Afghanistan: un po’ di storia

Marzo 2001. A New York le Twin Towers sono ancora in piedi. A Bamiyan, valle a circa 250 km da Kabul i Talebani, al comando del paese dal 1996, distruggono due giganteschi Buddha scolpiti nella roccia, considerandoli pericolose espressioni di idolatria.

da un articolo di Galatea Vaglio
Valigia Blu, 22 agosto 2021

I due Buddha in un’illustrazione di P.J. Maitland, pubblicata sulla rivista The Illustrated London News, 1886

L’articolo è stato accorciato di molto, ma purtroppo è rimasto un po’ lungo.

Questo fatto, che all’epoca suscitò un’ampia eco internazionale, fu un tassello fondamentale per costruire sia in Oriente che in Occidente la “nuova immagine” dell’Afghanistan talebano. I Talebani lo usarono per accreditarsi come rappresentanti dell’Islam più fanatico e intransigente, scavalcando persino il vicino Iran sciita, di cui sono avversari perché sono musulmani sì, ma sunniti.

In Occidente invece servì a proporre la narrazione di un Afghanistan primitivo, un territorio in mano a tribù incontrollabili dalle usanze barbare, e a etnie in perenne contrasto fra loro: una terra in cui i diritti umani erano sconosciuti, le donne oggetto di soprusi da parte di fanatici religiosi e familiari immersi in una feroce cultura patriarcale. Un paese arretrato, quasi un fossile vivente, che doveva essere aiutato in ogni modo, anche con un intervento militare, a trovare la strada per entrare nella modernità.

L’ignoranza dell’Occidente

Il problema che l’Occidente ha con l’Afghanistan – ma sarebbe più corretto dire con tutto lo scenario medio ed estremo orientale – è un problema culturale. No, non nel senso che si tratta di uno scontro fra culture diverse o opposte, Islam e cristianesimo, crociate o jihad. Molto più banalmente l’occidentale medio, che poi è quello che vota nelle democrazie i politici che si devono occupare dei problemi orientali, di Oriente non sa in pratica nulla, o molto poco. Viene fuori da scuole dove l’impostazione degli studi è sempre stata rigorosamente eurocentrica, ma dove negli ultimi anni anche quel poco che si studiava di storia mediorientale (soprattutto antica) è stato ridotto e tagliato.

Statuetta di Afrodite dagli scavi di Tillia Tepe, Sfghanista,
I secolo a.C.

Afghanistan crocevia di culture

Per capire la storia di questa terra martoriata, forse è meglio ricorrere ad una immagine: la statuetta di una dea ritrovata nel 1978-9 in una necropoli di Tillia Tepe dove sono presenti una serie di tombe, in prevalenza femminili, risalenti all’epoca dell’impero Kushana (I-II secolo a.C.). L’idoletto ritrae la dea greca dell’amore Afrodite, ma le fattezze della divinità sono sorprendenti: ha infatti gli occhi a mandorla come se fosse cinese, e al centro della fronte il piccolo cerchio rosso caratteristico dell’India. Inoltre, come le divinità dell’estremo Oriente, è raffigurata con ali sulla schiena. Una dea, e una figura femminile, che ben simboleggia quell’incredibile incrocio di culture (indoeuropea, persiana, greca, indiana, turca, cinese) e di religioni (paganesimo, zoroastrismo, cristianesimo, buddismo, Islam) che l’Afghanistan è sempre stato nei secoli.

Afghanistan, la vera terra di mezzo

L’Afghanistan, da millenni, è al centro di scontri militari e politici ferocissimi in virtù della sua posizione geografica strategica, che lo rende la porta terrestre verso l’Oriente e l’India e viceversa.
Fin dal neolitico e dall’età del bronzo l’Afghanistan è percorso da piste carovaniere che permettono alle merci orientali di arrivare in Occidente.
Nel passato, anziché una terra povera e arretrata, era un luogo fertile e ricco, anche grazie all’escavo di canali portato avanti dai Babilonesi e poi dai Medi e dai Persiani, che dominarono la regione a lungo.
Ma c’è di più. Il più antico nome della principale regione afgana era anticamente Aria o Ariana. Sì, era la terra dove si stanziarono le prime tribù indoeuropee, nostre lontanissime antenate, che poi si divisero in due tronconi: una discese verso l’attuale India e l’altra si mosse verso l’Europa. Tecnicamente infatti, anche se di religione musulmana, la popolazione afgana non è di etnia araba, e le lingue più parlate nel paese sono indoeuropee, proprio come il latino o l’italiano.

Alessandro Magno e il sogno della fusione fra Occidente e Oriente

Ma è con Alessandro Magno che la storia dell’Afghanistan si salda con quella dell’Occidente. Il re macedone conquistò l’impero persiano e si spinse proprio nella regione della Battriana (all’estremo nordest dell’attuale Afghanistan). La moglie di Alessandro, la bella Rossane, era figlia del satrapo della Battriana, Ossiarte. Fu proprio con questo matrimonio, per altro, che iniziò la politica di fusione con i nuovi sudditi orientali, che portò Alessandro a favorire i matrimoni misti, ad adottare costumi orientalizzanti e a prevedere per il suo nuovo regno una struttura amministrativa che riprendeva a grandi linee l’organizzazione dell’impero persiano. Il sogno di un impero in cui Occidente e Oriente per una volta si fondessero assieme anziché combattersi nacque nell’attuale Afghanistan, e a regnare sopra questa entità politica avrebbe dovuto essere il figlio di Alessandro Magno e Rossane. Che, tecnicamente, era per metà afgano.

I greci ecc.

Morto Alessandro nel 323 a.C., iniziò quello che siamo soliti nominare periodo ellenistico, che comincia con la divisione del grande impero di Alessandro fra i suoi diadochi, i generali del suo Stato maggiore, tutti di nascita macedoni.
L’estremo lembo orientale dell’impero di Alessandro venne preso da Seleuco I, satrapo di Babilonia, per altro sposatosi anche lui con una principessa battriana, Apamea. I Seleucidi, di origine quindi macedone-afgana, furono sul trono con alterne vicende fino all’83 a.C.,
In seguito, tutta la regione fu riorganizzata dai Romani grazie all’intervento militare di Gneo Pompeo Magno.
Intanto però la Battriana, cioè l’Afghanistan, si era resa indipendente nel 250 a.C.. ed ebbe proficui commerci con la Cina, oltre che con l’India.
Fra il I secolo a.C. e il VI d.C. la fusione culturale greco-indiana portò alla nascita dell’arte del Gandhara, uno stile architettonico e scultoreo che riprende i modelli greci ma li usa per costruire e decorare monasteri buddisti, e che ha la sua culla proprio nella regione più ad est dell’Afghanistan. I Buddha di Bamiyan, la cui datazione è incerta, erano appunto frutto di questa cultura mista.

L’impero Kushana, dalla Cina

Nel 127 d.C. i Greci di Battriana sono conquistati da un altro popolo, anche questo di origine indoeuropea, ma proveniente dalla Cina: gli Yuezhi che fonderanno l’impero Kushana. Questo Stato, anche se quasi nessuno in Occidente lo conosce, fu ben organizzato, potente, all’avanguardia e incredibilmente aperto e sensibile alle influenze esterne. A questo periodo risale la necropoli Tillia Tepe con la sua Afrodite interetnica.
I Kushana avevano vasti legami internazionali con i più importanti imperi del tempo.
L’Afghanistan insomma non era allora una terra desolata ai margini della civiltà, ma piuttosto il centro di una rete di commerci e di potere politico.

I Sasanidi e i Chioniti

Nel 224 d.C. salgono al potere i Sasanidi, conquistando velocemente l’impero Kushana ormai in decadenza, che rinnovarono i fasti dell’antico impero persiano e furono una spina nel fianco per i Romani. Gli imperatori romani Gordiano e Filippo l’Arabo dovettero venire a patti con il re Sapore, ma il peggio toccò all’imperatore Valeriano (260 d.C), sconfitto sul campo e preso prigionero.
Mentre Sapore era sul trono, nel 313 Costantino consentì la libertà di culto ai cristiani e in pochi anni il cristianesimo divenne la religione più importante nell’impero Romano. La cosa ebbe contraccolpi in Oriente, perché, fino ad allora, i cristiani, perseguitati dai romani, erano spesso serviti come “quinta colonna” per i dinasti orientali. Ora invece rischiavano di diventare spie filoromane, ragione per cui Sapore iniziò una prima persecuzione contro di essi.
Intanto la Battriana ritornò ad essere semi-indipendente sotto una nuova dinastia, i Chioniti, che favorirono il buddismo e i rapporti con l’India. La valle di Bamiyan infatti era percorsa da un importante tratto della Via della Seta che portava fino alla Cina. La comunità buddista era una vera e propria mediatrice internazionale e l’Afghanistan confermava quindi la sua naturale vocazione di terra di mezzo fondamentale per mantenere gli equilibri in questa regione strategica.

