Il museo sugli Archivi del Pianeta di Albert Kahn

Alle porte di Parigi c’è un nuovo museo disegnato da Kengo Kuma, dedicato al progetto monumentale del filantropo visionario che voleva migliorare il mondo fotografandolo e filmandolo.

da un articolo di Dario Bragaglia
Artribune, 2 agosto 2022

Tutte le immagini, tranne dove diversamente indicato, sono di Dario Bragaglia, autore dell’articolo; diverse altre sono disponibili cliccando sul link “Artribune” qui sopra.


Albert Kahn (Marmoutier, 1860 – Boulogne-Billancourt, 1940) è stato un banchiere dalle notevoli fortune (fino al crack finanziario del 1929) che ha trasformato la sua residenza a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, in un campus, un laboratorio di idee e sperimentazioni che guardavano lontano, al mondo intero, principalmente attraverso il suo progetto degli Archives de la Planète, un inventario visivo di oltre cinquanta Paesi del mondo nei primi decenni del Novecento.

Museo Dipartimentale Albert Kahn, Boulogne Billancourt (il giardino e la serra).

Il museo disegnato da Kengo Kuma

Ora questo immenso archivio di 72.000 immagini scattate con la tecnica dell’Autochrome, 4.000 in stereoscopia e 180.000 metri di pellicola hanno un nuovo contenitore: il museo dipartimentale Albert Kahn, inaugurato nell’aprile scorso su progetto dall’architetto giapponese Kengo Kuma. Il cantiere, durato sei anni, ha portato alla realizzazione di un nuovo edificio di 2.300 metri quadrati e al restauro degli otto edifici preesistenti, distribuiti sui quattro ettari del giardino suddiviso in sette scenari paesaggistici (giardino giapponese, inglese, francese, foresta dei Vosgi…), parte integrante del progetto umanista del banchiere di origini alsaziane.
L’iniziativa di rinnovare gli spazi e di farne un museo dotato delle più aggiornate tecniche espositive è partita dal Dipartimento Hauts-de-Seine, che dal 1968 è proprietario del sito e delle collezioni. L’investimento complessivo è stato di 60 milioni di euro per il progetto di restauro e costruzione del nuovo edificio, 1,4 milioni di euro per l’allestimento scenografico e 400.000 euro per l’esposizione inaugurale Autour du Monde.


L’esposizione

Il nuovo edificio di Kengo Kuma è stato pensato per contenere quello che viene definito “il mondo di Albert Kahn“: si fa conoscenza con il personaggio, con i suoi ospiti (personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo, fra cui 21 premi Nobel) e si ha modo di esplorare i materiali fotografici e i filmati raccolti in giro per il mondo nel corso degli oltre vent’anni di attività del suo progetto più ambizioso, Les Archives de la Planète (1909-1931).
Durante questo lasso di tempo, Kahn fa uscire sul terreno, in Francia, in Europa, negli altri continenti, una dozzina di operatori (fotografi e cineasti) per documentare usi e costumi, eventi e personaggi. Un’organizzazione che in qualche modo si avvicina a quella messa in atto qualche anno prima dai fratelli Lumière, con la loro vasta rete di cineoperatori. Ma in questo caso l’intento non è commerciale ma documentario e, per dare maggiore rigore alle aspirazioni del progetto, dal 1912 viene nominato come direttore scientifico Jean Brunhes (1869-1930), professore universitario e padre fondatore della geografia umana. L’obiettivo per Kahn “è di fissare una volta per tutte degli aspetti, dei modi di comportamento e di attività umane la cui fatale scomparsa non è che questione di tempo“.


Museo Dipartimentale Albert Kahn, Boulogne-Billancourt (interno). © CD92 Julia Brechler

Gli archivi del pianeta di Kahn e Brunhes

L’impatto scenografico di questo grande spazio dedicato al mondo di Albert Kahn è organizzato attorno al muro-inventario, una immersione visiva nelle immagini della collezione che sono riprodotte con il loro formato originale (9 x 12 cm) e retroilluminate. Un muro di più di 2.000 immagini che segue l’inventario della collezione, partendo dalla prima fotografia registrata nell’archivio.
Gli operatori che lavoravano per Albert Kahn e Jean Brunhes dovevano fotografare e filmare la vita quotidiana: trasporti, vita di strada, modo di alimentarsi, feste, rituali.
[…]
Il nuovo percorso di visita del museo prevede una sosta nel Cabinet de projection, uno degli edifici restaurati nel giardino, dove scorrono filmati e fotografie.
Di grande interesse anche la Salle des plaques, altro edificio del giardino, dove erano conservate in scatolette di legno le lastre Autochrome. Erano classificate secondo un criterio geografico (si possono osservare molti contenitori dedicati all’Italia) e gli originali sono rimasti per decenni in questo luogo, prima dell’avvio della digitalizzazione agli inizi degli Anni Zero e della loro conservazione in locali climatizzati.


Gli obiettivi del progetto di Albert Kahn

Il progetto di Albert Kahn, che comprendeva fin dal 1898 anche borse di studio elargite a giovani studiosi per consentire loro di viaggiare per il mondo durante un periodo di quindici mesi, era sostanzialmente rivolto alle élite intellettuali dell’epoca, allo scopo di sviluppare delle forme di influenza sui politici e sui poteri economici, in favore della pace  e del progresso sociale. Temi ripresi oggi dal nuovo museo che, fra le tante istituzioni culturali dell’area parigina, pone attenzione alle problematiche sociali, alla democratizzazione della fruizione museale cercando di aprirsi a un pubblico più vasto.
Con questo obiettivo, al primo piano del nuovo edificio di Kengo Kuma, all’ingresso dello spazio (600 metri quadrati) destinato alle esposizioni temporanee, è stato ricavato un Salon des familles, spazio ludico dove i bambini e i loro accompagnatori possono scoprire le collezioni.
Per la fine di quest’anno, all’ultimo piano sulla terrazza che affaccia sul giardino, è prevista l’apertura di un ristorante.


www.albert-kahn.hauts-de-seine.fr


Nota:
di Kahn avevo già parlato in un post del 10 settembre 2019 intitolato “Il banchiere francese che inventò ​Google Street View nel 1909

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