Heavy metal, figlio illegittimo del blues rock

Alla fine degli anni ‘6’ il blues rock ha creato un mostro che, tra tutti i generi musicali di successo, fu il più longevo e tribale, quintessenza dello stile British.

da un articolo di Geoff Barton 
Classic Rock

Immagine: Coldsnowstorm-/Getty Images

La genesi dell’heavy metal fu sorprendentemente incerta. L’iniziazione di Pete Towsend degli Who alle possibilità della chitarra elettrica risale al suo primo ascolto dell’assolo Rumble di Link Ray nel 1958, ma ci sarà chi sostiene che il primo a usarla fu Les Paul nel 1935 circa, e altri diranno che, qui e là, ci fosse già chi usava la chitarra elettrificata negli anni ’20.


Charlie Chritian, via musicoff

In ambito jazz, fu Charlie Christian il primo importante chitarrista solista della storia. Per di più, chitarrista elettrico. Prima di lui, la chitarra non era considerata uno strumento da solista proprio per il fatto che, essendo priva di amplificazione, il suo suono non sarebbe stato in grado di emergere rispetto agli strumenti, se non nelle parti di accompagnamento.
Quindi, la possibilità di suonare con un amplificatore, dà a Christian la possibilità di creare un fraseggio inedito e nuovo, da vero pioniere. Le sue incisioni hanno influenzato alcuni dei più significativi chitarristi della storia. In particolare Wes Montgomery, che all’inizio della sua carriera fu un vero e proprio imitatore di Charlie Christian, in un’intervista con Ralph Gleason per Guitar Player Magazine diceva che per qualsiasi musicista che si rispetti è imprescindibile studiare ed ascoltare Charlie Christian.


MUSICOFF

“Grand Slam” è un brano inciso col sestetto di Benny Goodman nel 1940. Si tratta di un Blues in F sul quale Christian incise un solo di due chorus dal sapore decisamente bebop, che introduce al mondo della ritmica swing, e alla sapiente miscela di arpeggi e pentatonica. Privo di riff o temi di riferimento, ma funge da base alle improvvisazioni di alcuni dei migliori musicisti di Benny Goodman.
Charlie Christian è stato un vero e proprio genio, di cui si ritrova lo stile nel modo di suonare di quasi tutti i chitarristi jazz successivi. 


Un qualsiasi vecchio hippy americano vi dirà che l’heavy metal, il figlio più brutale e spaccatimpani del rock’n’roll, è iniziato con i Grand Funk Railroad, o forse con i Blue Cheer, o ancora con i Vanilla Fudge… 
Allo stesso modo, molti “brits” probabilmente pensano che sia stato Hank Marvin a inventare il tremolo [un effetto che i musicisti possono applicare ad un suono sostenuto per creare un suono tremolante. Di solito, prende forma sotto forma di ripetizione della stessa nota molto rapidamente. Fonte: LANDR] e che l’heavy metal iniziò quando The Kinks pubblicarono You Really Got Me. O magari quando Reg Presley si sgolava con Wild Thing, The Troggs.  

Quello che è certo è che con gli anni ’50 la chitarra elettrica era stata perfezionata e su era diffusa tra gli esponenti del blues come T-Bone Walker, fino al punto a essere carica e pronta, etichettata come arma pericolosa quando fu adottata dai primi interpreti rock. 
Da quel punto in poi si sviluppò gradualmente fino ai primi anni ’60, quando emerse sulla scena musicale una nuova generazione di chitarristi blues britannici, pronti per il rock e in cerca di ispirazione nel blues per qualcosa di meglio della brillantina pop di quell’epoca.
Eric ClaptonJeff Beck e Jimmy Page – i tre cardini del movimento; Ritchie Blackmore sarebbe arrivato dopo, spesso con The Yardbirds


Semplificando, gli elementi cruciali nel nascente heavy metal erano:

1. Un radicamento nel blues, che chitarristi consacrati dal boom del blues britannico avevano in abbondanza e che presentò il caratteristico riff

2. Un solista: l’idea prese piede con l’ascesa del pop ‘artistico’ a metà anni ’60, quando Jimi Hendrix prese il volo e arrivarono i Cream. Clapton ebbe a dire, successivamente, che fu Hendrix ad aprirli gli occhi sulle possibilità della chitarra.

3. Volume a palla! Si dice che se un cagnolino fosse passato accanto alle casse dei Blue Cheer sarebbe morto all’istante. ‘Superare la soglia del dolore!’ minacciava di diventare lo slogan a fine anni ’60. Questo era possibile grazie alle innovazioni tecnologiche di Jim Marshall, Mr Watkins e tanti altri anonimi inventori che scoprirono molti metodi per sostenere la chitarra.

4. Energia: da non confondere con il volume, è una qualità indefinibile che penetra la mente degli adolescenti più strafatti, sfiniti, fuori di testa che si alzano in piedi urlando per chiederne ancora, preferibilmente staccando le prime tre file di posti. Questo, spesso, spiega perché perché le migliori band heavy metal ‘funzionino’ meglio dal vivo che in registrazione.


Ad ogni modo, resta il bruciante interrogativo: quando iniziò il vero heavy metal?
Per farla breve, è iniziato timidamente, senza pretese, con un uomo che aveva perso due falangi della mano destra in fabbrica.


