Cene ‘surgelate’

Negli anni ’60, Daniel Spoerri iniziò a comporre i suoi tableaux pièges (“quadri trappola”) che contenevano i resti di un pasto. Molti di questi sono esposti in una retrospettiva al Kunstforum di Vienna, fino al 27 giugno.

da un articolo di Thomas Marks
Apollo, The International Art Magazine
9 giugno 2021

Immagine: Tableau piège – Sevilla Serie Nr. 16 (1991), Daniel Spoerri. MOCAK the Museum of Contemporary Art in Krakow. Photo R. Sosin; © Daniel Spoerri und Bildrecht Wien, 2021.

Un ristorante vuoto è una visione desolante. La presenza di una o due coppie soltanto, servite meticolosamente da un cameriere, e forse un cliente solitario che mangia leggendo un libro, non sono esattamente un invito a varcare la soglia. Così, se non peggio, è stato l’anno scorso, con le sedie girate sui tavoli. Cos’è un ristorante senza le persone?

L’arte di Daniel Spoerri racchiude il ricordo dei piaceri di un pasto condiviso: tovaglioli usati, bottiglie vuote, piatti sporchi, tazzine da caffè, posacenere strabordanti. L’artista prende tutto e lo conserva, capovolgendo l’insieme degli oggetti incollati e appendendolo alla parete della galleria: un gesto semplice che trasforma la tavola in tableau.

Restaurant de la City Galerie (Fallenbild), 1965, Daniel Spoerri. Hamburger Bahnhof, Berlin. Photo Stefan Rötheli, Zürich; © Daniel Spoerri und Bildrecht Wien, 2021.


Nella retrospettiva appaiono anche alcuni lavori fatti quando era proprietario del Restaurant Spoerri, inaugurato a Düsseldorf nel 1968. Spoerri era stato ballerino professionista e divenne uno dei membri fondatori del movimento Nouveau réaliste nel 1960. Quell’anno iniziò a incollare oggetti alle superfici: tre anni dopo, trasformò la Galleria J di Parigi in un ristorante, e per due settimane fece 30 coperti e un tableau piège tutte le sere. I camerieri erano critici d’arte.

Restaurant de la City Galerie (1965), Daniel Spoerri. Bischofberger Collection, Männedorf-Zurich.
© Daniel Spoerri und Bildrecht Wien, 2021


Ho vissuto l’arte“, dice in un’intervista pubblicata in occasione della mostra di Vienna, spiegando che da giovane non ha mai studiato arte o storia dell’arte Creando opere dagli oggetti quotidiani non intendeva tanto reagire contro le tradizioni estetiche, quanto trovare l’arte nelle cose esistenti.
Non c’è quindi da stupirsi se il cibo divenne un motivo così importante, non solo attraverso l’esposizione di piatti sporchi, ma anche con un atteggiamento non ortodosso nei confronti di cibi e bevande.
Durante un lungo soggiorno in Grecia nel 1966-67, scrisse un ‘diario/ricettario’ non convenzionale, intitolato Mythology & Meatballs (‘Mitologia e polpette’), in una edizione inglese del 1982.

Il Restaurant Spoerri era meno sperimentale, ma almeno era un ristorante. ‘Molti sapevano che ero un artista, ma tanti altri venivano solo per mangiare’, ha dichiarato Spoerri. Il menu era molto interessante, con carne di alta qualità e ingredienti insoliti: a volte polenta, ma anche serpenti a sonagli o la proboscide di un elefante. Il ristorante, aggiunge, serviva ‘tutto quello che si può mangiare ma che normalmente non si trova’.

Tableau Piège, Restaurant Spoerri (1972), Daniel Spoerri. Photo Bündner Kunstmuseum Chur;
© Daniel Spoerri und Bildrecht Wien, 2021


Per 1000 marchi, i clienti potevano chiedere che la loro tavola fosse conservata come tableau piège. Più spesso, Spoerri interrompeva il pasto di qualcuno a caso perché preferiva disporre la tavola come un ‘ready-made’, qualcosa dettato dal caso: ogni tavolo era per Spoerri ‘già una storia’. Ora, dopo quasi senssent’anni, alcuni oggetti sono datati, così come le sigarette, ma i tableaux pièges conservano la loro vitalità, la gioia del momento. Sono mappe dei rapporti tra amici e conoscenti colte in affollati ristoranti e a stomaco pieno.

Maggiori informazioni:

Archivio Daniel Spoerri

9 risposte a "Cene ‘surgelate’"

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