I segreti della Magna Carta

Uno dei quattro manoscritti sopravvissuti della Magna Carta del 1215 fu distrutto da un incendio nel 1731. Dopo 800 anni, la Dott. Christina Duffy spiega come la nuova tecnica di ‘multispectral imaging’ ha permesso di recuperare un testo che si pensava perduto per sempre.

da un articolo di Christina Duffy
British Library, 13 marzo 2015

La Magna Carta fu concessa da King John (r. 1199–1216) nel1215. Ne furono redatte più copie per facilitarne la distribuzione in tutto il regno d’Inghilterra. Due delle quattro copie sopravvissute sono conservate alla British Library, una alla Lincoln Cathedral e un’altra alla Salisbury Cathedral.
I due manoscritti della British Library fanno parte della collezione appartenuta a Sir Robert Cotton (1571–1631). La sua biblioteca, che ospitava una delle più grandi raccolte di letteratura Anglo-Sassone, conservava anche il celebre Beowulf. Nel 1702, la collezione fu donata alla nazione dal nipote di Sir Robert, Sir John Cotton, e nel 1753 fu inclusa in una delle collezioni del British Museum.

Una delle quattro copie sopravvissute della Magna Carta del 1215, che contiene la famosa clausola ‘A nessuno venderemo, o negheremo, o differiremo il diritto o la giustizia’.

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Composizione della Magna Carta

La Magna Carta è scritta su pergamena con inchiostro ferrogallico, il più utilizzato nell’Europa dal Medioevo fino al XIX e anche al XX secolo. Gli ingredienti principali dell’inchiostro erano i tannini tratti dalla galla della quercia, solfato di ferro e acqua. La corrosione dell’inchiostro è un fenomeno dovuto all’instabilità chimica della ricetta originale, ma è poco presente nella Magna Carta, il che lascia supporre l’uso di ingredienti di alta qualità.

L’incendio della Ashburnham House

Nel1731, scoppiò un grande incendio alla Ashburnham House di Londra, dove si trovavano temporaneamente i manoscritti di Sir Cotton. Uno della Magna Carta del 1215 fu parzialmente danneggiato dalle fiamme.
Data l’importanza del documento, è probabile che sia stata usata una pergamena preziosa, ma il materiale è molto sensibile alle variazioni di temperatura e umidità, al calore e all’acqua, tutti elementi che possono deformarla.

Una delle quattro copie sopravvissute della Magna Carta del 1215, danneggiata dall’incendio del 1731 e anche da un successivo tentativo di restauro effettuato negli anni ’30 dell’Ottocento. Il testo è quasi completamente illeggibile.

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Il tentativo di restauro

Mentre il manoscritto si è ridotto e scolorito, sappiamo che gran parte dell’inchiostro era ancora leggibile dopo l’incendio, tant’è che nel 1733 ne venne fatta una copia quasi perfetta. I danni che oggi si rilevano sul manoscritto sono da attribuire alle tecniche di restauro usate in quel periodo dai conservatori della British Museum Library. Il manoscritto fu molto probabilmente lisciato e trattato con sostanze chimiche che si pensava potessero migliorarne le condizioni. Purtroppo non andò così e il testo divenne quasi completamente illeggibile. A occhio nudo sono visibili alcune parole, ma anch’esse sono significativamente deteriorate, quindi la British Library ha sottoposto il documento al multispectral imaging multispettrale nel 2014 per verificare se potesse essere recuperata una parte maggiore della sua scrittura manuale.


Multispectral imaging

Il multispectral imaging è la registrazione di una stessa immagine in numerose regioni dello spettro elettromagnetico: illuminando un’opera d’arte o un reperto archeologico con una radiazione avente una determinata lunghezza d’onda e raccogliendo con un’apposita fotocamera la luce riflessa, si ottiene una nuova immagine; illuminando un dipinto con l’infrarosso si può avere, per esempio, una riproduzione del disegno preparatorio nascosto dallo strato pittorico; la stessa cosa si può fare con la luce visibile, l’UV, raccogliendo la radiazione trasmessa o la fluorescenza, grazie alle quali è possibile scoprire modus operandi dell’artista o artigiano, eventuali azioni di restauro e molto altro.


Gli studiosi hanno avuto la rara opportunità di rimuovere gli strati danneggiati del manoscritto della Magna Carta nell’ambito di un grande progetto di ricomposizione e analisi scientifica degli esemplari conservati presso la British Library prima dell’anniversario del 2015. Dopo aver rimosso le cornici, grazie alla tecnica innovativa del multispectral imaging sono state eseguite spectroscopia nel vicino infrarosso e microscopia digitale ad alta risoluzione: in questo modo, è stato possibile esaminare le condizioni dell’inchiostro e della pergamena per una valutazione complessiva.

Questa incisione della Magna Carta attualmente danneggiata dimostra che gran parte dell’inchiestro è ancora leggibile dopo l’incendio.

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La tecnica del multispectral imaging non è invasiva e permette di raccogliere dati che l’occhio umano non è in grado di rilevare. Lo strumento fotografico è stato montato direttamente sulla Magna Carta che, così, è stata esaminata su entrambi i lati, permettendo di mostrare le caratteristiche della superficie della pergamena per esaminarne la struttura fisica.

I risultati del multispectral imaging

Sebbene il contenuto del documento sia noto già dalla copia realizzata nel 1733, gli studiosi intendono esaminare e confrontare le scritture usate nei quattro manoscritti originali del 1215. Somiglianze o differenze di stile potrebbero offrire informazioni sugli amanuensi e sul luogo dove hanno svolto il lavoro.
Solo sulla Magna Carta di Canterbury è presente il Gran Sigillo di King John, malgrado sia stato troppo gravemente danneggiato per poter essere esaminato con il sistema di multispectral imaging.
Ma l’uso di questa tecnologia permetterà di preservare il testo per i prossimi 800 anni e di presentare la documentazione iconografica nelle migliori condizioni possibili per visitatori, ma anche per il lavoro collettivo di scienziati, conservatori, curatori e studiosi.


Christina Duffy lavora alla British Library nel team di Scienza e Ricerca della Conservazione, dove utilizza una gamma di tecniche di imaging e post-lavorazione per il recupero di dati e informazioni dai pezzi della collezione della biblioteca.

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