Il Museo del Marmo di Carrara: c’è da restarci di marmo

A Carrara si parla di smembrare lo storico Museo del Marmo per spostarne una parte nel centro storico, a tre km di distanza. Ecco perché è un progetto scientificamente improponibile.

di Federico Giannini
Finestre sull’Arte, 22 gennaio 2022

Immagine. MARMO + Mac

[…] Sembra che ultimamente le campagne elettorali non possano fare a meno di tirare in ballo progetti museali scientificamente improponibili: accade dunque che a Carrara l’attuale amministrazione del Movimento 5 Stelle proponga di smembrare il Museo del Marmo per spostarne una parte dalla sua attuale sede a Palazzo Pisani. Per ammodernarlo? Per rispondere a un allargamento delle collezioni? Per urgentissime e indifferibili esigenze? Niente di tutto ciò: lo spostamento sarebbe esclusivamente motivato da ragioni turistiche. “Questa scelta”, ha dichiarato il gruppo consiliare pentastellato carrarese, “deriva da un’analisi precisa: il turista che attualmente visita il museo del marmo si ferma allo Stadio, zona lontana da qualsiasi altro punto di interesse, poi risale su auto o pullman, si dirige alle cave e a tour finito lascia il territorio. Un museo visitabile nel centro storico, collegato in un percorso che da Piazza Alberica passa a Palazzo Pisani, Palazzo Rosso (futura sede della gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti, altro progetto di questa amministrazione) proseguendo con l’Accademia stessa, ma anche Palazzo Binelli, Palazzo Cucchiari fino ad arrivare al MUDAC, porterebbe i turisti a fermarsi e visitare i musei, le piazze, i monumenti che sono tornati a splendere grazie ai molti interventi di pulizia e restauro fatti in questi anni e ai molti che partiranno a breve”. Nota a margine: la zona Stadio dista cinque minuti di auto (2,9 chilometri) dal centro storico.

Il museo del Marmo: esterni.

Il Museo del Marmo, il primo museo pubblico di Carrara, ha sede, fin dal momento della sua apertura nell’aprile del 1982, in un bell’edificio costruito tra il 1962 e il 1965 su progetto di Dante Petrucci ed Ezio Bienaimé, in una zona della città che dista circa tre chilometri dal centro storico. Progettato inizialmente per ospitare la Mostra Nazionale del Marmo, fu poi sede dell’Internazionale Marmi e Macchine prima di ritrovare la propria vocazione espositiva e diventare definitivamente, su coordinamento di Enrico Dolci che ne ideò il progetto museologico, sede del primo museo cittadino, interamente dedicato alla storia del marmo, e arrivato nel tempo a contare diverse sezioni […].
L’edificio stesso è uno dei più interessanti esempi italiani di architettura organica: nato per esposizioni temporanee, fu poi riallestito e trasformato per adattarsi all’esigenze di una raccolta permanente.

Museo del Marmo: ingresso, sezione di archeologia romana, sezione di storia locale.

L’ipotetica nuova sede è invece una dimora nobiliare secentesca, fortemente rimaneggiata nei secoli successivi, a lungo sede di uffici comunali e di associazioni cittadine, e in procinto (e in attesa) d’esser sottoposta a un progetto di recupero che la risollevi dal suo pluriennale degrado. L’idea dei pentastellati è quella di lasciare nell’attuale sede le sezioni di archeologia romana e archeologia industriale, e destinare le sale liberate dalle altre sezioni “ad attività compatibili come la formazione di alto livello e l’esposizione di progetti di pregio legati al marmo, anche col fine di rendere la struttura economicamente autosostenibile”.
[…] In pratica, un sistema museale che conta una media di poco più di cinquemila visitatori a istituto, e il gruppo consiliare a 5 Stelle, in questa situazione, favoleggia di musei “economicamente autosostenibili”. A Palazzo Pisani arriverà invece tutto il resto, e lo spostamento servirà, affermano gli estensori del progetto, “a creare nel cuore della città un racconto della sua storia utilizzando come mezzo il marmo”. Ora, la proposta di spostare il Museo del Marmo intanto priverebbe la città di un museo per molto tempo: ci vorrebbero anni per riadattare Palazzo Pisani a nuova sede del Museo del Marmo, quindi anche per i tanto agognati flussi turistici una lunga attesa sarà ineludibile. Ma al di là di ciò, si tratta d’una proposta comunque impresentabile, e se perseguita con l’intento di portare turisti nel centro storico diventa anche pericolosa e antiscientifica, oltre che inutile. In sostanza, da terrapiattisti della museologia, e questo per ragioni di carattere scientifico, storico, gestionale e anche turistico.

