Chi ha paura di Virginia Woolf?

Il dramma ruvido e inquietante di Edward Albee è una riflessione sulla società e la cultura americana, sul narcisismo, sull’incomunicabilità e sull’amore.

Scritto nel 1962, è diventato un classico del teatro contemporaneo; nel 1966 ne è stata tratta anche una famosa versione cinematografica dal regista Mike Nichols, con Richard Burton ed Elisabeth Taylor.
Protagonisti della pièce sono George, un professore universitario di storia, e sua moglie Martha, la figlia del preside.

Una sera i due invitano nel loro cottage una giovane coppia: l’arido e arrivista Nick, insegnante di biologia, e la fragile Honey.
Complici l’alcool e le insoddisfazioni represse, la serata precipita e vengono messi a nudo tutti i conflitti interiori, i fallimenti dei personaggi e dei loro rapporti di coppia.
Parlando per tutta la notte della loro vita trascorsa, si rinfacciano colpe, bassezze e vergogne che fanno venire allo scoperto aspetti inconfessati della loro personalità.
Martha accusa George di essere un fallito, George accusa Martha di essere una bambina viziata buona a nulla, ed entrambi approfittano dell’ingenuità dei loro due giovani ospiti per prendersi gioco di loro e dei loro problemi di coppia.

La figura di Virginia Woolf non ha alcuna attinenza con il dramma: il titolo è un gioco di parole con la canzoncina Chi ha paura del grande lupo cattivo? che George e Martha canticchiano di quando in quando, evocando il “lupo cattivo” presente nella loro esistenza, e al contempo la “Virginia Woolf” che c’è in loro, squilibrata e suicida come il loro matrimonio.


Edward Albee
(Washington 1928 – Montauk 2016), drammaturgo statunitense.
Tra le sue opere più note, gli atti unici Lo zoo (1959), La morte di Bessie Smith (1960), Il sogno americano (1961) e i drammi Chi ha paura di Virginia Woolf? (1962) e Un equilibrio delicato (1966, premio Pulitzer), nei quali elabora tecniche e artifici del teatro dell’assurdo per conferire vigore scenico alla sua aspra analisi delle nevrosi dell’America contemporanea.
Tra i titoli più significativi della sua produzione successiva, La scatola (1968), Marina (1975, premio Pulitzer), La signora di Dubuque (The Lady from Dubuque, 1980, nt), L’uomo a tre braccia (The man with three arms, 1983, nt), Tre donne alte (1994, premio Pulitzer).

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