Gorni Kramer, Crapa Pelada. Imitando Duke Ellington

Negli anni ’30, pur essendo un genere musicale piuttosto giovane, il jazz iniziava a contaminare anche la musica italiana. Nel 1936 Gorni Kramer utilizzava una filastrocca milanese sugli accordi di un celebre pezzo di Duke Ellington.

di Leo Ravera
[Note di lunedi n. 123]
31 gennaio 2022

Il testo della filastrocca è al limite del non-sense, mentre armonia e melodia ricalcano piuttosto fedelmente il famoso brano di Duke Ellington.

Crapa pelada la fà i turtei
Ghe nè dà minga ai soi fradei,
I so fradei fan la frittada
Ghe ne dà minga a Crapa pelada


Crapa Pelata fa i tortelli,
non gliene dà ai suoi fratelli
I suoi fratelli fan la frittata,
ma non la danno a Crapa Pelata.

Il primo giro strumentale è suddiviso tra fisarmonica, sax tenore e tromba. Il secondo giro è cantato così come il terzo giro nel quale ascoltiamo un improvvisazione vocale in stile scat, mentre il coro risponde con un riff che riprende l’originale di Duke Ellington It Don’t Mean a Thing.

Lo spartito di Crapa Pelada, etichettato ‘fox trot’

[vedi nota]

Duke Ellington e la sua orchestra eseguono “It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing)” nel 1943. Il brano fu composto nel 1931 da Duke Ellington, con testo di Irving Mills. La voce è di Ivie Anderson, mentre al trombone c’è Joe Nanton, e Johnny Hodges al sassofono esegue gli assolo strumentali.
Il brano fu scritto e arrangiato nell’estate del 1931, mentre la band suonava Lincoln Tavern di Chicago.
Il titolo era una frase che era solito ripetere l’ex trombettista di Ellington Bubber Miley, che in quei giorni stava morendo di tubercolosi.
La canzone divenne famosa, spiega Ellington, “come espressione di un sentimento prevalente tra i musicisti jazz del tempo”. È probabilmente il primo brano a usare il termine “swing” nel titolo, introducendolo nel linguaggio comune e anticipando di tre anni l’età dello Swing.
Come fece allora, la musica del Duca a conquistare tutti? Una grande capacità compositiva unita all’improvvisazione e a un gusto che alcuni hanno accostato a compositori ‘classici’ non sospetti come Prokofiev e Stravinsky.
Il brano, per via della sua irresistibile energia, negli anni fu interpretato dal vivo molte volte. Da Ella Fitzgerald in Live At Côte D’Azur, It Don’t Mean a Thing è arrivato sino al nuovo millennio: nel 2014 è stato coverizzato da Tony Bennett e dalla celebre pop star Lady Gaga.

Testo:

What good is melody?
What good is music?
If it ain’t possessing something sweet

It ain’t the melody
It ain’t the music
There’s something else that makes this song complete
(Bo dolled dolled do da…)

It don’t mean a thing if it ain’t got that swing
(Do Do a Do ap…
Well it don’t mean a thing all you got to do is sing

It makes no difference if it’s sweet or hot
Just give that rhythm ev-ry-thing you got YES

It don’t mean a thing if it ain’t got that swing

It don’t mean a thing
It don’t mean a thing if it ain’t got that swing boy

(Ba ba doo dah doo…)

I said it don’t mean a thing and all you got to do is sing

(La la la…)

Now it makes no difference if it’s sweet or hot
Just give that rhythm ev-ry-thing you got OHH
It don’t mean a thing boy, if it ain’t got-a-that-a-swinga

Doo Wap

Show me


Fonti: YouTube e SWING NOW


Questa registrazione è un documento importante perché testimonia la precoce attività di Gorni Kramer, musicista che nel dopo guerra sarebbe stato uno dei protagonisti della diffusione del jazz in Italia.
Il brano dimostra che già negli anni ’30 c’erano in Italia musicisti capaci di suonare musica jazz di buon livello, ed è anche un primo esempio di quel connubio tra jazz e cabaret che sarà tipico degli anni ’50 e ’60.
La formazione completa della band: Gorni Kramer (fisarmonica e voce), Armando Camera (chitarra e voce), Romero Alvaro (pianoforte e voce), Nino Impallomeni e Baldo Panfili (tromba), Francesco Carbone (trombone), Libero Massara (sax tenore), Ubaldo Beduschi (contrabbasso), Luigi Redaelli (batteria).

Ultima annotazione: la più celebre “testa pelata” degli anni ’30 era senza dubbio Benito Mussolini, ed anche se il testo della canzone non fa alcuna allusione in tal senso, non è difficile pensare che il brano celasse una sottile presa in giro.
Con Crapa pelada, Gorni Kramer riesce a suonare un noto pezzo di Duke Ellington aggirando la censura di regime, e allo stesso tempo si fa beffe di quello stesso regime.

Nota: il video del brano originale, il commento e il testo sono una mia integrazione e non fanno parte dell’articolo di Leo Ravera.

2 risposte a "Gorni Kramer, Crapa Pelada. Imitando Duke Ellington"

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  1. Geniale! Mia.madre mi parlava di quanto in quegli anni fosse avanti musicalmente Natalino Otto, costretto a suonare sulle navi per non urtare troppo il regime fascista che non amava molto i generi musicali americani. Curioso che uno dei figli di Mussolini diventò un discreto jazzista…

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