I segreti svelati dalla stele di Rosetta

Scoperta in Egitto durante la spedizione napoleonica, è una lastra di pietra sulla quale sono incisi lettere e simboli che hanno aiutato gli studiosi a decifrare il codice di un antico sistema di scrittura e a scoprire molti misteri di quella civiltà.

da un articolo di Erin Blakemore
National Geographic, 16 luglio 2021

Immagine: via Universal History Archive/UIG/Bridgeman Images.
Tutte le altre sono tratte dalla voce di Wikipedia dedicata alla Stele di Rosetta.

Era il 19 luglio del 1799 quando Pierre-François Bouchard e i suoi uomini, durante la Campagna d’Egitto, scoprirono l’antica lastra di pietra che avrebbe cambiato il mondo. Non erano impegnati in scavi archeologici; stavano ultimando i lavori di una costruzione. I soldati francesi occupavano un forte malandato a Rosetta, in Egitto, e avevano solo pochi giorni per puntellare le loro difese in vista di una battaglia contro le truppe dell’Impero Ottomano, di cui l’Egitto faceva parte.
Nell’abbattere un muro che era stato costruito con i detriti provenienti dai dintorni, scoprirono un grande frammento di pietra ricoperto da tre tipi di scrittura, tra i quali il greco antico. Incuriosito, Bouchard si domandò se potesse essere lo stesso testo scritto in tre lingue diverse e informò degli studiosi francesi che si trovavano sul posto alla ricerca di tesori archeologici. La scoperta fu un grande avvenimento: la lastra era la Stele di Rosetta, e i simboli accuratamente cesellati avrebbero fatto luce sulla gloria dell’antica civiltà egiziana. Ma, innanzitutto, gli studiosi dovevano decifrarne il codice.

Un decreto di lealtà

La pietra di graniorite, alta poco più di 120 cm e larga quasi 80, era solo un frammento di una stele più grande, andata perduta, ma nonostante il testo sia incompleto, ha un valore inestimabile: è un decreto in cui si afferma la fedeltà al culto di Tolomeo V Epifane, un faraone egiziano che salì al trono nel 204 a.C.
A quel tempo, il Regno tolemaico era in guerra e stava anche affrontando una rivolta interna. Il decreto, emesso da un consiglio di sacerdoti per onorare il faraone e dichiarargli la propria lealtà, era registrato sulla stele attraverso geroglifici tolemaici, scrittura demotica egiziana e greco antico. Lo stesso tipo di stele sarà poi collocato in ogni tempio egiziano.


La lingua demotica è una tarda varietà del neoegizio e ha molto in comune con la successiva lingua copta. Le origini si possono rintracciare a partire dal VII sec. a.C. e da quel momento restò per circa 1000 anni la lingua scritta e parlata nel quotidiano. Nelle sue prime fasi, come ad esempio nei testi redatti nella scrittura demotica antica, la differenza fra lingua parlata e lingua scritta non doveva essere molto netta. In seguito, però, essendo sempre più usato, nella forma scritta, solo per scopi letterari e religiosi, la lingua scritta cominciò a divergere sempre più dalla forma parlata, dando così un carattere artificiale ai testi in demotico tardo, similmente all’uso del medio egiziano durante il periodo tolemaico.

da Wikipedia


Esercito con studiosi al seguito

Nel 1798, insieme alle truppe napoleoniche, c’erano anche scienziati e storici che si spinsero all’interno della regione per documentare i loro ritrovamenti. Gli egittologi raccolsero un gran numero di manufatti antichi, compresa la Stele di Rosetta, ed era loro intenzione riportarli in Francia.
Ma anche i britannici avevano delle mire sull’Egitto, e nel 1801 ebbero la meglio sulle forze francesi, ai quali fu permesso di evacuare, ma prima di partire dovettero cedere la collezione di antichità. Così, nel 1802 la Stele di Rosetta arrivò a Londra, dove poco dopo venne esposta al British Museum.