L’arrivo dell’Islam

Nel VII secolo d.C., sulla scena internazionale, irrompe l’Islam. In pochi anni l’impero sasanide collassa sotto i colpi dei determinati cavalieri arabi neoconvertiti alla fede di Maometto.
Dal IX al X secolo la Battriana diventa di nuovo un centro di cultura grazie ai Samanidi. Samarcanda e Bukhara rivaleggiano con Bagdad. L’intellettuale più noto è il filosofo e medico Avicenna (Ibn Sina), i cui trattati saranno successivamente tradotti e letti in Occidente, perché fa parte di quella ondata di scienziati e intellettuali islamici che portarono la scienza araba ad essere all’epoca la più avanzata al mondo. Avicenna era un cultore di Aristotele e Ippocrate, amante della letteratura greca e della matematica, studioso appassionato di logica e dei sillogismi.

Turchi e Mongoli

Nel X e XI secolo si costituisce un khanato (governatorato) turco. I suoi discendenti porteranno avanti numerose campagne in India e diffonderanno l’Islam nella regione.
Ma la svolta avviene nel 1220, quando arriva come un ciclone a travolgere l’Afghanistan Gengis Khan. Conquista tutto, rade al suolo la comunità buddhista di Buyaman (ma non abbatte i giganteschi Buddha). Quando Gengis muore, nel 1244 il suo impero si divide in tronconi, e quasi un secolo deve passare perché emerga la figura di Tamerlano, che a cavallo del 1400 conquistò territori dalla Siria alla Cina.
È un sovrano di Kabul, Babur, discendente di Gengis e Tamerlano, che darà il via all’impero dei Moghul in Asia, nel 1500.
Nel 1747 l’Afghanistan torna protagonista: Abdali, comandante che aveva servito sotto lo scià persiano, combatterà a lungo con i Moghul dell’India.

Il Grande Gioco

Intanto, però, il mondo sta precipitosamente cambiando. In India il potere è tenuto dalla Compagnia delle Indie inglese, in Occidente l’astro di Napoleone è in ascesa e la Russia dai tempi di Caterina la Grande coltiva ambizioni di espandersi in Asia. Comincia così a delinearsi il cosiddetto “Grande Gioco”, ovvero l’insieme di piani di conquista, operazioni spionistiche e interventi militari in cui l’Afghanistan è centrale per la sua posizione strategica come porta dell’India.
Oltre che da problemi di politica occidentale, l’Afghanistan è anche coinvolto nelle lotte fra Islam e i Sikh che tengono la regione del Punjab. Ma a scatenare i veri e propri disastri in Afghanistan saranno le ambizioni dei funzionari inglesi e la concorrenza con i Russi.
Nel 1837 si arriva alla guerra. Il piano inglese è quello di mettere sul trono afgano un re compiacente, Shah Shuja, e poi ritirarsi dal territorio così messo in sicurezza e sottratto all’influenza russa. Quando metà esercito inglese, nel 1840, fu rimandato a casa, la situazione esplose. Gli inglesi furono costretti ad evacuare Kabul, ma il convoglio formato da più di sedicimila persone, fra cui molti civili, fu sterminato lungo il tragitto.
La risposta inglese non si fece attendere e fu terribile. Una nuova forza militare riprese Kabul e fece strage nei villaggi, praticando saccheggi e stupri punitivi.
Nel 1878 scoppiò un nuovo conflitto afgano: i Russi avevano inviato una delegazione a Kabul mentre agli Inglesi fu vietato l’accesso. Nonostante una campagna altalenante, alla fine gli inglesi riuscirono ad ottenere l’autorizzazione a gestire la politica estera afgana, anche se poi alla fin fine dovettero accettare un re che era stato proposto dai Russi.
I rapporti con le tribù continuavano però ad essere difficoltosi e l’Afghanistan una terra difficile da controllare. Il Grande gioco, in Afghanistan, dimostrava tutti i suoi limiti.

La letteratura e l’Aghanistan visto dagli europei

Intanto però l’immagine dell’Afghanistan in Europa diventa quella di una terra difficile da conquistare, abitata da tribù bellicose e fiere, sì, ma in sostanza aliene alla civiltà. A raccontare lo scenario afgano o a farlo intuire fra le pieghe dei loro racconti troviamo sia Kipling che il più popolare Conan Doyle. Kim, romanzo del 1901, racconta i problemi di quell’area e il gioco diplomatico e di agenti segreti che veniva tenuto in piedi dai funzionari inglesi, coinvolgendo spesso anche spie e fiancheggiatori locali. Ma forse l’Afghanistan è un mistero per cui nemmeno Holmes può trovare una soluzione efficace.

[Si ringrazia lo storico Alessandro Vanoli per la consulenza storica su alcune parti del testo] 

Articolo originale e completo.

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