Scialla

Nel linguaggio giovanile, “rilassati”, “sta’ tranquillo”. Probabilmente, dall’espressione araba in šāʾ Allāh, spesso riportata semplicemente come inshallah, che signifca ‘se Dio vuole’.

Immagine: Fabrizio Bentivoglio e Filippo Scicchitano in Scialla! il film italiano più premiato del 2011.

Parole semitiche

«Domani ho due esami orali e uno scritto, non so dove sbattere la testa», «Ma hai studiato otto ore al giorno per tre mesi, scialla!». «Scialla, domani c’è sciopero, i compiti non li finisco.»
Quanti di voi hanno già sentito questa parola, specie in bocca alle generazioni più giovani che orbitano nell’area romana? Proprio così: anche se ‘scialla’ è più o meno sdoganato nei gerghi di tutt’Italia, col significato oggi diffuso è stato registrato dapprima (all’incirca una quindicina d’anni fa) nei discorsi degli adolescenti della capitale.

Si sta ancora dibattendo circa la sua etimologia: le sue apparizioni episodiche nei decenni danno mostra di sé in dialetti differenti, dalla Liguria al meridione, gli addentellati dialettali da cui può essere nato o con cui si può essere sovrapposto sono diversi, ma molte persone che hanno studiato il problema sono convinte che ‘scialla’ sia nato dall’espressione araba inshallah, che significa ‘se Dio vuole’ — passata da arabofoni a italofoni in ambienti giovanili. Il percorso semantico compiuto sarebbe quindi il seguente: se Dio vuole succede, non ti scalmanare troppo, rilassati. Quel ‘se Dio vuole’, un po’ spogliato della fede e della speranza proprie dell’espressione inshallah, asciugato nel semplice e liquido ‘scialla’ diventa un’affermazione fatalista, forse, o anche un po’ menefreghista. D’altra parte, scialla, oltre a significare sta’ tranquillo, rilassati, può anche avere una sfumatura più simile a chissenefrega.

Nella formula del successo di neologismi di questo genere non va sottovalutata la potenza fonetica: la scivolata iniziale (quasi eco di un invito al silenzio) si apre con gusto, seguita dal morbido raddoppiamento della ‘l’, in una chiusura leggera e aerea. Come se stessimo sdraiati al sole a sorbire una bevanda ghiacciata e tenessimo la bocca aperta per goderci la brezza che agita le foglie del giardino. Scialla!

Ci potremmo domandare se il verbo ‘scialare’, usato per indicare l’azione del godere appieno di qualcosa, e la parola ‘scialle’, un indumento molto elegante da drappeggiare sul busto, abbiano qualcosa a che fare con l’espressione ‘scialla’.
Ebbene no: lo scialle è arrivato in italiano attraverso il francese châle, che, oltre a dar vita al termine italiano, ha allungato le sue propaggini linguistiche fino a giungere oltremanica con shawl. La radice, tuttavia, affonda nella parola persiana shāl.
Invece il verbo ‘scialare’ deriva dal latino exhalare, cioè espirare, emettere, buttar fuori. Di qui allo sperperare e al largheggiare con i soldi e i sollazzi il passo godereccio non è poi così lungo. C’è chi lo ha letto come genitore dello scialla, c’è chi ha sondato il modo in cui può averlo precorso e preparato, incrociandovisi (la questione, complessa come solo le questioni popolari sanno essere, si può approfondire su questa scheda dell’Accademia della Crusca). Ciò nonostante, la derivazione dall’arabo sembra la più probabile, riconoscibile perfino in fonti genovesi del XIX secolo, in cui il termine assume il significato di ‘evviva!’, ‘allegria!’. Di certo si è affermata senza fretta, proprio scialla.

4 risposte a "Scialla"

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    1. Anni fa ero con mia figlia a “punto ristoro” di uno stabilimento balneare e al tavolino vicino al nostro c’erano du’ ragazzetti e uno continuava a parlare con la zia al cellulare. Non ti dico quando ho comunicato la mia perplessità alla figliola sul fatto che un coatto del genere parlasse con la zia: si è rotolata dalle risate! Allora ho imparato il significato in gergo di “zia” (ma anche di “bella”: entrambi si possono riferire tranquillamente a soggetti maschili!)

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