It Don’t Mean a Thing

Voce: Ivy Anderson

… if It Ain’t Got That Swing


[…] Il concetto di swing (e ritmo) nella musica jazz fu introdotto dal leggendario musicista Benny Goodman. Secondo gli storici del jazz, la fusione con lo swing non fu frutto di un’ispirazione, quanto della frustrazione di non riuscire a diffondere questo genere musicale e anche di farsi un nome, per se stesso e per la sua band. Questo cambio di paradigma nella musica jazz si manifestò nel 1935 durante un concerto alla Palmoral Ballroom di Los Angeles.
“Alla fine, Goodman disse alla sua band ‘metteteci tutto il calore che volete’, nell’ultimo, disperato tentativo di coinvolgere il pubblico, che infatti rispose con grande entusiasmo. Il jazz era ufficialmente entrato in una nuova era” (da “How the jazz age became the swing era, From jazz to swing”).
Questo passaggio dal jazz puro allo swing portò a un cambiamento nella composizione degli organici. Dalle esibizioni di solisti o di piccole band formate poche persone, le orchestre si ampliarono e cambiarono anche gli strumenti usati, con l’arrivo di trombe, tromboni, sassofoni, clarinetti, piani, chitarre e batterie.

Swing

Il movimento ritmico di una pendola sarebbe un classico esempio di swing. Una volta che inizia il movimento, attivato manualmente (più tardi dalla chiave), continua a oscillare ritmicamente senza fermarsi fino a quando la carica si esaurisce. Ci sono molti altri esempi di swing […], ma la questione riguarda il perché debba esserci qualcosa di esterno per creare il movimento ritmico dello swing. Non potrebbe darsi che lo swing sia strettamente legato a ritmi come il battito del cuore?

Ritmo

[…] Non c’è nulla di più vicino al ritmo (a parte quello del cuore) della musica, e il ritmo nella musica è solitamente sostenuto dall’accompagnamento di una batteria, che ha il potere di trasformare la poesia in musica.
[…] Il jazz originale non aveva un vero ritmo fino all’arrivo di Goodman (e della sua band). Il fatto che Duke Ellington abbia inserito le parole “it don’t mean a thing if it ain’t got that swing” è una reazione del tutto naturale alla necessità che la musica avesse ritmo, melodia e armonia. Questo non fa che confermare il valore del contributo di Goodman nel cambiamento definitivo della musica jazz.

Fonte

4 risposte a "It Don’t Mean a Thing"

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  1. Che meraviglia il jazz, ho imparato ad amarlo grazie a mio padre che lo ascoltava sempre. Duke Ellington, Benny Goodman, Charli Parker, Dizzie Gillespie…e tantissimi altri. Aveva una collezione veramente invidiabile di dischi.

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  2. I dischi sono rimasti a casa, con mia madre. Probabilmente li prenderà mio fratello. Magari riuscirò a prendere qualcosa anche per me. Anche se a me basta saperla apprezzare, questa splendida musica. 🙂

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