Paulo Mendes da Rocha, maestro del brutalismo brasiliano

È morto a 92 anni il grande architetto Paulo Mendes da Rocha, personaggio centrale dell’architettura brasiliana e mondiale.

da un articolo di Giulia Ronchi
Artribune, 24 maggio 2021

Foto: Andrea Altemhuler

Nato nel 1928 a Vitoria, in Brasile, ha iniziato la sua carriera a San Paolo – dove tutt’oggi si trovano i suoi edifici più significativi – negli anni ’50 come membro dell’avanguardia “brutalista paulista”.
Nel suo lavoro, è stato riconosciuto per essere un “ribelle anticonformista” e allo stesso tempo un realista, capace di una profonda comprensione dello spazio e di portare avanti una funzione sociale dell’architettura. È stato insignito del Pritzker Architecture Prize – che solo un brasiliano prima di lui aveva ricevuto, il leggendario Oscar Niemeyer, autore della capitale futuristica Brasilia – nel 2006 e del Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia nel 2016.

Il PRITZKER ARCHITECTURE PRIZE

Paulo Mendes da Rocha di San Paolo, Brasile, ispirato dai principi e dal linguaggio del modernismo, nonché attraverso il suo uso audace di materiali semplici, negli ultimi sei decenni ha prodotto edifici con una profonda comprensione della poetica dello spazio. Modifica il paesaggio e lo spazio con la sua architettura, sforzandosi di soddisfare le esigenze umane sia sociali che estetiche”, leggiamo. “Aderendo a una visione sociale commisurata al nuovo mondo, ci ricorda che l’architettura è prima di tutto uno sforzo umano ispirato dall’onnipresenza della natura. Il vasto territorio del suo paese ha dato a questo architetto un ricco lignaggio per sfruttare e conciliare la natura e l’architettura come forze congruenti. I suoi caratteristici materiali in cemento e metodi di costruzione intelligenti, ma straordinariamente semplici, creano edifici potenti ed espressivi, riconosciuti a livello internazionale. Non c’è dubbio che le materie prime che utilizza per ottenere risultati monumentali hanno avuto influenze in tutto il mondo”.

Subito dopo la laurea, nel 1957, Paulo Mendes da Rocha ha vinto un bando di gara nazionale per la costruzione di una palestra, il Clube Atlético Paulistano: un successo immediato riconosciuto quattro anni più tardi con il Grande Prêmio Presidência da República alla sesta Bienal di São Paulo nel 1961.
Nel 1968 ha vinto la gara nazionale per la costruzione del padiglione brasiliano all’Osaka Expo 70, dando vita a un edificio bilanciato, elegante, dinamico e audace al tempo stesso. L’anno successivo si è classificato come finalista al concorso per il design del Centre George Pompidou.
Tra i suoi progetti più noti si ricordano il Museo di Arte Contemporanea (1975) presso l’Università di San Paolo, lo showroom Forma Furniture (1987) a San Paolo e il Museo della scultura brasiliana – MUBE (1987-1992); ha poi condotto il rinnovo della São Paulo State Art Gallery, la pinacoteca della città, vincendo il Mies van der Rohe Award for Latin American Architecture nel 2000.


È stato nominato Membro Onorario del Conselho Internacional dos Arquitetos de Língua Portuguesa ed è stato scelto per rappresentare il Brasile alla settima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. In Brasile, l’architetto è stato onorato due volte con l’Ordem do Merito Cultural nel 2004 e nel 2013.
È entrato grazie a Vilanova Artigas, uno dei più apprezzati architetti brasiliani, alla Scuola d’Architettura dell’Universidade de São Paulo, inserendo una visione totalmente nuova di stampo sociale e umanistico, influenzando generazioni di architetti e artisti negli anni a venire. Il suo contributo al mondo accademico è stato premiato con Dottorati Honoris Causa dalle università di tutto il mondo, da San Paolo a Santa Fe, da Lisbona a Bucarest.
Oltre ai suoi progetti architettonici e urbanistici, ha disegnato anche elementi d’arredo, come la sedia Paulistano, pubblicata nella rivista New Furniture. Neue Möbel. Meubles Nouveaux, Verlag Gerd Hatje, Stuttgart del 1958, attualmente prodotta su larga scala dalla ditta francese OBJEKTO.

8 risposte a "Paulo Mendes da Rocha, maestro del brutalismo brasiliano"

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  1. Diciamo che per telefono mi ha già metaforicamente sputato. Dice che leggerà il mio post. Malgrado la mia ignoranza, non ho mai visto un BRUTTAlista così Bellista, ahahahh

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