Triennale: mostra su Saul Steinberg a Milano

Una raffinata rassegna in controtendenza, con 350 opere e molti documenti, narra la storia di una figura fuori dall’ordinario e della sua carriera di disegnatore, critico e scrittore.

di Angela Madesani
Artribune, 23 dicembre 2021

Immagine: Saul Steinberg, Galleria di Milano, 1951, Inchiostro, matita grassa e acquerello su carta. Collezione privata © The Saul Steinberg Foundation-Artists Rights Society (ARS) New York.

LA STORIA DI SAUL STEINBERG

Immagine: Evelyn Hofer, Saul Steinberg with his hand, New York 1978, © Estate of Evelyn Hofer

Saul Steinberg (Râmnicu Sărat, 1914 ‒ New York, 1999), ebreo rumeno, maltrattato in patria, arriva in Italia nel 1933 per studiare Architettura; consegue la laurea nel 1941, pur non sentendosi mai architetto.

Appena arrivato a Milano la cosa che mi ha colpito di più non era il fatto di essere in Italia o all’università, ma di essere solo”.

Ma solo sarebbe stato per poco e molti sarebbero stati i rapporti intessuti, durati una vita intera…
Il capoluogo lombardo in quegli anni, nonostante il fascismo imperante, è una città vivace: nel 1934 aveva esposto Kandinskij alla Galleria del Milione e il segno del Bauhaus e del Modernismo era profondo. Steinberg vi resta sino al 1941, l’anno in cui, costretto dalle leggi razziali, scappa dall’Europa per raggiungere gli Stati Uniti, che diventano il suo Paese. 
A Milano, ai suoi dettagli architettonici, alle sue atmosfere, dedica, nel corso degli anni, molte opere.

Immagine: Saul-Steinberg, Riverhead Long Island, 1985

LA MOSTRA

Nucleo centrale dell’esposizione, curata da Marco Belpoliti, è un’opera specificatamente realizzata da Steinberg per la città: quattro disegni preparatori, ciascuno composto da una striscia di carta piegata a fisarmonica lunga fino a dieci metri, che, una volta ingranditi fotograficamente, vennero incisi con la tecnica a “sgraffito” sui muri curvi del Labirinto dei ragazzi, progettato dallo studio di Architettura BBPR per la 10ma Triennale di Milano del 1954. 
La mostra è l’occasione per esporre, in anteprima, parte dell’importante donazione di opere dell’artista che la Biblioteca Nazionale Braidense ha recentemente ricevuto dalla Saul Steinberg Foundation. Tra di esse i quattro leporelli, appena citati, in cui sono sviluppati temi e segni precipui della sua ricerca, come quello della linea che, attraverso il suo segno aguzzo, ardito e allusivo, diviene storia infinita, carica di dettagli e rimandi.
Le Corbusier nel 1961, il 17 febbraio, gli scrive: Siete proprio un tipo formidabile! Disegnate come un re. Sei anni dopo, nel corso di un’intervista televisiva, Steinberg, che per molti anni, a partire dai Quaranta, è stato uno degli illustratori di punta di The New Yorker, afferma:

Cerco di usare un alfabeto molto povero di segni per esprimere idee che possono essere molto complesse e complicate, per questo il disegno è molto vicino alla poesia che usa parole molto semplici per spiegare cose molto complesse”.

STEINBERG E IL DISEGNO

Il libro, curato da Belpoliti, edito per l’occasione da Electa, non è un catalogo, ma una sorta di grande dizionario steinberghiano, le cui voci, a cura di autori diversi, rimandano a episodi, personaggi, passaggi della vita: da Cesare  Zavattini a Vladimir Nabokov, da Saul Bellow a Italo Calvino ad Alexander Calder…, con cui Steinberg ha avuto negli anni un profondo rapporto di amicizia e di condivisione lavorativa, come al Terrace Plaza Hotel di Cincinnati, nei tardi Anni Quaranta.

Nel 1965 Steinberg, che è anche scrittore e critico, in una conversazione con Jean vanden Heuvel, afferma: I miei disegni spesso contengono parodie di disegni. È una forma di critica d’arte e ancora Belpoliti, nel suo testo finale, non a caso intitolato La costellazione Steinberg, riporta una sua dichiarazione a John Updike: Disegnare è un modo per ragionare sulla carta e per noi che guardiamo una modalità di essere condotti nei suoi mondi tutt’altro che prevedibili, nonostante l’apparente semplicità.

La mostra presenta un uomo complesso, spesso depresso e sofferente, affascinante e geniale, che ha lasciato segni profondi nella cultura di un secolo, il XX, che ha visto la sua microstoria personale perfettamente inserita nella macrostoria del mondo.

Catalogo della mostra

***

Nota
I commenti (spero che lo siano comunque) saranno “moderati”.
In questo periodo, malgrado abbia ripreso a pubblicare spesso, temo di non poterli seguire con la dovuta tempestività (ho mia madre in ospedale dal giorno di Natale…), perciò… portate pazienza!
Grazie
FA minore

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