono essere messi in comunicazione in modo da formarne uno solo, per gli spettacoli più importanti.
[…]

Taipei è la metropoli più aperta e libera nel mondo di lingua cinese, dove gli artisti possono creare senza preoccuparsi della censura. Con la libertà di espressione come fondamento, il Taipei Performing Arts Center ha la missione di sostenere la molteplicità delle voci locali.

Austin Wang, CEO del TPAC


TAIPEI PERFORMING ARTS CENTER: IL PROGRAMMA

Le ambizioni del TPAC sono confermate dal cartellone della stagione inaugurale: 37 produzioni e un totale di 142 spettacoli. Una stagione pensata per essere l’epicentro della vibrante scena culturale contemporanea del Paese.
Fra i registi in cartellone, Tsai Ming-liang, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, dirigerà Il monaco della dinastia Tang, ricreando il viaggio spirituale del monaco più famoso della storia cinese, compiuto 1400 anni fa.
E ancora, fra i vari spettacoli, Formosa Circus Art e Taipei Male Choir presentano Da Vinci’s Notebook, un’opera teatrale buffa che smonta e rimonta le aspettative del circo e dell’esperienza corale.
Per quanto riguarda la danza contemporanea, la coreografa spagnola Marina Mascarell ha creato, ispirandosi alla fantascientifica Parabola del seminatore della scrittrice americana Octavia E. Butler, lo spettacolo Orthopedica corporatio, che sarà interpretato dalla compagnia di danza contemporanea taiwanese Dance Forum Taipei.

L’apertura del Taipei Performing Arts Center è l’evento culturale più emozionante e stimolante della Taiwan degli ultimi anni. A livello trasversale, siamo entusiasti di offrire agli artisti gli spazi per esprimere il loro potenziale. Offriremo loro, inoltre, risorse e competenze, compreso il supporto tecnico e promozionale, consentendo ai giovani artisti di maturare, e insieme supportando quelli già affermati nel creare i loro capolavori per la futura generazione.

Liu Ruo-yu, Presidente del TPAC

http://www.tpac-taipei.org/en


Il saggio ripercorre criticamente la realizzazione di S,M,L,XL – abbreviazione di Small, Medium, Large, Extra-Large – un progetto editoriale complesso e stratificato pubblicato nel dicembre 1995, ma che risale alla seconda metà degli anni Ottanta, quando l’architetto olandese Rem Koolhaas inizia a contemplare l’ipotesi di realizzare la prima, estesa monografia dell’Office for Metropolitan Architecture, lo studio fondato nel 1975 insieme a Elia Zenghelis, Madelon Vriesendorp e Zoe Zenghelis.
La struttura del volume elegge quattro categorie come altrettanti piani operativi del discorso architettonico: Small, dedicato alla casa e al tema dell’abitare, Medium al rapporto tra edificio e città (in particolare quella europea), Large centrato sul tema della Bigness, infine Extra-Large, nel quale la scala del progetto urbano è affrontata a partire dal programma.
Il lavoro del grafico canadese Bruce Mau, accreditato come autore del volume insieme ad OMA e Koolhaas, enfatizza l’autonomia di ogni singola parte del libro e sancisce definitivamente l’equivalenza tra immagine e testo attraverso un modello visuale che allarga lo spettro della rappresentazione architettonica portando alle estreme conseguenze la strategia lecorbusiana di Urbanisme (1925) e poi de La Ville Radieuse (1932).

(da pubblicazioni.unicam.it)

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