Soliloquio della solipsista

Sylvia Plath

Io?
Io cammino sola;
la strada a mezzanotte
si srotola dai miei piedi;
quando chiudo gli occhi
queste case sognanti non sono più;
è per un mio capriccio
che la celeste cipolla della luna sta sospesa
sopra i tetti.


Io
se mi allontano faccio rimpicciolire
le case e riduco gli alberi;
al laccio del mio sguardo
ballonzola la gente-marionetta
che, ignara di scemare,
ride, si bacia, si ubriaca,
e non sa che solo batto ciglio

è morta.

Io,
se di umore lieto,
do all’erba il suo verde,
blasono il cielo d’azzurro e al sole
dono l’oro;
ma nei miei umori più invernali, detengo
il potere assoluto
di boicottare il colore e di proibire ai fiori
l’esistenza.


Io
so che tu appari
vivido al mio fianco,
e neghi d’esser nato dalla mia testa,
e sostieni che il fuoco
dell’amore che senti prova vera la carne,
ma è lampante,
mio caro, che tutta la tua bellezza e l’ingegno sono un dono mio.

Immagine: Marc Chagall, 1919. Philadelphia Muaseum of Art

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