Il romanzo incompreso

Credits: Getty Images

Il grande Gatsby è sinonimo di feste, sfarzo e fascino, ma si tratta di uno dei tanti equivoci sul libro, cominciati sin dalla sua prima pubblicazione.

di Hephzibah Anderson
BBC Culture, 10 febbraio 2021

Pochi personaggi della letteratura rappresentano in modo così forte l’Età del Jazz come Jay Gatsby. Quasi un secolo dopo essere stato scritto, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald condannato al genere romantico è diventato simbolo dell’emancipazione femminile, di fontane di champagne e interminabili feste. […]

Copyright © 1974 Paramount Pictures

L’equivoco è nato sin dall’inizio, con la storia stessa. Lamentandosi con il suo amico Edmund Wilson poco dopo la pubblicazione nel 1925, Fitzgerald dichiarò che “di tutte le recensioni, anche quelle più entusiastiche, nessuno aveva la minima idea di cosa parlasse il libro“… Il romanzo vendette poco e quando l’autore morì, copie molto modeste di una seconda ristampa erano ancora in svendita.

Le cose iniziarono a cambiare quando il libro fu selezionato come omaggio per i militari americani: durante la Seconda guerra mondiale, furono distribuite quasi 155.000 copie in un’edizione speciale per le forze armate. Alla fine degli anni ’50, il fiorire del sogno americano diede una spinta al romanzo e negli anni ’60 fu finalmente apprezzato. Da allora era diventato di una tale potenza nella pop culture che anche a quelli che non lo avevano letto pareva di averlo fatto, con l’aiuto, ovviamente, di Hollywood. Fu nel 1977, pochi anni dopo che Robert Redford recitò il ruolo del titolo in un adattamento cinematografico sceneggiato da Francis Ford Coppola, che il termine “gatsbiano” [nell’originale, “Gatsbyesque“, NdT].

Il libro, insieme allo sfarzoso e controverso film del 2013 diretto da Baz Luhrmann, soltanto nell’ultimo decennio ha generato graphic novels, a un musical e un’esperienza teatrale. Di qui in avanti, probabilmente ci capiterà di vedere altri simili adattamenti e tributi perché sono appena scaduti i diritti d’autore. Una dispendiosa mini-serie tv è già in lavorazione.

Se tutto questo lascia a bocca aperta i puristi di Fitzgerald, è probabile che qualche iniziativa del genere perpetui il mito di un party alla Gatsby, mentre altri potrebbero dare interpretazioni nuove di un testo del quale l’abitudine può impedirci di cogliere le complessità. Per esempio, il nuovo romanzo di Michael Farris Smith, Nick. Il titolo si riferisce, ovviamente, a Nick Carraway, la voce narrante di Gatsby, che qui ha la storia, quella di un cittadino del Midwest americano che torna cambiato dalla Prima guerra mondiale combattuta in Europa.

Come molti altri, per Smith il primo incontro con il romanzo è avvenuto al liceo: “Non lo capii per niente”, dice a BBC Culture. “Mi sembrava un mucchio di gente che si lamentava di cose di cui davvero non avrebbe dovuto lamentarsi”. Solo quando riprese in mano il libro prima dei trent’anni iniziò a capire la potenza del romanzo. “È stata una lettura molto surreale per me. Era come se qualcosa in quasi ogni pagina stesse parlando a me in modo inaspettato”, ricorda.
Arrivato alla scena in cui Carraway si ricorda all’improvviso che è il suo trentesimo compleanno, Smith era pieno di domande su che tipo di persona fosse realmente il narratore di Gatsby. “Mi sembrava che ci fosse a causa di qualche vero trauma se era così distaccato, perfino dal suo sé. Mi venne in mente che avrebbe potuto essere interessante raccontare la storia di Nick”, spiega. Nel 2014, ormai autore affermato sulla quarantina, si mise a fare proprio quello, senza dirlo né al suo agente né al suo editore. Solo quando consegnò il manoscritto 10 mesi più tardi apprese che la legge sul copyright lo avrebbe costretto ad aspettare il 2021 per pubblicarlo.

Smith sottolinea come l’ispirazione su Carraway gli sia venuta da una citazione di uno dei contemporanei di Fitzgerald: “Ernest Hemingway dice in Festa mobile che non avevamo fiducia in nessuno che non avesse fatto la guerra, e questo per me segnò l’inizio naturale per Nick“. Smith immagina Carraway, alle prese con questo trauma, mentre torna a casa, in un paese che non riconosce più, con un grido lontano da tutte quelle feste appariscenti, eppure è la ragione per cui il romanzo di Fitzgerald continua ad essere letto. “Forse non sono lo champagne e i balli, forse sono quelle domande su dove ci troviamo, il senso che tutto può sgretolarsi in qualsiasi momento, a rendere Gatsby sempre importante, da una generazione all’altra”.

Secondo William Cain, esperto di letteratura americana, Nick è il personaggio chiave per cogliere la ricchezza del romanzo. “Fitzgerald voleva usare la terza persona ma alla fine ha scelto Nick Carraway, il narratore in prima persona che racconta la storia di Gatsby e che sarebbe l’intermediario tra noi e lui… Dobbiamo essere consapevoli che lo vediamo dalla prospettiva molto particolare di Nick e attraverso la relazione molto ambivalente Nick e Gatsby, che è a un tempo piena di ammirazione e di critica severa”, dice. […]

Quando finalmente Smith riesce a pubblicare Nick, Smith torna ancora al Grande Gatsby prima dell’ultima stesura: “Penso che il romanzo si evolverà sempre nella mia testa, e cambiando sempre ciò che sono”, dice. “È quello che succede con i grandi romanzi”.

6 risposte a "Il romanzo incompreso"

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    1. Ma dai, Ale: alé! Io l’ho letto sia in originale che in italiano. Molto colpita.
      Pur non sapendo nulla di questi equivoci. credo di aver colto quello che c’era da cogliere.
      Peccato che il libro su Nick non sia ancora stato pubblicato in italiano.
      Mi toccherà leggere l’originale inglese, sono troppo curiosa, perché davvero Nick è il personaggio chiave.

      (grazie per esserti sorbito l’articolo, mio fedele lettore)

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      1. Ah, c’era un articolo da leggere? 🤪

        Comunque io leggo in italiano, ed è già tanto che capisca qualcosa così! 😛
        Comunque, a scanso di equivoci, mi riferivo al romanzo “Il grande Gatsby”, di cui ho visto (anche se ricordo un gran poco) il film con del 2013

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        1. E certo, a cosa ti dovevi riferire… (non hai letto l’articolo, furfante!).
          Il film con Redford di Francis Ford Coppola (1974) è “abbastanza” fedele al romanzo.
          E anche la versione in italiano del libro è “abbastanza” fedele all’originale.
          Il film successivo (2013) non ho manco avuto voglia di guardarlo. Di Caprio proprio non può reggere (opinione personale).
          Dovresti vedere l’altro. E leggere il libro, sì: ma prima fai lo sforzo di sorbirti l’articolo 😀

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  1. Un libro che io ho trovato malinconico in modo quasi disperato, come certi brani di jazz. Il film con Di Caprio è una baracconata, e tremo all’idea di cosa potranno fare in una fiction-tv. Interessante l’idea di questo libro, e molto bello il tuo articolo

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