Onda su onda: l’“Intensità digitale”

Con la pandemia siamo ormai incollati agli schermi e a diversi strumenti digitali per mantenere i contatti con le persone e svolgere il lavoro a distanza. Ecco gli “effetti collaterali” sui nostri processi cognitivi.

da un articolo di Kate Morgan
BBC Worklife, 26 aprile 2021

Immagine: ozgurcankaya/E+/Getty Images Plus.

Questa nostra quotidianità “tutta virtuale per tutto il tempo” ha prodotto un picco preoccupante di “intensità digitale” che si ripercuote sull’attività del nostro cervello. E il problema non è solo l’aumento degli strumenti digitali: è che si lavora di più. Un nuovo studio condotto da Microsoft ha osservato le abitudini di 30.000 utenti di 31 paesi nel corso dell’ultimo anno e i risultati sono allarmanti.

Il vicepresidente Jared Spataro osserva che “la gente passa il 148% di minuti in riunioni settimanali, un utente medio manda il 42% di messaggi in più oltre l’orario di lavoro e il 200% in più durante il fine-settimana. Durante lo scorso mese di febbraio, i nostri clienti hanno ricevuto 40 miliardi di mail in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente”. Sempre secondo Spataro, il numero di riunioni – spesso non necessarie e comunque diventate più lunghe – su nuove piattaforme è in continuo aumento.

Per alleviare questo carico cognitivo provocato dalla cosiddetta “intensità digitale” si può compensare con qualche aggiustamento nel breve termine – una pausa di 10 minuti ogni tanto per svolgere attività diverse – ma la questione sta alimentando un ampio dibattito sulla comunicazione, e sul lavoro in genere, per capire il mondo in cui ci troveremo alla fine di questo lungo periodo.

Lo studio ha anche dimostrato che – eliminati i tempi di spostamento e le interazioni sociali con i colleghi della vita reale – in molti paesi la giornata lavorativa si è allungata di un’ora.
Ma essere sempre connessi, saltellando tra mail, internet e varie piattaforme per videochiamate e riunioni, influisce anche sui nostri processi cognitivi.

Nella vita reale la nostra mente non è abituata a guardare l’immagine piatta di una o più persone inserita in una sorta di cornice o in una schermata di riquadri multipli”, dice Michael Bohan, Direttore del gruppo Human Factors Lab di Microsoft e supervisore del progetto, “quindi il cervello riesce a percepisce i segnali del corpo e tanti altri particolari che servono per comunicare”. Ma nelle riunioni virtuali, soprattutto quelle con molti partecipanti, il cervello fatica a seguire ogni singolo individuo.

Bohan e il suo team hanno esaminato, mediante una serie di simulazioni, l’attività cerebrale dei presenti, rilevando la presenza di onde alfa, quelle che si attivano quando il cervello è a riposo, e di onde beta, che si attivano quando il cervello sta lavorando molto. Nel corso di una intesa giornata di riunioni, erano proprio le onde beta a prevalere quasi ininterrottamente e il loro accumulo determinava una condizione di ansia e spossatezza.

Ogni volta che il cervello si trova a dover elaborare una gran quantità di informazioni contemporaneamente, come quando si sta davanti a uno schermo, dopo un certo tempo di fitta successione di onde beta, il cervello inizia a rallentare e continuare a lavorare diventa sempre più difficile. Dopo una pausa, invece, riappaiono le onde alfa che ristabiliscono le funzioni cognitive e aumentano anche la produttività.

Microsoft Teams sta cercando di apportare miglioramenti in termini di software, per esempio attraverso il Together Mode, un filtro virtuale che colloca i partecipanti alle riunioni in un ambiente condiviso (Immersive Scenes è un’opzione simile proposta da Zoom). Eliminando i singoli riquadri con sfondi diversi per ogni partecipante, i filtri cercano di ridurre parte dell’attività inconsapevole di elaborazione che occupa lo spazio cognitivo. Ma il problema dell’intensità digitale è in parte dovuto al fatto che dopo un anno di pandemia continuiamo a replicare i nostri vecchi modelli di lavoro in un ambiente radicalmente nuovo come quello del lavoro “da casa”. Secondo Spataro “Non sta funzionando. Siamo entrati in una nuova era e abbiamo bisogno di nuove abitudini, nuove pratiche, nuove visioni culturali. Dobbiamo acquisire nuove capacità e modelli e creare nuove regole”.

Illustrazioni: Valerio Pellegrini, via Microsoft’s Human Factors Lab

I commenti sono chiusi.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: