La Scapigliata

“Fa tu adonque alle teste li capegli scherzare insieme col finto vento intorno alli giovanili volti”.

Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, 1490-1492.

elaborazione di un articolo
di Federico Giannini e Ilaria Baratta
Finestre sull’Arte, 22 gennaio 2021

Immagine: Leonardo da VinciTesta di donna detta “La Scapiliata” (1492 ca.-1501). Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale.

In questo passo del suo Trattato, il grande Leonardo suggerisce al pittore che intenda apprendere i segreti dell’arte il modo in cui eseguire i capelli del soggetto raffigurato.
Viene quasi naturale associare questo brano alla Scapigliata (o Scapiliata) del genio toscano, una delle sue opere più note, oggi conservata presso la Galleria Nazionale di Parma.
Il dipinto, realizzato a biacca con pigmenti di ferro e cinabro su una tavoletta di noce di ridotte dimensioni, raffigura una giovane col volto di tre quarti rivolto verso il basso, i capelli scarmigliati, gli occhi socchiusi, l’espressione dolcemente malinconica, il tutto lasciato in stato di vistosa incompiutezza.

La Scapiliata

Leonardo coltivava un certo interesse per il soggetto dei capelli, elementi fondamentali del volto di una persona perché ne costituiscono un ornamento naturale, e proprio per tal ragione, a suo avviso, occorreva evitare di decorare i capelli o di nasconderli: ancora nel suo Trattato della pittura raccomanda di “non usare le affettate conciature o capellature di teste”. Appare dunque evidente come per Leonardo un’acconciatura ben composta e raccolta o agghindata sia artificiosa, lontana dal naturale: la Scapigliata, così vistosamente spettinata e con solo i suoi ricci svolazzanti a fare da “ornamento” naturale, ben calza questa sua idea.

Da sinistra:
Testa di giovane donna con lo sguardo rivolto verso il basso, lunghi capelli ed elaborata acconciatura.
Firenze, Gallerie degli Uffizi.
Studio per l’acconciatura di una donna, 1504-1506 ca. Windsor Castle.
Studio per la testa di Leda, 1504-1506 ca. (con riprese successive?). Milano, Castello Sforzesco.


La sua storia di una delle opere più note del grande artista è ancora in gran parte tutta da scrivere. Nei documenti, infatti, non esistono fonti contemporanee a Leonardo che la menzionino espressamente.
Il termine “Scapiliata” compare per la prima volta nell’inventario dei beni del duca Ferdinando Gonzaga (1627), ma non è certo che si tratti proprio dell’opera oggi a Parma.
La storia conosciuta dell’opera comincia solo nel 1826, quando dagli eredi del pittore Gaetano Callani (Parma, 1736 – 1809), la Galleria Palatina ottenne la Scapigliata nel 1839, con attribuzione a Leonardo da Vinci.

Ed è proprio la figura di Callani, che nutriva un forte interesse per il grande artista rinascimentale, a stabilire un forte legame tra Leonardo da Vinci e Parma. In una lettera del 1780 inviata a un interlocutore ignoto, Callani pensa di coinvolgere l’Accademia di Belle Arti di Parma in una trattativa – purtroppo fallita – per portare in città un quadro di Leonardo con la Madonna, il Bambino e san Giovannino (presumibilmente la Vergine delle rocce, oggi alla National Gallery di Londra e, all’epoca, in possesso di un privato).

Vergine delle rocce (1493-1501). Londra, National Gallery.

A questo proposito, è interessante introdurre un confronto tra la Scapigliata e l’angelo della versione della Vergine delle rocce, proposto per la prima volta da Pietro C. Marani in occasione della mostra La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci, tenutasi proprio alla Galleria Nazionale di Parma nel 2019. Marani suggerisce che, ruotando di trenta gradi la testa dell’angelo della Vergine delle rocce londinese, la sua figura e quella della Scapigliata diventano quasi sovrapponibili. Inoltre, se ne ricava la conferma che tra le due opere, afferma lo studioso, ci sono “affinità stilistiche e financo esecutive sorprendenti, quali la materia ricca e pastosa, l’uso della biacca pigmentata, le palpebre pesanti e le pupille scure e fonde”. Sulla base di questi elementi si può ipotizzare anche che la Scapigliata sia stata realizzata nello stesso periodo del dipinto londinese, all’incirca tra il 1493 e il 1501.
Già altri (come Adolfo Venturi e Carlo Pedretti) avevano suggerito che tra la tavola di Parma e la Vergine delle rocce ci fossero delle somiglianze ragguardevoli.


Attorno alla Scapigliata, com’è ovvio immaginare, si scatenò un dibattito destinato a durare negli anni: in assenza di fonti dell’epoca di Leonardo, a qualcuno è parso lecito dubitare della sua paternità. Il grande archeologo Corrado Ricci, nel 1896 respinse l’opera ritenendola un falso moderno, e per una trentina d’anni (prima, cioè, della riscoperta da parte di Adolfo Venturi nel 1924) ne condizionò pesantemente la fortuna. Anche all’estero i dubbi sull’autografia sono durati a lungo, ma ci sono tanti altri storici dell’arte che invece l’hanno ritenuta e la ritengono un autografo, specialmente in ambito italiano. Al di là di poche voci, pur autorevoli, l’attribuzione a Leonardo è ormai generalmente accettata.


Grazie al grande amore che il suo antico proprietario nutriva per Leonardo, l’opera si trova oggi a Parma e, dalla sua sala nella Galleria Nazionale, continua a trasmettere a chi la ammira tutta l’innovativa originalità dell’estro e delle invenzioni di Leonardo.

Articolo originale e completo

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