La ‘ricetta’ di Rothko

Mark Rothko, uno dei più celebri artisti americani del dopoguerra, viene definito Espressionista Astratto. Nelle sue opere c’è tutto: la morte, la dedizione, la speranza. O perfino l’anima di chi le guarda.

da un articolo di Zuzanna Stańska [*]
DailyArt Magazine, 27 luglio 2022

Immagine: Mark Rothko. Artshortlist. Detail.

Nel novembre del 1958 tenne un discorso al Pratt Institute, in cui parlò di arte come mestiere e della “ricetta di un’opera d’arte – i suoi ingredienti – la formula”.
Eccola…


1. Ci deve essere una chiara attenzione per la morte, accenni alla mortalità… L’arte tragica, romantica, ecc., hanno a che fare con la conoscenza della morte.

Untitled (Black on Grey), 1970, National Gallery of Art, Washington, DC, USA.

2. Sensualità, ciò che rende concreto il nostro essere nel mondo.
È una relazione eccitante con le cose che esistono.

Untitled (Blue Divided by Blue), 1966, private collection. Mark Rothko.

3. Tensione. Conflitto o contenimento nel desiderio.

Untitled (Red, Orange), 1968, Fondation Beyeler, Photo Robert Bayer, Basel,
© Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko ProLitteris, Zürich

4. Ironia: questo è un ingrediente moderno – l’umiltà e la coscienza con cui un uomo per un momento può procedere con qualche altra cosa.

No. 15. Black, Red and Black, 1968, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid, Spain.

5. Umorismo e divertimento… Per l’elemento umano.

Untitled, 1956, Phillips Collection, Washington, DC, USA.

6. L’effimero e il caso. Per l’elemento umano.

Red And Pink On Pink, c. 1953, The Museum Of Fine Arts, Houston, TX, USA.

7. Speranza. 10% per rendere il tragico un concetto più sopportabile.

White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose), 1950, private collection. Mark Rothko.

Non sono un artista astratto. Non mi interesso dei rapporti di forma e colore o qualsiasi altra cosa del genere. Mi interessa soltanto esprimere le più fondamentali sensazioni umane, tragedia, estasi, fatalità e cose simili. Il fatto che molti uomini dinanzi ai miei quadri crollino e si mettano a piangere dimostra che io sono in grado di dare espressione alle fondamentali sensazioni umane (…) La gente che dinanzi ai miei dipinti piange, compie la stessa espressione religiosa che io compio quando li dipingo. E quando voi (…) vi chiedete solamente dei loro rapporti cromatici, allora vi sfugge l’essenziale.

(M. Rothko, dal capitolo “3. I CONTRIBUTI DI ALCUNI ARTISTI DEL NOVECENTO”, nella tesi di laurea di Giovanni Vizzano).


[*] Zuzanna Stańska, storica dell’Arte, fondatrice e CEO di DailyArtMagazine.com and DailyArt mobile app.


N. B. Traduzione “fatta in casa”: mi auguro che sia decente…


Per approfondire un po’…

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41 risposte a "La ‘ricetta’ di Rothko"

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    1. A mio modesto parere – che, come diceva Bergonzoni, peraltro condivido – non bisogna sentirsi in soggezione rispetto ai critici e ai cosiddetti “acculturati”. Io mi faccio guidare dal “piacere dell’occhio” e non faccio tanto caso a tutte quelle rotture sulle tecniche, le correnti, i manifesti, le classificazioni, le etichette, ecc. Giusto un po’ di cronologia può essere d’aiuto.
      Io ho avuto la fortuna (che allora non mi pareva molto tale) di essere trascinata per musei fin da ragazzina, e mio padre ha lasciato a tutti noi un eredità/allenamento dal quale poi uno può prendere la sua strada.
      Sono davvero contenta che tu abbia apprezzato (se ho capito bene) le opere di Rothko e ti ringrazio per avermelo detto!

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        1. Zitta, che sto diventando scema. Volevo mettere quella o un’altra come “gravatar”, e usarne un’altra ancora per la foto che appare accanto ai commenti, ma ho fatto un gran casino. Per ora me ne sto buona buona, tanto sempre di lupi si tratta, poi con calma cercherò di risolvere.
          Mi sembra di sentire la voce del maestro di sci tirolese che apostrofava gli allievi con un vocione stentoreo, calcando sulle sillabe: pa-sti-ciooo-ni!!! 😀

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          1. Scusa, non ho specificato: era il maestro di mia figlia e di una piccola ciurma di imbranati.
            Comunque lei era la peggiore, perciò credo si sia fatta trascinare per un paio d’anni e poi si sia impuntata come un mulo e non si è più parlato di sci. Per fortuna le piaceva tanto la danza, e si è data a quella!

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            1. Intendevo: non si può riferire a un nazista (quell’orrido nome non lo voglio scrivere più).
              Comunque, quei criminali si sono dimostrati molto interessati alle opere d’arte (ovviamente non “degenerata” e altrettanto ovviamente trafugata).
              E a proposito di imbratta-tele, non sai quanta gente dichiara spavaldamente, a proposito dell’arte moderna e contemporanea, “questo sarei stato capace di farlo anche io”. E sono seri!!!

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                    1. Malauguratamente è cresciuta. Era estremamente creativa, ottima disegnatrice e danzatrice.
                      Poi si è iscritta a Filosofia della mente (hai presente gli analitici rispetto ai continentali? Lei è analitica).
                      Ha preso il dottorato e ora è finita a lavorare per una multinazionale, una delle Big 4, pagata poco e con orari pazzeschi, che quasi non riesce neanche a mangiare (e si vede!). Per fortuna è stata appena promossa e si spera che possa guadagnare un po’ di più e lavorare un po’ più scialla.
                      Vabbè, ha quasi trent’anni: la fanciulla si è eclissata.

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                1. i polli sono quelli che fanno i galli e si beccano na sola…come quel comune che nei suo forzieri custodisce il mio quadro “Proliferazione Materica” con la firma di un altro.

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                    1. ArtAdvisor e Arting.com danno 5 stelle. Bellissima storia!!! E raccontata alla grande. Bravo e grazie.
                      La cosa strana è che o 1) ho messo il mi piace a c* e mi sono archiviata il post ripromettendomi di leggerlo al più presto, ma la faccenda è di pochi giorni fa e non credo di essere COSI’ TANTO rinc*ta; o 2) lo avevo già letto tempo addietro e poi me ne sono dimenticata (COSI’ rinc*ta lo sono di sicuro); o 3) la persona/entità che poi s’è inguattata il quadro mi conosce (ligure lo sono e che mi piace l’arte lo sanno porci e cani) e s’è messa paura. Questo lo so fare, lo devo riconoscere 😀

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                    2. Mi viene in mente solo ora che in una serie tv due fratelli si confessano segreti tenuti nascosti per anni e anni.
                      Una volta uno dei due (il precisino) era andato a trovare l’altro (il casinaro) nel dormitorio del campus rimproverandolo perché sembrava un immondezzaio e rincarando la dose a proposito di un quadro che sembrava proprio un mini-Pollock. L’inquilino gli disse che era di un suo amico e che non poteva toglierlo se no questo si sarebbe offeso. Anni dopo – in una poderosa scenata familiare – il casinaro confesserà al precisino che lo aveva dipinto lui!

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  1. Non sono amante dell’arte astratta personalmente amo l’arte figurativa ma comunque sia posso dirti ma ben tornata carissima Fa i tuoi post m8 sono un pò mancati, anch’io ultimamente ho messo in stand by il blog 😉 lo riprenderò in mano a settembre 😉

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