Pensavo di aver scritto Memorie di Adriano per dieci persone

… mi sbagliavo. Al momento, credo che L’opera al nero sia per dieci persone: può darsi che non mi sbagli…

Pangea, 23 agosto 2021

Questo romanzo è ambientato nella prima parte del XVI secolo, in Francia, Germania, Fiandre, e s’intitola, secondo l’antica formula alchemica, L’opera al nero. È diventata per me un’opera pari alle Memorie di Adriano, anche se diversa nella formula e nel tessuto narrativo; il che, s’intende, significa che non posso attendermi una simile accoglienza, tanto ampia…
Vengo al punto: L’opera al nero, romanzo dalla tecnica piuttosto complessa, con intenzioni piuttosto assurde e forse ardite (vi si agita una vita frenetica, ma anche piena di meditazioni, di un uomo che fa piazza pulita delle idee e dei pregiudizi del suo secolo, per capire dove il suo libero pensare si librerà, dove lo condurrà), mi pare, per spirito, appropriato a Gallimard e francamente fuori luogo in una casa editrice poco propensa alla letteratura ‘difficile’…


Marguerite Yourcenar, da una lettera inviata a Gaston Gallimard nel 1968.

Immagine: Yousuf Karsh,1987.

Tra Memorie di Adriano e L’opera al nero passano diciassette anni: una nuova maturità.
Dal 1950 Marguerite Yourcenar si è stabilita a Mount Desert, nel Maine, insieme a Grace Frick; l’anno dopo il suo romanzo più noto, edito da Plon, pensato “per dieci persone” – così scrive a Gallimard nella lettera qui tradotta – diventa un ‘caso’ letterario.

Come sempre, la Yourcenar lavora su taccuini del passato, idee remote, che modifica, converte, fa esplodere: ritorna sulla propria alba, scorticando. 

Abituata al viaggio, la Yourcenar distingue gli anni della “vita errante” da quelli della “vita immobile: l’immobilità è l’avvio al viaggio romanzesco, all’esplorazione narrativa. Questi anni ‘immobili’ – la loro diversa mobilità – sono raccontati nella corrispondenza 1964-1967 registrata da Gallimard come “Le pendant des Mémories d’Hadrien et leu rentier contraire” (edizione a cura di Bruno Blanckeman e Rémy Poignault). 

La lunga preparazione all’Opera al nero, che uscirà nel 1968 per Gallimard, conquistando tra l’altro, il Prix Femina, è scandita dalla scoperta di Kavafis – presentato nel 1958 –, dal libro in cui Marguerite raccoglie gli spirituals dei neri d’America (1964), dai tentativi teatrali – tra cui Qui n’a pas son Minotaure?, pubblico nel 1963 – e dalle raccolte saggistiche – Con beneficio d’inventario è edito da Gallimard nel 1962.

Di certo, la scrittrice malsopporta la città:

Conosco troppo bene Parigi, le inevitabili chiacchiere mondane, gente che intorbida le acque assicurandoci di aver sentito ciò che non è mai stato detto, e le interviste sui giornali che distorcono ciò che tentiamo di dire, e, peggio ancora, le conversazioni ‘d’affari’ con i maestri del procrastinare, che dicono sì dicendo no, e promettono sapendo di non poter mantenere.

a Natalie Barney, 1967.

Tenta di aggiogarsi a un altro ritmo, la scrittrice, dando al foglio natura di terra, e pietra al verbo. Aliena alla cronaca del tempo, nel crudo della Storia, con una certa limpida ferocia.

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