All’asta l’unico edificio con un murale di Caravaggio

Roma. Il Casino dell’Aurora, parte dell’enorme Villa Ludovisi, sarà messo in vendita per ben 471 milioni di euro. Occasione d’oro per nuovi mecenati vogliosi di sbarcare in Italia. Ma è davvero una cattiva notizia?

rielaborazione di un articolo
di Massimiliano Tonelli
Artribune, 25 dicembre 2021

Immagine: Il Casino dell’Aurora della Villa Ludovisi a Roma.

Il 18 gennaio andrà all’asta il Casino dell’Aurora, importante edificio della tenuta Ludovisi, grande appezzamento romano dove oggi sorge l’omonimo quartiere Ludovisi realizzato dopo l’Unità d’Italia e la proclamazione di Roma Capitale. Non è l’unico edificio superstite della Villa: lo è infatti anche il Palazzo Grande, sebbene difficile da visitare essendo annesso in perpendicolare a Palazzo Piombino Margherita, oggi sede dell’inaccessibile Ambasciata degli Stati Uniti […].

Come mai il monumento sta andando all’asta? Lo ha deciso il Tribunale di Roma visto che, a seguito della morte dell’ultimo rampollo della storica famiglia Boncompagni Ludovisi, il Principe Nicolò, gli eredi non riescono a mettersi d’accordo… Le liti vanno avanti dal 2018 tra carte bollate e pignoramenti che però nessuno può permettersi di riscattare. Il Tribunale così dispone per l’asta. Lo storico dell’arte prof. Alessandro Zuccari, incaricato dai magistrati capitolini di dare un valore alla villa e agli annessi, snocciola una cifra mostruosa: 471 milioni di euro! Insomma la villa diventa parte decisamente fondamentale del lascito di Don Nicolò.

Il Casino dell’Aurora in un disegno dei Seicento del Falda.
L’edificio era molto piccolo prima dell’ampliamento di metà Ottocento.

Ma come si crea questo valore? I Ludovisi (poi Boncompagni Ludovisi) ne vengono in possesso solo grazie al Cardinal Ludovico nel 1622, che prima acquisisce (probabilmente per dono di suo zio Papa Gregorio XV che nel frattempo l’aveva comprata) proprio la porzione del Casino dell’Aurora, si allarga ottenendo dagli Orsini la parte dove realizzerà il Palazzo Grande e poi acquisisce dagli Altieri, dai Cavalcanti e dai Capponi alcune vigne circostanti.
Ne viene fuori una proprietà sbalorditiva da 35 ettari che andava dalle Mura Aureliane alla Salaria, da Piazza Barberini a Porta Pinciana: tutto l’attuale quartiere solcato dalla celebre Via Veneto. Il Ludovisi fece restaurare gli edifici al Domenichino (il Casino poi venne ampliato nel 1858 su tutti e quattro i lati) e disseminò il parco di una collezione di statuaria romana in parte conservata anche in un museo privato. Si tratta delle medesime statue che oggi possono essere viste a Palazzo Altemps (il Sarcofago Ludovisi, il Galata Suicida e altre), perché nel 1901 lo Stato Italiano decise di comprarle. 
Non è chiaro se il parco, che doveva essere davvero spettacolare, come raccontano tanti visitatori da Gogol a Goethe fino a D’Annunzio, fu progettato anch’esso dal Domenichino o se vi si cimentò André Le Nôtre, il giardiniere di Luigi XIV che contribuì alla sistemazione del verde di Versailles.

Immagini:
– a sinistra, Giovan Battista Falda, Veduta della VIlla Ludovisi con il Casino dell’Aurora sullo sfondo
– a destra, stesso autore, mappa dei Giardini Ludovisi (in basso si vede la Villa, in alto a sinistra il Casino tuttora superstite)

I Boncompagni Ludovisi in tempi più moderni, dopo la fine dello Stato della Chiesa, decisero di conferire le loro proprietà alle società immobiliari che stavano realizzando il quartiere di Via Veneto. Eleganti palazzi, uffici e alberghi oltre che larghe strade alberate si sostituirono all’antica villa e restò superstite solo il Casino dell’Aurora. Nacque qui uno dei quartieri più iconici del Dopoguerra, reso immortale da La Dolce Vita di Federico Fellini e oggi in fase di – speriamo – rilancio grazie a innumerevoli investimenti nel settore alberghiero.


La storia del Casino dell’Aurora e Caravaggio

Caravaggio: Giove, Nettuno, Plutone,
Casino dell’Aurora Ludovisi.