Il codice della Stele di Rosetta

Il valore della stele era molto più che estetico. Gli scienziati si erano a lungo scervellati sul significato di quei segni simili a immagini, i geroglifici, presenti sulle antiche lastre egiziane, ma la stele era scritta in tre lingue, quindi pensarono che questo sarebbe stato un valido aiuto per risolvere tanti misteri.
Gli studiosi di tutta Europa fecero a gara per tradurre la stele, ma i contributi più importanti vennero da Inghilterra e Francia.

Thomas Young, conosciuto per i suoi studi scientifici, affrontò il mistero come un problema matematico. Dopo aver tradotto il testo scritto in greco antico, prese moltissimi appunti sui geroglifici e cercò sistematicamente di cercarne le corrispondenze nella sua traduzione. Inoltre, mise a confronto i segni con quelli presenti su altre statue. Fu anche capace di identificare i caratteri fonetici rappresentati da alcuni glifi, di comprendere alcuni segni e di capire come le parole fossero volte al plurale.

Tavola di Champollion: caratteri fonetici geroglifici con i loro equivalenti demotici e copti (1822).

Ma fu il francese Jean-François Champollion, noto come il fondatore dell’egittologia, che alla fine riuscì a decifrare i testi nel 1822. Young non conosceva la lingua egiziana, mentre Champollion conosceva bene quella copta e molto bene quella egiziana. Comprese che il testo demotico – il terzo della stele – mostrava delle sillabe e che i geroglifici rappresentavano i suoni della lingua copta. Fu una scoperta fondamentale: è risaputo che andò in estasi e si precipitò nell’ufficio del fratello gridando “Ce l’ho fatta!”, dopodiché svenne e non si riprese che dopo cinque giorni.

Riproduzione della stele di Rosetta sulla Place des Écritures a Figeac,
città natale di Jean-François Champollion

L’eredità della Stele di Rosetta

Champollion utilizzò la stele per creare un alfabeto dei caratteri fonetici dei geroglifici, e in seguito altri studiosi si accodarono alla sua ricerca per completare la traduzione. Il validità del lavoro dell’egittologo francese fu alla fine attestata dalla scoperta e dalla traduzione del Decreto di Canopo, un’altra stele scritta con geroglifici, scrittura demotica e greco antico.
La traduzione della Stele di Rosetta divenne la colonna portante dell’egittologia, e la stele è stata giudicata come uno degli oggetti storicamente più importanti. Tuttavia, ha sollevato molte controversie in quanto bottino di guerra e frutto dell’espansione coloniale, e dubbi sul fatto che sia stato un trasferimento o un possibile furto. Nel corso degli anni, molte volte l’Egitto ha chiesto la restituzione della stele, ma è ancora al British Museum dove viene ammirata da sei milioni di visitatori all’anno.

Come mai la Stele di Rosetta, nonostante sia stata decifrata due secoli fa, mantiene ancora oggi il suo valore? Nel 2007, l’egittologo John Ray ha detto a Beth Py-Lieberman dello Smithsonian Magazine che la pietra “è davvero la chiave, non solo per l’antico Egitto, ma per la decifrazione stessa. Sapevamo che c’erano grandi civiltà antiche, come l’Egitto, ma erano scomparse in silenzio. Con la traduzione della Stele di Rosetta, potevano parlare con la propria voce e, all’improvviso, vennero alla luce intere regioni storiche”.

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7 risposte a "I segreti svelati dalla stele di Rosetta"

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    1. Guarda che anche io ignoro molto spesso le cose che pubblico.
      Le trovo in giro, mi incuriosiscono, le leggo, se c’è da tradurre o editare lo faccio. e pure con una certa disinvoltura (un giorno o l’altro me mannano ar gabbio!), prendo foto qua e là, ma anche da quelle che ho archiviato, e les jeux sont faits!
      È molto bello sapere di servire a qualcosa, grazie!

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      1. Conoscere significa non fermarsi mai e questo secondo me è uno dello scopo dei blog! Quindi sono contenta che fai parte del mio piccolo mondo e viceversa naturalmente! Scambi reciproci, cosa c’è di più bello nella vita!!!😊

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    1. Io ho avuto la fortuna, qualche anno fa, di vederla al British Museum.
      Poi l’ho anche “studiata”, insieme ad altri casi di decifrazione, come le scritture micenee A e B.

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