tradurre…

di Guido Ceronetti

Mai stancarsi di tradurre perché tradurre è pensare.

dall’Introduzione a “La salvezza viene dagli ebrei” di Léon Bloy.

7 risposte a "tradurre…"

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  1. Ti capisco, anch’io mi sto ponendo lo stesso dilemma perchè il mio inglese non mi permette ancora di leggere l’originale apprezzandolo serenamente. Per ora (in qualche caso perchè richiede molto tempo) leggo prima la traduzione e poi l’originale: è un buon esercizio sia per imparare nuovi vocaboli in inglese sia come sfida personale perchè comunque rimane una lettura impegnativa.
    Complimenti per la traduzione di Gatsby!
    Ahimè il pianeta V. W. non l’ho ancora esplorato 😦 che vergogna… secondo te da cosa dovrei partire?

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  2. Eh, chissà chi lo ha tradotto.
    Io non lavoro con la narrativa, ma una volta mi è stato permesso di partecipare a un corso di traduzione letteraria solo dopo aver tradotto due lunghi brani (une descrittivo più un dialogo) del Grande Gatsby.
    Beh, ce l’ho fatta. C’è però da dire che, diversi anni prima, quando ancora ero a un livello TOP, lo avevo letto in originale.
    Ma, per citare a cavolo “Chi ha paura di Virginia Woolf”, quando ho deciso di leggere La signora Dalloway, ho dovuto fare una scelta. Lo leggo in originale e mi perdo almeno il 40% o tradotto? Era tradotto bene. per un traduttore è facile capire se qualcosa è tradotto bene (oh, quanti malori!). Certamente avrò perso qualche sfumatura, ma avevo già letto in originale i suoi romanzi giovanili, i suoi diari, le biografie su di lei, e avevo capito quanto potessero essere tosti i suoi romanzi più importanti. Siccome V. W. per me è molto importante, devo ancora leggere tante cose. MA IO ho paura di Virginia Woolf! 🙂

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  3. Tra l’altro, per migliorare con le lingue straniere, ho iniziato a leggere parallelamente una traduzione di “Assassinio sull’Orient-Express” e l’originale. Ahimè mi sono accorto di quanto fosse pessima la traduzione: vocaboli poco corrispondenti, frasi contenenti modi di dire o riferimenti culturali eliminate del tutto. Non mi ero mai reso conto che quando leggiamo un libro tradotto, potremmo leggere in realtà un prodotto diverso e più scadente rispetto all’originale

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  4. Il fatto è che devono prima coglierlo ed elaborarlo nella lingua originale (che ha la sua storia e appartiene a una certa cultura) e poi spaccarsi le meningi per renderlo nella versione tradotta (destinata a lettori con altre tradizioni e cultura). La traduzione è “l’arte di porsi i problemi”, e siccome ce ne sono a quintalate, è un lavoro immane per moltissimi aspetti. E sì, il lavoro è malpagato, i tempi ristretti, ecc.

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  5. Ero sicura di averti risposto ma non trovo nulla. Avevo scritto che c’è anche la derivazione dal composto trans + ducĕre. Condurre attraverso. I traduttori, prima dei lettori, “attraversano” 🙂

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