Un nuovo archivio dedicato a Marcel Duchamp

Registacompositore, pittore, Duchamp, come tutti sanno, ha portato un orinatoio in una galleria d’arte. È stato un grande protagonista dell’avanguardia di inizio XX secolo, ma c’è molto altro: oltre 13.000 documenti e 50.000 immagini, ora sul Duchamp Research Portal, dedicato alla vita e al lavoro di un artista rivoluzionario.

Open Culture, 28 gennaio 2022
via Kottke

Frutto della settennale collaborazione tra il Philadelphia Museum of Art, la Association Marcel Duchamp e il Centre Pompidou, questa incredibile collezione digitale include molti pezzi collegati al lavoro più conosciuto dell’artista: “Il Grande Vetro” di Mariée mise â nu par ses célibataires, même; la Monna Lisa baffuta; gli scioccanti tentativi di affidare il movimento fisico alla tela; e l’orinatoio, Fountain.

Ma i suoi “pezzi più interessanti”, scrive Daniel Cassidy di The Art Newspaper, “sono spesso i più intimi e coinvolgono altri grandi protagonisti dell’evoluzione dell’arte del XX secolo. Una lettera del 1950 — con enigmatiche note a margine — da Breton. Una cartolina del 1933 a Constantin Brâncuși. Molte istantanee dell’amico e gigante di quell’epoca, Man Ray.”

Questi nomi suoneranno familiari ai lettori di Open Culture, dove abbiamo già presentato Brâncuși on film e portraits of 1920s cultural icons by Man Ray — che non sempre lavoravano in modo formale. Ma nessun artista può essere compreso appieno solo attraverso le sue opere descritte nei manuali di storia dell’arte.
Visitate il Duchamp Research Portal (o cliccate su “show me more” per cambiare le immagini sulla prima pagina) e vedrete scorrere un percorso artistico vissuto pienamente: la pianta del suo studio sulla West 67th Street; un telegramma del 1940 al mecenate americano Walter Conrad Arensberg (“HOLDING SHIPMENT OF MASK AWAITING CONFIRMATION OF INSURANCE AND ADDRESS”); un profilo del 1954 su un giornale francese; e una serie di immagini in cui Duchamp è affiancato a una Eve Babitz svesita, la “it-girl” di Los Angeles — non solo quella famosa che giocava a schacchi.

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16 risposte a "Un nuovo archivio dedicato a Marcel Duchamp"

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    1. E poi… magari! A parte alcuni, anche un po’ tosti da digerire ma che comunque ci provano, c’è da mettersi le mani nei capelli. Tra quelli che sono rimasti all’impressionismo e quelli che vanno in brodo di giuggiole per emeriti sconosciuti che fanno capire il motivo della chiusura delle gallerie d’arte e i pastrocchi che fanno i musei, con qualche opera del grande artista e una serie di robe (forse giustamente) ignote.

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        1. D’accordissimo. Ci manca solo che i critici organizzino le gite in pullman. Le gallerie si prestano a tutto perché sono alla fame. La parte più bella dei musei sono spesso i Book Shop, ma poi ci sono i gadget. E bar e baretti, tavole calde e fredde, lounge-bar che suona molto figo e poi non so perché non ne visito più da anni. Ho perso il polso, sempre che batta ancora, a parte la cassa

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  1. Negli ultimi anni, forse, ho beccato un paio di cose decenti. C’è poi un responsabilità di molti artisti che non si relazionano, non creano pensiero condiviso. Preferiscono elemosinare prebende, spazi e attenzioni, autocelebrarsi e vanaglorificarsi della propria mediocrità.

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    1. Eh, vabbè, se so’ mediocri e vanagloriosi, meglio che non si relazionino.
      Poi, secondo me, sta all’intuito del “talent-scout” (critico, storico, accademico, mercante, mecenate, non importa) acchiapparli e, se proprio vuoi (vedo che vorresti) metterli insieme 🙂

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        1. Pensi sempre all’apeblog! Grazie, stasera metto tartine di pane bianco cancerogeno abbrustolito spalmate di burro, finto caviale e limone. Anche io giro molto per sottoboschi, ma di solito, e ormai (sarò sfortunata) sono mediocri. Quelli di prima erano eccellenti. Ma parlo soprattutto di quelli letterari e poetici dai quali cerco di non farmi affliggere troppo.

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            1. È del ’77, se non sbaglio, ma non l’avevo mai sentita. Ero già musicalmente attiva, e precocemente, dal ’72, ma mi dedicavo principalmente al rock. Poca musica italiana. Questo, senza offesa, eh, ché ho ammesso la mia ignoranza, mi ricorda un po’ il Lolli. Grazie, comunque

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