Francia con l’Europa: lo studio di latino e greco

Il ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer ha annunciato di voler introdurre lo studio di latino e greco negli ultimi tre anni del ciclo superiore, auspicando la cooperazione di altri paesi europei.

France Culture
17 novembre 2021

Il 16 novembre 2021 è stata la prima Giornata europea delle lingue e culture antiche, giornata nel corso della quale Jean-Michel Blanquer ha sostenuto l’apprendimento di latino e greco. È un progetto che il ministro sviluppa in collaborazione con molti suoi omologhi europei e che aveva spiegato, il giorno prima, in un’intervista a Le Point. Perché questa scelta e questa alleanza europea a favore di latino e greco

Guillaume Erner ne ha parlato con Florence Dupont, latinista, ellenista, professoressa emerita dell’Université de Paris.


Cosa pensa dell’annuncio del ministro dell’istruzione?

In teoria è una cosa decisamente positiva, ma la situazione non è esattamente quella che descrive: non ci sono docenti di latino e greco perché le cattedre sono state soppresse, in particolare all’Università, quindi bisognerebbe raddoppiarle sia alle superiori che negli atenei. A quel punto, crederemo alle sue dichiarazioni.

Qual è la situazione?

Al momento, gli insegnanti non sono stati rimpiazzati e spesso le cattedre scompaiono. Non è la prima volta che ascoltiamo questo tipo di dichiarazioni, mentre da una ventina d’anni assistiamo a una continua perdita di cattedre.

Questo è dovuto anche al fatto che a ciò che si sente dire sulle lingue antiche, cioè che sono passatiste, elitarie…? 

Si, sono cose che si sentono dire, ma se sono elitarie è perché l’offerta non è sufficiente. Nei licei delle periferie, ci sono studenti, e genitori, per i quali è gratificante partecipare a questa “grande” cultura. Quando gli allievi seguono questi corsi hanno voglia di continuare, ma in molti licei si sentono dire che non è compatibile.

Jean-Michel Blanquer sostiene le lingue antiche insieme ai suoi omologhi italiani, ciprioti o grechi. Cosa succede negli altri paesi?

Ci sono esigenze economiche che tendono a sopprimere questi insegnamenti. Penso che la politica del latino e del greco si faccia a Bercy [quartiere amministrativo di Parigi, dove si trova il Ministero dell’Economia, delle Finanze e dell’industria francese, NdT], e non a casa di Jean-Michel Blanquer, che deve sottostare a restrizioni economiche.


Jean-Michel Blanquer (Parigi, 4 dicembre 1964), avvocato e professore, è stato nominato ministro dell’Éducation nationale, de la Jeunesse et des Sports dal Presidente della Repubblica il 6 luglio 2020.
Era già stato nominato ministro dell’Éducation nationale il 17 maggio 2017 e dell’Éducation nationale et de la Jeunesse il 16 octobre 2018.

Fonte: education.gouv.fr

12 risposte a "Francia con l’Europa: lo studio di latino e greco"

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    1. È difficile capire quanto quelle lingue antiche siano “attuali” e quanto, anche inconsapevolmente, le portiamo con noi tutti i giorni (linguaggio, mestieri, varie discipline…). Alle medie – come in realtà è scritto su France Culture quando descrive la proposta – secondo me è totalmente inutile, però è triste notare quanto possa diventare inutile anche nei licei dove vengono studiate sin dall’inizio (cosa che forse in Francia non avviene, perciò… meglio tardi che mai!). Si passano due anni a spaccarsi schiena e meningi sulla grammatica, importantissima, poi praticamente viene abbandonata e si passa alla letteratura, con qualche “versione” copiata da Internet 😦. Risultato? Se poi ti serve all’università, devi fare i corsi di recupero

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        1. Certo, pensiero e ragionamento sono molto aiutati da quel tipo di formazione. E infatti anche io ho parlato di altri ambiti. Ma sono della “scuola” di quelli – piuttosto illustri – che sostengono, e qui estremizzo un po’ che senza linguaggio non vi sia pensiero.

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          1. Io ne ho sentito molto la mancanza, e ho potuto recuperare (poco, eh), con dei corsi “volontari”, extra-curricolari, per potermi poi barcamenare in materie già toste di per sé, ma che lo sarebbero state ancor di più se non mi fossi un po’ infarinata come una scaloppina…

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            1. In compenso me so’ ‘nzeppata de bbbònissime soupes à l’oignon e di Sunday roasts (che se è di montone fa abbastanza schifo), così ho un mestiere di traduttrice. Evvabbè… A parte gli scherzi, non sai quanto latino e greco siano utili anche per tradurre, per maturare l’Arte (artigiana) del tradurre, che per me è quella di porsi i problemi.

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                1. E-SAT-TOOO!!! L’etimologia! Eh, Ale, c’è sempre tempo: a causa della “mancanza” che sentivo e su cui ho già commentato, io mi sono iscritta a Lettere a… 44 anni. Chefffatiiikaaa! Però ero una diligente scolaretta (davvero, frequentavo sempre, come quando si va a scuola), ho dato un sacco di esami su materie da spaccarmi il cervello (non ne ho molto) e ho fatto la mia porka fighiura!!!

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                    1. Sì, i primi anni nelle miniere di cobalto in Congo (o Uganda? Non ricordo) e poi latino e greco – e tante altre cose – in qualche centro di eccellenza. In Italia ce ne sono 4 o 5, altrimenti direttamente Harvard o similia 😀

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