Le donne “potenti” ma dimenticate

Un nuovo libro racconta le storie delle regine di Gerusalemme, esplorando le eredità e le vite complicate delle donne dimenticate che nel Medioevo governarono il Vicino Oriente.

da un articolo di Sara Durn
AtlasObscura, 25 gennaio 2022

[tutto da prendere “con le pinze”, anche l’editing che è stato un po’ laborioso, NdT]

Nel 1132 Damasco era in una situazione difficile. Il re era appena stato assassinato e quello nuovo, Isma’il, era paranoico, avido e violento. Poi, con una mossa che violava i principi fondamentali della sovranità, Isma’il pianificò la cessione di Damasco al nemico. E qui arriva Khatun Zumurrud, la madre di Isma’il’, che era contraria, e lui fu assassinato nel 1135.
Zumurrud non fu l’unica donna importante nel Vicino Oriente medievale. Il Regno di Gerusalemme, uno Stato Crociato Cristiano fondato dagli europei nel 1099, ebbe in quel periodo due regine: Melisenda e sua nipote Sibilla, le cui macchinazioni politiche, relazioni e ribellioni potrebbero competere con quelle del Game of Thrones. Ci furono anche Theodora di Gerusalemme, la regina vedova che fuggì dal mondo islamico con l’uomo amato (il cugino di suo padre), Alice di Antiochia, che provò due volte a impossessarsi del trono, e altre.

Miniatura del XIII sec.: matrimonio tra Sibilla di Gerusalemme
e Guido di Lusignano

Qual è il ruolo delle donne nel mondo medievale europeo? E nello Stato Crociato di Gerusalemme?

A quel tempo, le donne erano davvero cittadine di seconda classe. I loro diritti erano limitati in termini di eredità, possesso di proprietà, e matrimoni. Non erano fatte per il potere, se non per proteggere le terre e gli interessi dei lori mariti. Non era accettabile per una donna detenere il potere, sia in Europa che nel Vicino Oriente. Quello che è davvero interessante e che l’instabilità unica e lo stato di crisi costante delle Terre d’Oltremare [un altro nome con cui vengono chiamati gli Stati Crociati] offrivano alle donne maggiori opportunità non solo di ereditare il potere, ma anche di esercitarlo.

Deve esserci l’instabilità per sovvertire la struttura patriarcale?

Questo è solitamente un punto chiave per il potere delle donne. Fondamentalmente, perché potessero assumere il potere, dovevano mancare gli uomini adatti, sia perché non c’erano sono eredi maschi, sia perché i re e i loro eredi stavano morendo.

Ritratto del’Imperatrice Mathilda, da ‘History of England’, monaci di St. Albans, XV sec.;
Cotton Nero D. VII, f.7, British Library

C’è l’esempio di Matilde d’Inghilterra, una regina inglese che, in teoria, avrebbe potuto essere una delle prime regnanti. Suo padre, Enrico I, aveva un figlio ed erede, ma rimase ucciso nel naufragio della White Ship, quindi nominò Matilde come sua erede, una diretta contemporanea di Melisenda [di Gerusalemme]. Questo è un paragone importante, perché a Melisenda stava succedendo qualcosa di simile a ciò che accadeva nel Vicino Oriente.

La differenza è che lì non c’era possibilità che si verificasse una crisi di successione, perché gli Stati Crociati erano molto fragili e in continuo pericolo. Non potevano permettersi guerre civili come in Inghilterra, quindi esercitavano il potere a prescindere da esempi come quello di Matilde sull’eredità al trono, che costò una guerra civile di oltre un decennio.

Melisenda e Folco V, Conte di Anjou, sposati nel 1129.
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A proposito della Regina Melisenda di Gerusalemme: come conquistò il potere?

