La malinconia e l’imprecisione

Oggi pomeriggio

Secondo una vulgata diffusa e consolidata, Luigi Ghirri sarebbe il fotografo del Genius loci della Pianura padana. Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste (Quodlibet) è uno dei testi più emblematici tra quelli dedicati al paesaggio identificato con il suo lavoro.

elaborazione di un articolo
di Marco Belpoliti
Doppiozero, 26 maggio 2021

Questa appare a Ghirri come una grande tavola, “dove ricordi e memorie non affondano e spariscono ma sono in ogni angolo, riempiono lo spazio, in un movimento incessante e disordinato”. Due sono per lui le caratteristiche principali di questo paesaggio: la malinconia e l’imprecisione.
“La malinconia è il cartello indicatore – scrive – di una geografia cancellata, ed è probabilmente il sentimento della distanza che ci separa da un possibile mondo semplice, sapendo che questo è ormai un aggettivo da coniugare assieme ai ricordi e che l’attesa per qualcosa di nuovo e diverso è un intervallo dove il tempo è segnato da una noia necessaria”.
L’imprecisione deriva invece dalla confusione tra cielo e terra che la pianura provoca in chi la guarda, perché le strade sembrano andare sempre nello stesso punto e quindi da nessuna parte.

[…] In questi scritti (sessantanove testi, scritti nell’arco di diciannove anni, e le tredici interviste concesse nel medesimo lasso di tempo, che ha segnato la sua rapida e purtroppo breve carriera), che tornano finalmente in circolazione dopo quasi un quarto di secolo, ritroviamo i temi fondamentali della sua opera che s’impernia prima di tutto in una lotta contro il già visto e si compendia nello sforzo di ripulire gli occhi da ogni incrostazione, per guardare la realtà che ci circonda così come appare.
Il titolo stesso del libro, tratto da una sua frase, appare perciò programmatico, e ci dice che tutto appare ai suoi occhi di uomo e di fotografo continuamente nuovo, inatteso, sorprendente. … Per lui la fotografia mostra sempre “quello che noi crediamo già di sapere”.

Ti serve qualcosa che apra nuove porte
Per mostrarti qualcosa che hai già visto prima
Ma a cui cento o più volte non hai badato


(Bob Dylan, Ultimi pensieri su Woody Guthrie).

Oggi a distanza di quasi trent’anni dalla sua scomparsa resta tuttavia ancora ignorato l’enorme lavoro dedicato a zone e territori molto diversi dalla pianura, come hanno mostrato le ultime mostre, compresa quella di Madrid, poi allestita a Parigi. … la pianura non riesce a prendere un’identità precisa, “restando in equilibrio tra passato e presente, ancora invisibile e inconoscibile, e ciò che ci è dato di sapere, raccontare, rappresentare, non è che una piccola smagliatura sulla superficie delle cose e del paesaggio”.

Quando in Paesaggi di cartone (1973), testo che apre la raccolta dei suoi scritti, Ghirri scrive dell’interesse specifico per le periferie, aggiunge che questa è la realtà in cui deve vivere quotidianamente, quella che conosce meglio e quindi meglio può riproporre come nuovo paesaggio. I luoghi ai bordi delle piccole città di provincia, dove si è trovato a vivere nel corso della sua vita. In questo modo non intende solo rivelare la devastazione di quel paesaggio rimasto in equilibrio per secoli grazie al lavoro umano, e che ora appare attraversato da superstrade e tangenziali, punteggiato di villette geometrili e quartieri di case a schiera collocate in mezzo al nulla, ma di iniziare da queste immagini una lettura critica, scrive.

Se c’è qualcosa che Ghirri ha messo in crisi in modo definitivo con la sua macchina fotografica è proprio l’idea che esista un’immutabile entità naturale e soprannaturale legata ai luoghi e al loro culto, il Genius loci, nozione ereditata dalla cultura latina. Il mistero di cui parla negli scritti raccolti in Niente di antico sotto il sole non ha nulla di religioso. Appartiene piuttosto a quell’area imponderabile e inafferrabile che riguarda l’arte in generale, per cui esiste sempre qualcosa di sfuggente in ogni opera dell’ingegno umano, dal momento che nessuna spiegazione o interpretazione riesce a decifrarla compiutamente.

La constatazione che siamo bombardati da una massa enorme di immagini è per Ghirri un incontrovertibile dato di realtà, qualcosa che appartiene alla realtà stessa, e non è la sua negazione. In Kodachrome ha raccolto le fotografie di ciò che vedeva camminando per strada; il libro si chiude con un’immagine in cui appare un giornale accartocciato sull’asfalto dove si legge la frase: “come pensare per immagini”. Pensare per immagini è una espressione significativa per lui. Dall’inizio degli anni Ottanta sostituisce di fatto la parola “fotografia”, su cui si è interrogato incessantemente, con la parola “immagine”. Non è un fatto solo terminologico. Continua a fotografare sempre, ma ha compreso che “immagine” è più estensivo di “fotografia”, e che nel riquadro dei suoi scatti non c’è solo la realtà, ma la realtà in immagine, e dentro l’immagine si annida quella che chiama “immaginazione”, che comprende il già visto, o creduto di vedere, e il nuovo.

Continua su Doppiozero

19 risposte a "La malinconia e l’imprecisione"

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  1. Breve ma denso.

    “Non so credere che l’uomo realmente malinconico possa, da natura, essere duro. Troppo è lui stesso imparentato con la sofferenza.” (p. 61)

    "Mi piace"

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