Sulle ragioni scientifiche: va ribadito che un museo non è come il tinello di casa propria, che si può riarredare a piacimento spostando i mobili da un’altra parte. Un museo risponde sempre a un progetto scientifico che molte volte è inscindibile dalla sua sede, soprattutto se poi a quella sede è storicamente legato, come s’è visto e come si specificherà meglio più avanti. In questo caso si parla d’un museo che ha una collezione legata a sale ideate e adattate appositamente per conservare testimonianze preziose, a partire dalla marmoteca, indissolubilmente unita al contesto che la ospita, ma si potrebbe dire lo stesso per la sezione di archeologia industriale, che peraltro per le parti esterne non si può portare in centro. E qual è allora il senso logico e scientifico [della proposta]? […] ogni tanto si potrebbe anche dare ascolto alle persone competenti: non vale solo per il Covid ma anche per i musei, che non sono gingilli da modificare a estro. Poi, il trasferimento d’un museo presso un’altra sede è un’operazione che si compie raramente, e la si esegue solo per ragioni fondate (una sede non più adatta a ospitare una raccolta in forte crescita, o una sede non più idonea perché fatiscente, o ancora perché le esigenze del museo sono radicalmente cambiate, per esempio a causa di grossi afflussi di visitatori che non rendono più sostenibile o sicura una sede precedente… e [nessuno di questi sono] il caso del Museo del Marmo). E di solito, quando si decide di spostare un museo importante come il Museo del Marmo, si progetta una sede ex novo: è molto difficile che s’intervenga su di una diversa sede già esistente per una raccolta così consistente.

Quanto alle ragioni storiche, va rammentato che ad aprile 2022 il Museo del Marmo festeggerà il suo quarantesimo compleanno. Come ricordato, è stato il primo museo pubblico di Carrara e si trova nei padiglioni di viale XX Settembre dal 1982. Le persone che avevano lavorato al progetto avevano scelto l’attuale sede anche in continuità con la Mostra Nazionale del Marmo che vi si era tenuta negli anni Sessanta, avendo già dato prova di essere un edificio adatto allo scopo: peraltro Dante Petrucci è anche lo stesso architetto che ha progettato il Municipio. C’è dunque, volendo, anche una sorta di sovrapposizione tra l’immagine del Museo del Marmo e l’idea che la città ha di se stessa. Si vede il Museo del Marmo, e si ripensa alla storia di Carrara di quegli anni. Certo, non stiamo parlando dei Musei Capitolini o di un museo dalla storia plurisecolare, ma celebrare i quarant’anni del museo con uno smembramento per spostarne una parte in una dimora nobiliare secentesca, completamente fuori contesto, forse non è il modo migliore per rendergli omaggio. […]

Ragioni gestionali: in questo caso va ricordato che i musei non esistono in ragione dei soli turisti. Certo, il turismo è una componente importante del paesaggio museale, ma non è l’unica e spesso non è neanche quella preponderante. Sulla base della frequentazione, uno dei più recenti manuali di museologia, il Falletti-Maggi, individua quattro tipi di musei: il museo leader (tanto pubblico, sia locale che turistico, molto fidelizzato), il museo icona (tanto pubblico, per lo più turistico, poco fidelizzato), il blockbuster locale (tanto pubblico, per lo più locale, molto fidelizzato), il museo marginale (poco pubblico, e poco fidelizzato). Prima di prendere decisioni che potrebbero rivelarsi inadatte è stato fatto uno studio sul pubblico, reale e potenziale, del Museo del Marmo? Il Museo del Marmo è soprattutto un museo di territorio, eppure ci sono carraresi che non lo visitano dalla gita di prima media. E allora non sarebbe forse il caso di pensare, prima di tutto, a come renderlo più attrattivo per la comunità? […]

