Il dado è tratto! E viene fuori “uno”

“Uno. Il battito invisibile” di Giulio Busi è il primo titolo della nuova collana che il Mulino dedica alle «Storie di numeri», curata da Umberto Bottazzini. Da sempre i numeri sono la misura del cammino umano non solo per contare ma anche per raccontare storie.

di Marco Carminati
Il Sole 24 Ore, Domenica
16 gennaio 2022

Illustrazione di Guido Scarabottolo

Ogni libro della collana sarà dedicato a un numero e ogni numero sarà l’occasione per invitare il lettore a guardare da una prospettiva originale temi e aspetti del mondo della cultura, attraverso racconti e suggestioni provenienti dai campi più diversi, dalla filosofia alla teologia, dalla psicologia alla letteratura, dalla musica all’arte.
Nel raccontare il numero “Uno” Giulio Busi anticipa per i lettori della Domenica la sua avventura, iniziata davanti a un dipinto, I “Giocatori” di Georges de La Tour. Nei quadro ci sono cinque personaggi raccolti attorno al tavolo notturno: tre giocano e due guardano giocare. I dadi hanno sfiorato il tavolo e si sono arrestati. Per un lungo attimo, ogni movimento è sospeso. I protagonisti del quadro contemplano i tre dadi: i tre lanci hanno dato lo stesso risultato. Uno.

Immaginando il suo libro dedicato all’Uno come un diario di viaggio Giulio Busi è partito dalla parole: l’Echad ebraico, l’ekam sanscrito, il wachid arabo, l’hen in greco, e l’unum dei latini “uno” è, in lingue tra loro lontane, il segno assiduo dell’Altro che si fonde a noi, del tutto che ci guida e ci chiama a sé.
In che modo rispondere a questa chiamata? Con il silenzio, come ci suggeriscono i filosofi, o con l’eloquenza della parola? Con l’immobilità assoluta o attraverso il movimento incessante di chi non ha o non vuole altra patria se non quella dell’Uno? Ciascuno deve seguire la propria via, scegliendola tra le tante che gli si aprono davanti. La strada adatta a lui, quella che ripercorre le linee, irripetibili, della sua biografia e del suo destino.
In nome di questa libertà, ha voluto compiere alcuni esperimenti con l’Uno, in un alternarsi di dicibilità e di silenzi. Forse perché ha frequentato lungamente i racconti chasidici e le leggende cabbalistiche, l’autore è convinto del valore euristico del narrare. Raccontare, raccontarci, è spesso il solo modo di approssimarsi al segreto. Alle narrazioni di esperienze, personali e sicuramente minori, ma non per questo insignificanti, si affiancano alcune grandi lezioni tratte dal lavorio dei poeti, dalle tradizioni religiose, dalle indagini filosofiche. Busi ha sempre amato le conterie veneziane, le perline di vetro che dalla laguna si sono sparse, nei secoli, in tutto il mondo. Monili umili, colorati, con una loro gioiosa semplicità. Ha cercato d’infilare le parole del libro come una collana di perle muranesi, screziate e allegre, anche quando sfioravano la morte e l’aldilà.
L’Uno ci avvolge, e il suo battito invisibile pulsa in noi.


Nota
I commenti (spero che lo siano comunque) saranno “moderati”.
In questo periodo, malgrado abbia ripreso a pubblicare spesso, temo di non poterli seguire con la dovuta tempestività (ho mia madre in ospedale dal giorno di Natale…), perciò… portate pazienza!
Grazie
FA minore

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