Melisenda era figlia di Baldovino II, terzo Re di Gerusalemme, che aveva quattro figlie e nessun figlio maschio, perciò chiarì subito che lei era l’erede al trono. Melisenda sposò l’uomo adatto, un certo Folco di Anjou, che era certo di essere nominato unico erede del Regno. Tuttavia, Baldovino, sul letto di morte, cambiò le regole e dichiarò di lasciare il Regno diviso in tre parti a Melisenda, Folco, e al loro figlio maschio, cosa che naturalmente fece infuriare Folco.

Poco dopo, scoppiò uno scandalo: qualcuno accusò il cugino di Melisenda, il conte Ugo di Jaffa, di tradimento e lo minacciò di combattimento giudiziario. Si vociferava che Melisenda avesse una storia con lui e questo sprofondò il Regno di Gerusalemme in qualcosa di paragonabile a una guerra civile. Ugo si ribellò, si alleò con gli egiziani di Ascalona, cercò di battersi con Folco e venne sconfitto. Dopo questo avvenimento, Ugo fu condannato all’esilio. Mentre aspettava, qualcuno tentò di ucciderlo. Venne accoltellato e morì poco dopo.
A questo punto Melisenda, furiosa per la morte di Ugo e per essere stata trascinata nello scandalo, iniziò ad affermare la sua autorità. Folco aveva davvero paura di lei e da quel momento il nome di Melisenda apparve in un atto esecutivo. Cominciamo a vedere la sua influenza nelle donazioni che fece per varie cause, come gli ordini militari, la Chiesa e poi… Folco morì, lasciandola reggente di suo figlio perché era troppo giovane per governare.

Ciò che è ancora più notevole è che anche quando il figlio raggiunse l’età per farlo, Melisenda continuò a governare e non gli cedette il potere. Alla fine, la questione di chi dovesse governare il Regno li rese nemici e, anche quando venne sconfitta, non restò veramente esclusa dalla politica: doveva solo fare un passo indietro. Fu una donna molto potente, dalla personalità magnetica, molto capace nel costruire alleanze importanti nel suo regno.

Gli Stati crociati nel 1135.

Qual è l’eredità degli Stati Crociati e delle donne che li hanno governati?

È una domanda difficile, perché i Crociati compirono azioni tremende, tra cui genocidi di massa, e diedero inizio al loro proto-colonialismo. La questione è spinosa, quindi direi onestamente che si tratta di una eredità molto negativa.

A proposito delle donne negli Stati Crociati, penso che il governo di Melisenda ebbe effetti sul ruolo delle donne del Medioevo in Europa, che vedevano donne al comando, e questo creò le circostanze adatte per le donne di ottenere maggior potere.

Penso anche che sia molto importante sapere che, inaspettatamente, le donne detenevano il potere sia in ambito cristiano, sia islamico. Si pensa alle principesse medievali sedute in solitudine nelle torri e, se sono islamiche, negli harem, incapaci di uscire e di istruirsi. Ma sappiamo che la moglie di Saladino [Ismat ad-Din Khatun, sposata nel 1176 dal sultano musulmano che riconquistò Gerusalemme dai crociati nel 1187] gli scriveva lettere quasi tutti i giorni e dirigeva le negoziazioni e gli assedi, ma i miti non sono sempre veri.

Perché queste donne sono state sottovalutate?

Perché la storia è scritta dagli uomini, spesso anche da uomini di chiesa e, ovviamente, nel Medioevo questi non avevano molte contatti con le donne. Quindi era grande il disagio di includere nelle cronache le storie delle donne, non essendo esse considerate all’altezza del potere e degli uomini. Anzi, spesso venivano attribuiti agli uomini le azioni compiute dalle donne.

Questo, di conseguenza, ha influenzato la quantità di informazioni che gli storici moderni ci danno sulle donne, perché le fonti e i materiali sono scarsi e, in assenza di prove importanti, è molto più difficile concentrarsi su di loro. Quindi, il progetto del mio libro era proprio quello di vagliare e raccogliere tutte le prove delle azioni di queste donne, cercando di raccontarle in modo accurato e convincente.

10 risposte a "Le donne “potenti” ma dimenticate"

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