Milano: l’edificio Pirelli 39 sarà riqualificato

I due studi Diller Scofidio + Renfro e Boeri si sono aggiudicati il concorso bandito da COIMA per la rigenerazione del complesso noto come “Pirellino” e la riqualificazione delle aree limitrofe.

da un articolo di Valentina Silvestrini
Artribune, 28 gennaio 2021

Costruito negli anni Sessanta, con una superficie complessiva di oltre 60.000 mq su 26 piani per 90 metri di altezza (cui si sommano il corpo basso, a forma di ponte, su via Melchiorre Gioia e tre piani interrati), Pirelli 39 è un edificio attualmente vuoto, messo in vendita dal Comune di Milano tramite un’asta pubblica.
In qualità di committente, Coima ha inteso il progetto come un’opportunità di grande innovazione per Milano, oggi più che mai”, assegnandogli una “valenza culturale e simbolica di uscita da un periodo così difficile. In questo progetto abbiamo concentrato tutte le nostre idee affinché diventi un paradigma per la rigenerazione urbana del futuro e interpreti l’agenda del post-COVID e le linee guida di matrice europea sul social, sul verde e sulla modernizzazione.
Dai progetti candidati (70 gruppi, con 359 studi coinvolti, da 15 Paesi) la committenza attendeva soluzioni innovative per affrontare, in particolare, tre temi: la ricomposizione e la riconnessione degli spazi pubblici dell’area in esame; il riuso dell’edificio esistente; la centralità degli aspetti ambientali.


Si trattava di immaginare un’operazione di rigenerazione urbana in un punto molto importante di Milano, senza consumare un metro quadro in più di suolo e facendo tre cose: rinnovare un edificio nobile della storia dell’architettura moderna italiana e milanese; pensare a un edificio che ‘mettesse i piedi nel parco’ e che potesse rilanciare la ricerca sul rapporto tra architettura e botanica, che costituisce una delle sfide che tutte le città del mondo stanno cercando di esplorare; pensare che il ponte, invece che essere abbattuto, potesse diventare qualcosa che oggi non esiste in Europa, cioè un grande spazio pubblico verde aperto alla città, a ponte tra due porzioni di Milano.

Stefano Boeri


L’obiettivo è aggiungere più verde pubblico nella zona d’intervento. Il concetto è quello di realizzare un vero e proprio modello di utilizzo misto che sia sostenibile per la crescita urbana. La triade prevede un edificio per uffici, uno residenziale e uno culturale. Il progetto è stato concepito come un ecosistema verde: sarà un luogo in cui la natura si unirà all’arte, alla scienza, alla cucina. Avremo anche la serra, la galleria per mostre d’arte e scientifiche, un caffè, un’area mercato, un anfiteatro pubblico, ovvero tutta una serie di aree aperte al pubblico”.

Elizabeth Diller 


Diller ha precisato che al momento la torre non soddisfa gli standard previsti per gli spazi per uffici, oltre a ricordare la mancata conformità ai requisiti sismici e la presenza di amianto. “È dunque necessario un intervento profondo. Prevediamo una estensione della facciata nord, attualmente rivestita in alluminio e priva di una grande impronta architettonica, assicurando il mantenimento del profilo e della forma dell’edificio originale.” Sulla facciata nord, fra il 7° al 26° piano sarà dunque realizzata “una struttura astratta e molto snella”; resterà invariata l’altezza dell’edificio che però verrà dotato di una sorta di cappello.

Per la torre residenziale, che si chiamerà Botanica, “abbiamo lavorato con un concetto analogo a quello del Bosco Verticale”, ha affermato Boeri “ma legandoci di più alla tradizione del giardino all’italiana”. Con questa costruzione ex novo si intende portare avanti “quel processo di forestazione urbana avviato in numerose città europee”. L’edificio sarà alto 110 metri, distribuiti su 25 piani; i primi tre saranno pubblici e aperti alla città.
In particolare, fra le novità che differenzieranno questa torre rispetto al Bosco Verticale, il progetto prevede 1.700 mq di vegetazione, che in questo caso saranno piantumati in modo tale che le fioriture, attraverso i rispettivi cromatismi, seguano le variazioni stagionali; l’adozione di elementi strutturali in legno, una scelta di “assoluta innovazione nel contesto italiano”; pannelli fotovoltaici sui parapetti di tutti i balconi, attraverso i quali si stima che l’edificio possa autoprodurre il 65% del proprio fabbisogno energetico.
Insomma non più alberi come nel Bosco Verticale, bensì fiori e piante officinali: un Orto Verticale che, aggiunge Boeri, “cambierà colore durante il giorno e soprattutto durante le stagioni” proprio in virtù delle essenze e delle erbe selezionate per i terrazzi.

Terza e ultima componente della triade è il ponte-serra, inteso come elemento di collegamento fra le due torri, la città e le due porzioni di Biblioteca degli Alberi, oltre che come parte pubblica dell’intervento; nuovi corpi scala lo metteranno in relazione diretta col parco circostante. “Sarà una serra unica, non solo perché si troverà su un ponte ma perché è stata concepita come un incubatore di vita”, ha sottolineato Diller. “Manterremo gli stessi volumi esistenti, dando però una leggerezza incredibileAvremo quattro spazi: dalla serra vera e propria, che includerà anche alberi e altre specie selezionate dai botanici, alla galleria, dalla caffetteria fino allo spazio didattico e formativo”. L’obiettivo, quindi, è riconvertire il volume esistente rendendolo un nuovo spazio per la città, destinato a eventi, mostre ed esposizioni, dotato di aree per incontri e per il tempo libero, che assolva nello stesso tempo il ruolo di elemento di connessione nel quartiere. Ma la parte più affascinante del progetto è quella più in bilico.

Credo che Boeri e Diller abbiano fatto un ottimo lavoro. Ovviamente il progetto deve essere rispettoso delle norme, esattamente come ogni intervento in città”, ha commentato a margine della presentazione Pierfrancesco Maran, Assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano.

Articolo originale e completo.

I commenti sono chiusi.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: