Fine vita

Da metà giugno è partita la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale promossa da diverse associazioni, movimenti e partiti per poter proporre “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”.

da un articolo di
Valigia Blu, 25 Giugno 2021

Il quesito referendario punta ad abrogare parzialmente l’articolo 579 del codice penale che attualmente prevede una condanna da 6 a 15 anni di carcere per “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui”. L’obiettivo dei promotori è far sì che l’eutanasia (attiva) costituisca un reato “se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni”.

«È sempre più evidente quanto sia urgente una legge per poter garantire la possibilità di scegliere se porre fine alle proprie sofferenze insopportabili. Di fronte al silenzio del Parlamento che continua a rimandare la riforma necessaria, il Referendum a questo punto è l’unica possibilità per rendere l’eutanasia legale in Italia».

Filomena Gallo e Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni (tra le associazioni promotrici del referendum) in conferenza stampa.

Sono passati due anni da quando il Parlamento italiano lasciò scadere il tempo concesso dalla Corte costituzionale per riempire il vuoto normativo sul suicidio assistito, prima di pronunciarsi sul caso di Marco Cappato, finito a processo per aver aiutato a morire l’ex dj Fabo accompagnandolo in Svizzera. Dj Fabo chiedeva di poter mettere fine a quella che per lui era diventata una condizione insostenibile, e morire dignitosamente. Dopo alcuni mesi di appelli alle Camere e al presidente della Repubblica e di stasi della politica, il 27 febbraio del 2017 è morto tramite una procedura di suicidio assistito in una clinica svizzera, dove era stato accompagnato da Marco Cappato.

A febbraio del 2018, però, la Corte d’Assise di Milano aveva deciso di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale, per esprimere un giudizio di legittimità sulla norma del codice penale. La Consulta ha rinviato la decisione al 24 settembre 2019: un anno per dare al Parlamento la possibilità di legiferare, dal momento che i giudici avevano rilevato che la norma così com’è lascia prive di tutela situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione. Durante il tempo concesso dalla Consulta le Camere non sono riuscite a raggiungere un’intesa su un testo di legge, lasciando la decisione ai giudici. 

Il 25 settembre 2019 la Corte Costituzionale ha stabilito che è lecito l’aiuto al suicidio nei casi come quelli di Fabiano Antoniani. Per la Consulta “non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Solo pochi giorni prima della decisione della Corte Costituzionale, Papa Francesco aveva avvertito di “respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.

A fine 2019,  la corte d’Assise di Milano ha assolto “perché il fatto non sussiste” Marco Cappato dall’accusa di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani in una clinica svizzera a morire. Un’assoluzione figlia dalla sentenza della Corte Costituzionale di pochi mesi prima.

Nel frattempo, lo scorso maggio è stato presentato in Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera un testo base sulle “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”. La proposta è composta da 8 articoli

L’associazione Luca Coscioni ha commentato con favore l’avvio dell’iter parlamentare del provvedimento di legge sull’aiuto alla morte volontaria, aggiungendo però anche che si tratta di un testo base costruito “su un compromesso al ribasso”: “Il testo presentato dai relatori in Commissione infatti si limiterebbe a trasporre in legge la decisione della Corte costituzionale sul ‘processo Cappato’. In questo modo il risultato sarebbe di escludere dal diritto ad essere aiutati a morire tutte le persone che soffrono sofferenze insopportabili e irreversibili ma senza dipendere da trattamenti salvavita, come ad esempio i malati di cancro. Si sancirebbe così una grave e incomprensibile discriminazione tra malati”.

È utile specificare che l’eutanasia differisce dal suicidio assistito. Nella prima è il medico a provocare la morte: se si parla di eutanasia attiva, questo avviene attraverso la somministrazione di un farmaco; in quella passiva, limitandosi a sospendere le cure o spegnere i macchinari (questo secondo tipo di eutanasia è quindi possibile nel caso di malati terminali o tenuti in vita artificialmente). Nel suicidio assistito,  il medico fornisce (prescrive, consegna) il farmaco, che poi però viene utilizzato autonomamente dal malato. Nel caso di dj Fabo, ad esempio, era stato lui stesso a far entrare in circolo la sostanza, mordendo un pulsante. Eutanasia e suicidio assistito sono anche regolati diversamente nei paesi che hanno legalizzato qualche forma di decisione sulla propria morte.

***

A fine del 2020, la Spagna ha approvato in via definitiva la legge promossa dal Partito Socialista Spagnolo (Psoe) che regolamenta l’eutanasia e il suicidio assistito. Con l’approvazione di questa legge, la Spagna è divenuta uno dei pochi paesi – dopo i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e il Canada –, a regolamentare l’eutanasia. Ci sono invece Stati che non riconoscono entrambe le tipologie di eutanasia; scrive il Corriere della Sera: “L’Inghilterra – ad esempio – ammette la sola interruzione delle cure al paziente terminale, mentre la Francia nel 2005 ha approvato una legge (la legge Leonetti) in base alla quale un paziente terminale può decidere per una «degna morte» attraverso l’eutanasia passiva. E ancora, in Germania dal 2015 è legale l’eutanasia passiva mentre in Svezia il via libera è arrivato nell’aprile del 2010 (l’eutanasia attiva è – invece – proibita). In Svizzera, invece, a essere normato è il suicidio assistito, come in diversi Stati degli Stati Uniti d’America (Oregon, Vermont, Washington, Montana, Nuovo Messico e California). Altri Paesi, come l’Australia, non ammettono l’eutanasia ma consentono le direttive anticipate di trattamento. In altri Paesi, come Danimarca, Norvegia, Ungheria, Repubblica Ceca il malato può rifiutare le cure o l’accanimento terapeutico”.

Foto in anteprima via Pixabay.com

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