Volti femminili realizzati con il bitume

Domenico Grenci, artista calabrese da anni residente a Bologna, tra i protagonisti dell’ultima edizione digitale di ArtVerona, racconta la sua pratica artistica.

a cura di Anna Amoroso
Artribune, 11 gennaio 2021

Volti femminili che tornano come un’ossessione. Immagini inquiete, enigmatiche, intime, dove il mistero si può cogliere negli sguardi e gli occhi restituiscono un vissuto emotivo, un’interiorità rivelata che sembra sfuggire e dissolversi. Le opere di Domenico Grenci si nutrono di poesia e sono continuamente alla ricerca di un nuovo ideale estetico

Da un punto di vista personale, nel ritratto femminile, e in particolare in quello legato alla moda, percepisco sempre un necessario, ostinato riscatto dal consumismo a cui è relegato” .
I mass media non presentano più un modello unico di bellezza. Il compito che mi sono dato è quello di condurre questo ideale estetico in una direzione diversa. Il volto, trasfigurato e immerso in uno spazio indefinito, diventa simulacro senza tempo e questo mutamento mi appaga, mi fa sembrare le cose meno banali e i gesti quotidiani più importanti”.

I volti, nel vuoto della tela, sembrano rimandare a Schiele o Manolo Valdés, le immagini sono immerse in una bellezza dolorosa e fugace che offre spunti di riflessione, creando le condizioni necessarie affinché ciascuno possa mettersi in discussione di fronte a un’opera d’arte per innescare un cambiamento interiore. L’utilizzo del bitume nelle sue opere non è casuale, ma parte di una continua ricerca per sperimentare e creare un alone misterioso. 

“Il bitume mi ha stupito per le possibilità di stesura che offre”, continua l’artista. “Da uno stato molto consistente e denso, usando diluenti aggressivi, si arriva a delle sottili velature. È un elemento che abita la parte più nascosta della terra, un materiale che ha usi risalenti alla preistoria e che ha sempre avuto a che fare con l’uomo fino alla nostra contemporaneità”. 

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