Le sneakers in mostra

Sneakers Unboxed: Studio to Street. Le scarpe da ginnastica da fenomeno “di strada” a fenomeno da museo.

di Nicol Degli Innocenti
Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2021

La mostra al Design Museum di Londra è la storia di come le sneakers, create in origine per specifiche attività sportive e in particolare per la pallacanestro, siano diventate oggetti del desiderio e perfino oggetti di culto, simboli di appartenenza a un gruppo e status symbol. Il mercato vale ora 80 miliardi di dollari all’anno a livello globale.

Oltre 200 paia di scarpe illustrano questo percorso, diviso in due parti: Style Performance.

All’inizio tutta l’attenzione è focalizzata sulla performance sportiva, ma con il passare del tempo è lo stile a trionfare. Un secolo fa, quando Adi e Rudi Dassler, due fratelli tedeschi, avevano iniziato a creare scarpe per atleti, fondando i marchi Adidas e Puma, pensavano solo alla Coppa del Mondo e alle Olimpiadi. Dagli anni Ottanta in poi le loro scarpe si sono viste molto di più nei video di musica e nei film e ai piedi di star della musica hip hop e rap, e altre celebrità.

Una tappa cruciale è stata l’introduzione del colore. Mentre in ambito sportivo le regole restavano rigide, consentendo solo il bianco, Puma aveva avuto la brillante idea di utilizzare diverse varianti e combinazioni di colore, scatenando la corsa ad acquistare l’ultimo modello.

Una sezione della mostra è dedicata all’appropriazione e reinvenzione di un fenomeno “di strada” da parte di brand del lusso come Balenciaga, Comme des Garçons, Burberry, Louis Vuitton, Gucci e molti altri. La sneaker è diventata un fenomeno nel campo della moda, ma l’aspetto tecnologico resta importante, sia nei materiali utilizzati che nella fase di design e produzione. Aveva iniziato Adidas negli anni ’80 con il Micropacer, che aveva un microcomputer nella linguetta, mentre Vibram aveva creato un prototipo a cinque dita per dare la sensazione di correre a piedi nudi.

In mostra si possono vedere le ultimissime innovazioni, come FutureCraft.Strung, il robot che produce scarpe per Adidas, scoprire come il marchio Satoshi utilizzi la certificazione blockchain e osservare le prime scarpe “biologicamente attive” create dagli esperti del MIT per Puma. I visitatori possono fare anche un tuffo nella realtà virtuale creando, provando e “indossando” un paio di scarpe al computer utilizzando la nuova tecnologia Snap.

La mostra finisce con la questione ecologica: un’ammissione di colpa e un invito a migliorare in futuro. Le scarpe da ginnastica non sono state il più sostenibile degli accessori, dato che la loro produzione rappresenta l’1,4% delle emissioni nocive, una quantità pari alla CO2 emessa da 66 milioni di auto. Inoltre le suole sintetiche e le colle tossiche utilizzate resistono per mille anni in discarica.
Ora però c’è più attenzione ai materiali usati, a rendere le scarpe più durature e a poterle riciclare [il link è molto interessante]. Diversi designer come Stella McCartney, Helen Kirkum e Alex Taylor sono impegnati a rendere più sostenibile il settore. A breve Adidas lancerà sul mercato le scarpe Stan Smith fatte di similpelle cresciuta da funghi in laboratorio.

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