Un giorno, ascoltò la musica di Django Reinhardt, un chitarrista che rimase menomato ad una mano a causa di un incidente. Nonostante ciò, Reinhardt non abbandonò la musica e la sua esperienza incoraggiò Tony nel ricominciare a suonare, ricorrendo all’applicazione di alcune protesi. Per poter suonare meglio con le protesi, che lo ostacolavano soprattutto nell’esecuzione del bending, Iommi scelse di accordare il suo strumento un semitono sotto rispetto alle chitarre normali, perché le corde potessero essere più morbide. A questa scelta, inizialmente compiuta per necessità, si deve lo sviluppo del tipico suono cupo della chitarra di Iommi, particolarmente apprezzato in ambito hard rock e heavy metal.


Frank Anthony “Tony” Iommi di Aston, Birmingham, usava frasi tipo ‘Dah-dah-daumm-mm! Dah-dah-daumm-mm!’ che caratterizzarono il brano Black Sabbath, la prima traccia dell’album omonimo, pubblicato nel febbraio del 1970. 
Il mondo restò traumatizzato dalla musica primordiale di Black Sabbath e i critici riversarono immediatamente il loro disprezzo sulla tecnica di Iommi: ‘Suona con il calore e l’emozione di una fotocopiatrice’, fu uno dei commenti. Ma la macchina era davvero grande e con l’artiglieria pesante di una battaglia navale. Iommi aveva inconsapevolmente creato un mostro, e la sua tecnica rivoluzionaria verrà copiata da migliaia di aspiranti suonatori a sei corde per i decenni successivi.

Ma ovviamente, questa musica non poteva durare al suo stato puro. Niente di così buono ce la fa. Quindi, nella seconda metà degli anni ’70, il genere iniziò a frammentarsi in molti modi.
Mentre diventava chiaro che la maggior parte dei chitarristi non avevano tre minuti di idee originali, figuriamoci 15, molte band presero la via facile e rinunciarono all’improvvisazione per concentrarsi su musica orecchiabile. Altri portarono la sofisticazione tecnica ai suoi logici estremi, come John McLaughlin; Per ogni Grand Funk c’era un Carlos Santana


Lo stile da performer di Iggy Pop iniziò a prendere forma assistendo ad un concerto dei The Doors nel 1967 alla University of Michigan, dove restò impressionato dall’esibizione del cantante Jim Morrison.
I comportamenti estremi di Morrison sul palco, pur facendo parte di una band di successo popolare, ispirarono il giovane Pop ad oltrepassare i limiti di quanto si era potuto fare su un palco fino ad allora durante un concerto rock. Pop fu il primo performer a praticare abitualmente lo stage diving (il tuffo dal palco). I primi due album in studio degli Stooges The Stooges, (sul quale Iggy venne accreditato come “Iggy Stooge”) vendettero poche copie anche se acclamati dalla critica. Poco tempo dopo, il gruppo si sciolse a causa della crescente dipendenza dall’eroina di Pop.


A Detroit, Iggy And The Stooges e The MC5 si affermarono con la loro inventiva incendiaria facendo bollire il sangue all’establishment. Ron Asheton affinò lo stile tipico della sua ‘stun guitar’ con Iggy, avvolgendo le orecchie dei perplessi ascoltatori con lenzuola spesse e calde di tonalità fuzz e di effetti ottenuti con il pedale wah. Ma nonostante gli sforzi di Ron, quella che resta è l’immagine di The MC5, fatta sì di musica, ma anche di spettacolarizzazione e pacchianeria, ingredienti altrettanto essenziali.
Arrivarono anche, vestiti con pantaloni di satin e giacche piene di lustrini, i chitarristi Fred ‘Sonic’ Smith e Wayne Kramer. Smith, con la tipica postura ricurva, sparava riff a tutto volume con la sua chitarra brevettata Mosrite, la cui forza era a malapena incanalata attraverso gli amplificatori Marshall, finendo le canzoni con con il pugno alzato. Lasciava spesso il palco col le dita che sanguinavano. E non era ancora l’estate del ’69.

Insuperabile, Kramer avrebbe fatto più o meno lo stesso, insieme al suo compagno di Motor City Five
L’attacco delle chitarre gemelle di Fred e Wayne era indubbiamente fantastico, ma sarà un altro tizio di Detroit che avvicinerà le masse al metal guidato dalla chitarra negli Stati Uniti. Si fa avanti Ted Nugent. Ovunque andasse, lo seguiva una scia di amplificatori Marshall più lunga della Grande Muraglia. La bestia si era svegliata e mostrava i denti e gli artigli. L’heavy metal era davvero arrivato, e non se ne sarebbe andato.

11 risposte a "Heavy metal, figlio illegittimo del blues rock"

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            1. Mi è stato proprio cancellato! Non c’è tra le bozze né tra quelli eliminati, manco pe’ sbaijo. Forse era troppo lungo e “pesante”? Chissà. A me dice che “non è stato trovato”. Grazie, WP, grazie! Grazie anche a te, Ale, per aver risposto!

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    1. Forse io sono un po’ più grandicella, e quindi i Black Sabbath li “frequentavo da ragazzina, insieme al rock e altro.
      Mai rimasta turbata. E sì, anche a me piacciono gli Iron Maiden e i Metallica. Li conosco un po’ meno.

      Piace a 1 persona

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