A che titolo

I titoli degli articoli, o i loro equivalenti contemporanei, le “anteprime” sui social network (spesso coincidono), sono più che mai il principale formato di informazione delle persone sulle cose del mondo…

“Charlie”, Il Post
19 dicembre 2021

… ancora di più in questi anni di “bombardamento di informazioni” in cui è dimostrato che sempre più spesso leggiamo solo i titoli degli articoli (e spesso li commentiamo persino, senza leggere gli articoli, come ha notato Twitter), e anche che spesso le informazioni contenute nei titoli prevalgono su quelle contenute negli articoli, quando c’è una discrepanza.
La scrittura dei titoli, nelle redazioni, è affidata a giornalisti che si occupano della “macchina” del giornale, non a chi abbia scritto l’articolo: questo perché ci vuole una capacità speciale nel condensare in poco spazio due funzioni maggiori dei titoli, ovvero sintetizzare fedelmente la notizia o il tema maggiore dell’articolo, e farlo in maniera attraente perché il lettore sia motivato a leggerlo.
Le esigenze dell’informazione digitale, e del passaggio dall’anteprima (sulle homepage, o sui social network, o su Google) alla pagina dell’articolo per ottenere ricavi pubblicitari, hanno sbilanciato le priorità verso la seconda: portare il lettore sull’articolo, anche sacrificando la fedeltà alla notizia (alle estreme conseguenze: il cosiddetto clickbait).
Alcune testate in tutto il mondo si fregiano di mantenere un rigore nella costruzione dei propri titoli, in modo che mantengano fedeltà e chiarezza, anche a scapito dell’originalità e dell’attrattiva (è una critica che ricevono alcuni titoli del Post, a volte didascalici fino al rischio della noia): questa settimana ne ha scritto la giornalista che svolge la funzione di “public editor” esterno di NPR, il sito della radio pubblica statunitense, citando alcuni esempi criticati dai lettori (è interessante per esempio il conflitto di scelte in un articolo intitolato “Negli Stati Uniti la democrazia è in declino, ma non ci sono solo cattive notizie, dice una ricerca”: privilegiare l’allarme sul declino di partecipazione democratica senza attenuarlo con la seconda frase, oppure offrire anche un dato meno pessimista aggiungendo la frase stessa?).

“Se siete dei consumatori di news su un apparecchio digitale, è probabile che siate stati attratti da un titolo ingannevole. Alcune testate giornalistiche ne hanno fatto un’arte. Tutte quante, a un certo punto, inciampano nel desiderio di attrarre attenzioni e producono un titolo bugiardo o due.
NPR, governata dalla sua missione di creare un pubblico più informato, è tra le redazioni meno suscettibili di impiegare queste pratiche truffaldine. E malgrado questo, non passa una settimana senza che riceviamo qualche tipo di lamentela su un titolo.
Immaginiamo che almeno una parte di coloro che scelgono di informarsi su NPR lo faccia perché ha delle aspettative alte. Alcune di queste aspettative possono essere incentivate dal fastidio che abbiamo vissuto tutti dopo aver dedicato il nostro tempo a un articolo su qualche altra testata che ci ha deluso”
.


Nota
I commenti (spero che lo siano comunque) saranno “moderati”.
In questo periodo, malgrado abbia ripreso a pubblicare spesso, temo di non poterli seguire con la dovuta tempestività (ho mia madre in ospedale dal giorno di Natale…), perciò… portate pazienza!
Grazie
FA minore

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