La ferrata della Brigata Tridentina

La Tridentina è una delle più note vie ferrate delle Dolomiti, quindi d’estate è spesso sovraffollata. Ingiustamente, viene giudicata di difficoltà tecniche maggiori rispetto a quelle reali.

dal sito vieferrate.it

Immagine: ponte sospeso, in Alta Val Badia, nei pressi del Passo Gardena.

[…] Alcuni metri di cavo portano orizzontalmente a una serie di gradini verticali; si traversa in avvicinamento a una gola da risalire con cautela in quanto umida e talvolta scivolosa, anche se non particolarmente esposta, su roccia molto inclinata, inizialmente utilizzando solo il cavo come corrimano, poi nel tratto terminale tramite una nuova serie di comode staffe metalliche.

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Eccoci al termine del primo tratto attrezzato dove si incrocia il sentiero proveniente da passo Gardena, mentre proseguendo verso sud-est si cammina lungo il terrazzo inferiore del Gruppo Sella con lievi e brevi saliscendi, passando in una strettoia delimitata alla destra dalla parete della Torre Brunico (2.075 m.), fino al secondo vero attacco della via.

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In gradinata obliqua a sinistra, passiamo sulla targa commemorativa della ferrata.
Nonostante la roccia sia sempre ben appigliata, sono presenti alcuni appoggi metallici o, là dove il passaggio avviene su tratto levigato, sono state inseriti nella roccia i classici gradini metallici. rendendo elementare la progressione.
In questa prima metà del percorso la ferrata non risulta esposta.
Si prosegue sempre in buon appoggio lungo un tratto in cui la via tende a costeggiare il lato destro della cascata di Rio Pisciadù, che nasce dall’omonimo laghetto presente a pochi passi dal rifugio.

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Si risale ora con alcuni tratti di maggior verticalità, pur non oltrepassando mai un certo grado di difficoltà: anzi, in alcuni passaggi vi è la possibilità di divertirsi progredendo in arrampicata e man mano che si guadagna quota aumenta l’esposizione, la visuale si apre e si ritrovano continuamente attrezzature come gradini e pioli in salita verticale fino ad una comoda cengia ottima come luogo di sosta.
Si prosegue in direzione della gola di Rio Pisciadù con passaggi ariosi e abbastanza verticali, anche se in breve la via ritorna a pendenze più lievi fino, addirittura, a poter proseguire camminando. Siamo ben oltre la metà della Tridentina, ma il tratto finale è il più impegnativo.

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Siamo nelle vicinanze del traverso [progressione su roccia in direzione orizzontale o leggermente obliqua, dove gli appoggi per i piedi sono scarsi o addirittura è richiesta la sola aderenza dello scarpone tra suola e roccia], raggiungibile dopo aver superato il tratto più esposto, ma entrambi i passaggi non comportano particolari difficoltà tecniche, sia per la roccia ancora ben appigliata che per la presenza di alcuni infissi metallici che agevolano la progressione.

Inoltre, giunti al termine del traverso, troviamo l’unica possibilità di poter abbandonare la ferrata proseguendo lungo la traccia di sentiero che sale in ripido pendìo fino al pianoro sommitale del rifugio, in effetti questo era il vecchio tracciato utilizzato per raggiungere il rifugio prima che venisse costruito il tratto di ferrata che risale in parte in direzione della Torre Exner.

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L’ultimo tratto della Tridentina è sicuramente il più difficile, contrariamente alla maggior parte delle ferrate, dove i passaggi più impegnativi si trovano vicini all’attacco.
Al bivio si sale in verticale con un certo impegno, anche se in breve si raggiunge una prima serie di gradini metallici, poi una seconda più breve che ci porta a una strettoia nella roccia dove è interessante cercare gli appigli giusti per avanzare senza dover necessariamente trainarsi di peso con il cavo.

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Traversiamo con l’ausilio di alcuni appoggi artificiali e raggiungiamo una prima scala che ci apre la visuale sul rifugio Cavazza sovrastato dal Sass da Lec; una nuova serie di gradini ci riporta in verticale e, dopo alcune roccette, si aggira una sporgenza e ci si ritrova di fronte al ponte, che permette di superare l’abisso racchiuso tra la Torre Exner ed il tratto di parete verticale del massiccio, dopo il quale c’è l’ultimo passaggio attrezzato della via. 

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Tecnicamente quest’ultimo breve tratto (pochi metri) verticale non offre particolari difficoltà anche se la sua vista, di fronte, da parte di chi si trova ancora al di là del ponte, può dare un effetto diverso.
Eccoci al termine della “Tridentina” (2.450 m.) e non resta che percorrere il sentiero che porta al rifugio Franco Cavazza al Pisciadù (2.585 m.) e al vicino laghetto.

La discesa avviene per la Val Setus, inizialmente per gradoni di roccia attrezzati, poi superando un lungo e ripido canalone tramite sentiero a tornanti che, a inizio stagione, può essere ancora a tratti innevato e quindi pericoloso. A quota 2.200 m. si incontra la deviazione per il passo Gardena.

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