Un mito: la Due Cavalli

Michel Robillard, ebanista in pensione, nel 2017 ha costruito un modello in legno di una 2 CV del 1953 a grandezza naturale, perfettamente funzionante.

da Le Parisien, 25 marzo 2017

Immagini: AFP / Christian Panvert.

L’opera, iniziata nel 2011, ha richiesto l’uso di diversi tipi di legno, ma le parti meccaniche sono originali. “Ho lavorato sul telaio di una Diane 6 del 1966 e sul motore di una 3 CV perché il legno è più pesante della carrozzeria originale”, spiegava. “Anche le ruote e i fari sono originali.”

La notizia è del 2017 e l’automobile doveva passare i controlli tecnici, ma il pensionato dalle mani d’oro ha già ricevuto offerte di acquisto. In quel momento, però, non aveva intenzione di vendere. “Volevo fabbricare un oggetto che mi sopravvivesse. Mi piacerebbe che un giorno quest’auto fosse esposta in una galleria d’arte.”


Curiosità

La Citroën 2CV è un simbolo storico che ha contraddistinto un’epoca e un intero ceto sociale, definito nel senso più bello del termine e senza alcuna allusione politica; nasce ancora prima della seconda guerra mondiale grazie all’iniziativa di Boulanger, un esperto di alta finanza che salvò la Citroën da una crisi finanziaria terminale, che decise al seguito della sua impresa economica di prendersi una vacanza in una zona di campagna, precisamente in Auvergne.
Sul posto si permise di osservare il comportamento dei contadini, che effettuavano lunghe tratte in sella a due cavalli con lo scopo di portare le uova fresche da una parte all’altra; disegnò così la sua idea, cioè un veicolo che fosse in grado di attraversare il terreno solcato delle campagne francesi senza che le uova si rompessero, un’auto che avesse delle sospensioni con un’eccezionale escursione e avesse delle caratteristiche specifiche per servire i contadini durante il loro lavoro.
Il nome 2CV deriva proprio da questa storia quasi surreale e fantastica, che ha una vena romantica in grado di emozionare un poco anche il possessore di una Porsche.


da brumbrumBLOG


da Stellantis, 21 novembre 2018

La 2CV fu presentata al mondo il 6 ottobre 1948 al Salone dell’Auto di Parigi.
Per quell’epoca, era una vettura senza dubbio originale: il suo aspetto generale oltre ai suoi incredibili contenuti tecnici sconcertarono tutti, compresa la stampa specializzata che inizialmente non le riservò un’accoglienza entusiasta.

Anni ’50

Ciò nonostante, la trazione anteriore, la grande abitabilità, l’economia di esercizio ed i costi di manutenzione prossimi a zero, uniti all’interessante prezzo di vendita ne fecero un successo praticamente da subito.
I Concessionari Citroën furono presi letteralmente d’assalto da numerosi clienti intenzionati ad acquistare una (o addirittura due!) 2CV. Il prezzo di vendita annunciato, pari a 185.000 franchi, era certamente allettante e lo erano ancora di più le caratteristiche della vettura. Ma la produzione non era ancora partita e i Concessionari l’avevano venduta sino a quel momento col solo ausilio di un piccolissimo dépliant.

Nel luglio del ‘49 fu diramata una circolare ai Concessionari Citroën per informarli che presto avrebbero ricevuto le prime 2CV di serie, ma la stessa circolare precisava che non era ancora il momento del lancio commerciale: il prezzo finale infatti non era ancora stato calcolato né era disponibile una previsione sulle date di consegna delle vetture.
La circolare successiva, del 22 settembre del ‘49, fissava (finalmente) il prezzo di vendita a 228.000 franchi. Nella stessa circolare inoltre veniva indicato che in seguito all’incredibile numero di richieste già pervenute la priorità andava data a coloro “che per lavoro sono obbligati a spostarsi in auto e che non possono permettersi una vettura differente per costo, consumi o manutenzione”.
Per questo venne allegato un questionario molto dettagliato da far compilare all’aspirante cliente di una 2CV.
Il criterio di assegnazione delle richiestissime vetture veniva definito direttamente dalla Marca tramite un suo ispettore che aveva l’incarico di intervistare i clienti selezionati dal concessionario per stabilire a chi “avrebbe assegnato in anima e coscienza una delle cinque vetture prodotte quotidianamente dalla fabbrica di Javel”.

Anni ’50

Le grandi aziende invece potevano acquistare dei lotti da dieci 2CV: tra queste c’erano molti quotidiani come France Soir o Le Parisien che affidarono le 2CV ai propri giornalisti e fotografi.
La lista d’attesa per ordinare una 2CV crebbe sino a poterla misurare in anni. La sede di Citroën al Quai de Javel fu subissata di lettere che imploravano la possibilità di comprarne una o di veder consegnata la propria prima delle altre. La situazione era così seria che ogni pubblicità fu sospesa e non se ne riparlò per tre anni, il tempo minimo per incrementare la produzione e poter così soddisfare le richieste arretrate.
La situazione si normalizzò solo nella seconda metà degli anni ‘50, ma ottenere una 2CV in tempi brevi (e del colore desiderato), per molti, rimase un sogno ancora per diversi anni.

11 risposte a "Un mito: la Due Cavalli"

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    1. No, personalmente non me la ricordo. Quando ero ragazza, quasi tutti i baldi giovinotti che mi venivano a prendere avevano la Dyane (una specie di “figlia” della 2 CV) o la 500. Infatti in casa, il giorno dopo, si rideva sempre perché mio padre immancabilmente si informava: “Questo aveva la Dyane o la 500?”. 🙂

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      1. La Dyane Charleston era nera e fucsia, un bicolore sfumato molto particolare. L’interno era grigio, trapuntato come un sofà. Col cambio in alto e i sedili tutti uniti come divani. Veramente particolare. Fu una delle mie prime passioni automobilistiche, ma non l’ho mai avuta. Ricordo che il mio ragazzo dell’epoca mi scoraggiava dicendomi che col vento si ribaltava!😄

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