Infine, le ragioni turistiche: il gruppo consiliare parla di una “analisi precisa”. Da chi è stata fatta? È stata affidata a uno studio o a un consulente esperto di flussi turistici? Sono state adeguatamente analizzate le potenzialità del sistema museale carrarese, è stata eseguita un’indagine accurata sui punti di forza e su quelli di debolezza, sulle minacce e sulle opportunità? Ci sono dati approfonditi sulla composizione dei flussi, sugli interessi di chi visita Carrara, sulle criticità più e meno evidenti? Nell’attesa di saperlo, si può partire da ciò che si può rilevare empiricamente: un Museo del Marmo poco attrattivo per i turisti non diventa improvvisamente attrattivo perché viene spostato nel centro storico. Altrimenti, il Museo della Marineria di Cesenatico, peraltro pure molto interessante e ben organizzato, farebbe più visitatori del Louvre. E il centro storico di una città come Carrara, che dopo una cert’ora ha un movimento simile a quello d’un villaggio sperduto dei Carpazi, non diventa improvvisamente la Riccione del Tirreno solo perché è stato spostato un museo.

Non è un problema di sede: è un problema di motivazione. Chi visita il Museo del Marmo ora come ora non è un turista che ci capita per caso, ma è un visitatore che sa perfettamente cosa andare a vedere, e se vuole andare a visitare il centro storico, ci va. È un museo altamente specializzato: non è un grande attrattore, e i visitatori lo vanno a vedere o perché molto interessati o perché si trovano già in zona, magari conoscono già il centro della città, e se hanno tempo vanno al Museo del Marmo. […]

Con un ipotetico spostamento a Palazzo Pisani, il visitatore a cui non importa niente della città, appena finita la visita, prenderà la macchina e se ne tornerà da dov’è venuto. Anzi, magari rivolgerà pure qualche insulto all’amministratore, perché gli ha diviso il museo in due parti, di cui una distante tre chilometri dall’altra, e gli ha fatto perdere tempo. Il Museo del Marmo non ha la forza di trascinare l’intera città, a meno che non ci s’inventi qualcosa di nuovo ogni sei mesi che porti il pubblico a tornare spesso e a fermarsi volentieri […]. C’è una quantità di spazi altissima per un centro storico dove abitano circa settemila persone, con una varietà peraltro sorprendente, perché vi si possono trovare l’arte antica, l’arte contemporanea, l’arte otto-novecentesca, la street art, gli artisti locali. Ha senso buttare nella mischia un altro museo? No: perché se il turista non viene a Carrara nonostante quest’offerta, allora il problema non è l’offerta. L’amministrazione locale vuole fare un favore al Museo del Marmo? Prima di spostarlo, si cominci a dotarlo di una direzione (dei tre musei carraresi è l’unico a non avere un direttore), e se non è possibile si potrebbe almeno dotarlo di un sito web decoroso (al momento il potenziale visitatore che cerca su Google si troverà dinnanzi a un’indecente paginetta sul sito del Comune: in tanti anni nessuno ha pensato di porre rimedio a questa situazione, inaccettabile nel 2022 in una città come Carrara?), e magari anche di un catalogo aggiornato, dato che l’ultimo risale al 2006, e da allora ci sono stati cambiamenti non di poco conto. Partiamo dalle basi insomma! Sarebbe un bel regalo di compleanno.

3 risposte a "Il Museo del Marmo di Carrara: c’è da restarci di marmo"

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  1. I cavatori di marmo si beccarono l’ira di Crispi, che inviò l’esercito – in violazione dello Statuto Albertino che ne prevedeva il ricorso con la proclamazione dello stato di emergenza solo in caso d’invasione straniera – contro le loro proteste e quelle dei contadini Siciliani dei Fasci. Tornerò a vedere il Museo.

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