Sono Charlie Mingus

«Sono Charles Mingus. Mezzo nero, mezzo giallo… ma non proprio giallo e nemmeno bianco quanto basta a essere identificato come tale. Per quanto mi riguarda mi considero un negro…»

da Radio Viet-Fottuto-Nam

«Charles Mingus è un musicista, un musicista meticcio che produce musica bella, terribile, amabile, maschia, femminile, musica. E ogni tipo di suono: forte, piano, inaudito. Suoni, suoni, suoni, suoni, suoni, suoni, suoni… Uno che gli piace un sacco giocare con i suoni».

Cosi si raccontava a una radio canadese il più grande contrabbassista della storia del jazz e uno dei suoi più grandi compositori.

Un genio incapace di essere banale anche nella morte, visto che contrae una malattia rarissima, il cosiddetto morbo di Gehrig, che prima lo costringe su una sedia a rotelle e poi lo porta al collasso il 5 gennaio del 1979.

E pensare che, come per una mortifera cabala del destino, Mingus aveva cinquantasei anni e proprio il giorno della sua morte, cinquantasei capodogli si arenarono sulla spiaggia di Acapulco. La gente del jazz rimase impressionata dalla strana coincidenza.

Niente male per uno che aveva tentato il suicidio. Come? Andando con ventitré puttane messicane scopate in una sola notte: “Mica perché mi piaceva, no; l’ho fatto perché volevo morire e speravo di rimanerci”.

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