Il Casino dell’Aurora venne originariamente costruito per il potente Cardinal Del Monte. A Roma per conto dei Medici, Francesco Maria Del Monte abitava nel mediceo Palazzo Madama (l’odierna sede del Senato della Repubblica) e aveva dal 1595 la sua casa ‘di campagna’ nel Casino dell’Aurora (allora chiamato anche Casino del Monte o “belvedere” visto che era nel punto più alto di Roma), edificato probabilmente dal Maderno dove c’era la vigna di Cecchino del Nero, tesoriere di papa Clemente VII Medici.
Ma torniamo al Del Monte. In quegli anni il Cardinale, gran mecenate e appassionato d’arte, a Palazzo Madama ospitava e proteggeva Michelangelo Merisi e fu proprio il Caravaggio nel 1597 a decorare con un dipinto murale (non un affresco!) un piccolo gabinetto alchemico del Casino. […]
Oggi insomma nel Casino dell’Aurora c’è l’unico murale noto di Caravaggio al mondo. […]

– maggiori dettagli nell’articolo originale e completo


… Ma ciò davvero giustifica la cifra spropositata di quasi mezzo miliardo di euro? Basti pensare che le opere non sono di fatto commercializzabili sia per vincoli giuridici sia per vincoli fisici essendo realizzate su muro (il solo dipinto di Caravaggio viene quotato 310 milioni, rifacendosi però ad aggiudicazioni d’asta relative a normali quadri su tela liberi da vincoli) e l’edificio non può subire nessuna modifica essendo super notificato e sotto lo stretto controllo della Soprintendenza. Un grande investitore dunque difficilmente potrà realizzarci un lussuoso albergo e, anche se lo facesse, nessun business plan starebbe in piedi con un prezzo di acquisto delle mura così alto. Grosso rischio di asta deserta sebbene tutti i super-ricchi del mondo siano stato avvisati.

La cifra incredibilmente alta non ha impedito tuttavia le solite proteste ad altissimo tasso di retorica che si ripetono ogni volta che un bene culturale va all’asta o cambia proprietà. Si parla di “svendita”, di un bene che “dovrebbe tornare in mani pubbliche” (così il solito Tomaso Montanari); ma come abbiamo visto l’edificio è sempre stato di proprietà privata. Si parla di “grande speculazione edilizia” facendo riferimento al quartiere Ludovisi realizzato al posto della storica villa; ma Roma dove avrebbe dovuto espandersi quando ha iniziato a crescere? Ovviamente nei terreni non edificati adiacenti all’abitato. E così ha fatto. Ma per i sacerdoti del no a tutto ogni cambiamento è “speculazione” e così nascono le petizioni. Quella dedicata a questa storia si avvia a raggiungere le 10.000 firme, benché si avventuri perfino a chiedere l’utilizzo dei soldi del PNRR per impedire che “un altro pezzo d’Italia vada svenduto”…

In realtà… quando qualche facoltoso paperone d’oltreconfine viene a investire da noi è sempre una buona notizia, si tratta solo di saper gestire al meglio queste risorse private attratte dalla nostra bellezza ed è una delle poche strade che abbiamo per rendere sostenibile la tutela del patrimonio smisurato di cui disponiamo. Nella fattispecie l’edificio ha bisogno di cospicui investimenti e benché l’ultima proprietà abbia approntato dei restauri ai prospetti (2009-2011), la perizia di vendita parla di lavori per 11 milioni e li detrae dal valore d’asta assegnandoli obbligatoriamente al compratore.
[…]

Un nuovo proprietario potrebbe, sotto il controllo della Sovrintendenza, mettere a posto tutto e decidere di farne magari una grande fondazione d’arte aperta al pubblico, un centro studi, uno spazio per mostre. Insomma chi l’ha detto che lo spazio diventerà “ancor più inaccessibile di oggi” come prevede Montanari? Del resto chi può spendere 500 milioni di euro per un tutto sommato piccolo edificio da 2.800 mq (fanno centottantamila euro al metroquadro, la proprietà più cara del mondo!) lo fa per immagine e status, non certo per andarci a vivere e chiudersi dentro come in una fortezza.
Risulta poi che più volte – anche durante questi mesi di Covid – la Soprintendenza abbia dovuto constatare lo stato di conservazione delle opere antiche che, oltretutto, da un po’ di tempo convivono con discutibili quadri contemporanei. Comprensibile che una situazione di conflittualità familiare non giovi alla perfetta conservazione di un bene complesso come questo. Insomma, dov’è scritto che i nuovi proprietari saranno peggio degli attuali?
[…]


L’asta inizierà alle ore 15 del 18 gennaio e durerà 24 ore;
non si potrà offrire meno di 353milioni di euro su un valore di 471;
i rilanci saranno di un milione per volta;
– tutto si svolgerà in digitale
– chi farà un’offerta dovrà aver versato a monte il 10% dell’importo per dimostrare la serietà dell’intento;
una volta assegnato, il monumento potrà avere la prelazione dello Stato se quest’ultimo deciderà di offrire tanto quanto l’offerta più alta.


Nota
I commenti (spero che lo siano comunque) saranno “moderati”.
In questo periodo, malgrado abbia ripreso a pubblicare spesso, temo di non poterli seguire con la dovuta tempestività (ho mia madre in ospedale dal giorno di Natale…), perciò… portate pazienza!
Grazie
FA minore

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