L’Arte della Fuga

Roma, 13 dicembre 2020

O meglio: delle fughe. Dopo anni, oggi ero pronta dal vivo, ma…
Informiamo il gentile pubblico che ai sensi del DPCM del 3 dicembre 2020 tutti i concerti fino al 15 gennaio 2021 sono sospesi.” 

violino: Carlo Maria Parazzoli
viola: Raffaele Mallozzi
violoncello: Hans-Eberhard Dentler
contrabbasso: Antonio Sciancalepore
contrabbasso: Francesco Bossone



Guida all’ascolto

Tratta dal programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 dicembre 1986.

Le ultime composizioni scritte da Bach furono Das musikalische Opfer (L’Offerta musicale) BWV 1079 e Die Kunst der Fuge (L’arte della fuga) BWV 1080; quest’ultima opera colossale (un’ora e quaranta di musica nell’edizione integrale) è rimasta incompiuta.
L’Offerta musicale, dedicata a Federico II di Prussia, è del 1747 e racchiude un ventaglio straordinario di canoni nelle forme più diverse (canone tematico, contrappuntistico, retrogrado, per aumentazione, a specchio, circolare, enigmatico) nell’ambito di una concezione artistica di alto magistero tecnico.

L’arte della fuga fu composta tra il 1749 e il 1750 su un unico tema e comprende, per la parte ritenuta autentica, quindici fughe e quattro canoni, tutti segnati con l’indicazione originale di contrappunti, e costituenti un culmine di virtuosismo polifonico, forse concepito non tanto per l’esecuzione quanto per lo studio approfondito e dettagliato della forma musicale. Sin da quando è esplosa la Bach-Renaissance nel secolo scorso musicologi ed esecutori hanno cercato di capire e interpretare ognuno a suo modo questo lavoro al quale Bach non ha potuto dare un assetto definitivo per la cecità che lo aveva colpito. Per questa ragione L’arte della fuga è stata sottoposta a varie rielaborazioni, sia per orchestra da camera, con o senza fiati, sia per quartetto d’archi, oppure per due pianoforti, per organo, o ancora per uno, due o tre clavicembali, allo scopo di offrire una chiave di lettura diversa, ma ugualmente significativa ai fini della caratterizzazione di un tipo di musica in cui dottrina e arte confluiscono in una visione trascendentale della vita. Per l’esecuzione di questa sera, Samuel Rhodes, viola del Quartetto Juilliard, ha scritto le note illustrative che seguono.

* * *

Johann Sebastian Bach – la sola menzione del suo nome è già sufficiente ad ispirare timore reverenziale in tutti noi che siamo in qualche modo coinvolti nella musica, sia come creatori, sia come esecutori, amatori o ascoltatori colti. La lista dei suoi successi è così imponente da fare di lui indiscutibilmente uno dei più grandi geni che il genere umano abbia prodotto in tutti i campi. Si potrebbe provare che il più significativo di questi successi è il fatto che il lavoro di tutta la sua vita rappresenta la “summa” e il trionfo del contrappunto – l’arte di combinare due o più linee melodiche – che si è accresciuta e sviluppata nella musica dell’Europa occidentale durante tutto il Rinascimento e il periodo barocco. Lo scopo consapevole di Bach nell’arte della fuga, che fu scritta proprio alla fine della sua vita, fu di mettere per iscritto in modo organico il compendio finale delle sue conoscenze nel campo della tecnica e dell’espressione del contrappunto della fuga. Attingendo all’esperienza acquistata nel comporre il Clavicembalo ben temperato, la Messa in si minore, la Passione secondo San Matteo, la Passione secondo San Giovanni, tutte le Cantate, le opere per organo ed innumerevoli altri lavori, chi altri, più agguerrito di lui, avrebbe potuto fare la stessa cosa?

L’arte della fuga contiene tutti gli espedienti intellettuali possibili: fughe doppie e triple, stretti di ogni genere, aumentazione e diminuzione, molti tipi di contrappunto invertibile, inversione totale delle tessiture, tutti derivanti dal soggetto più semplice possibile che è esposto proprio all’inizio dell’opera. Il vero miracolo di Bach è che questi aspetti intellettuali non sono vuoti espedienti virtuosistici ma parti integranti, ognuna delle quali contribuisce ad un dramma che ha in se stesso sufficiente ricchezza di esperienza emotiva per risuonare nelle profondità dell’anima umana! Bach è ad un tempo il più intellettuale e il più emotivo compositore di tutti i tempi.

Poiché il solo criterio compositivo dell’arte della fuga è l’interazione di quattro voci in uno stesso discorso, nessuno strumento o voce umana sono specificati per la sua esecuzione. Il lavoro è scritto in partitura aperta per quattro voci astratte, Soprano (S), Contralto (A) [in tedesco Alto – n.d.t.), Tenore (T) e Basso (B). Bach non voleva preoccuparsi di problemi esteriori pratici come limitazioni strumentali o vocali di estensione o di tecnica, indicazioni di carattere che potessero essere imposte da un testo, o compiacere il pubblico con brillantezza strumentale o speciali effetti. L’esatta combinazione strumentale impiegata da una determinata esecuzione dipende dal punto di vista degli esecutori e delle forze disponibili. Infatti, l’arte della fuga è stata trascritta per quasi tutte le combinazioni possibili che vanno da un solo strumento a tastiera alla grande orchestra e a vari tipi di complessi. Esaminiamo però i criteri che potrebbero regolare una realizzazione “ideale”:

  1. le quattro voci debbono essere facilmente distinguibili una dall’altra e tuttavia avere la possibilità di fondersi a volte in una tessitura omogenea.
  2. ognuna delle voci deve essere fraseggiata individualmente nel modo più sensibile, e tuttavia adattarsi alla sua parte nella tessitura delle quattro voci come in un tutto.
  3. alle quattro voci deve esservi la possibilità di aggiungerne altre, fino a sei o sette, al fine di fornire conclusioni più piene a parecchi dei contrappunti.
  4. il complesso deve avere la gamma di espressione necessaria per dare la vita a un’opera della più grande interiorità e profondità.

Tutto ciò che precede non è forse l’esatta definizione dello scopo per cui fu creato il quartetto d’archi?

Perché allora l’arte della fuga non è un pezzo corrente nel repertorio dei quartetti? Vi è probabilmente un certo numero di ragioni, fra le quali il fatto che il quartetto d’archi, come ora lo conosciamo, in realtà incominciò ad esistere soltanto un po’ più tardi nel XVIII secolo. Io credo, tuttavia, che la ragione principale è puramente una ragione pratica, cioè che le parti del Contralto e del Tenore parecchie volte nel corso dell’opera sono più basse dell’estensione del violino e della viola. Le edizioni esistenti dell’arte della fuga per quartetto risolvono questo problema o trasportando questi passaggi un’ottava sopra o trasferendo la voce di Contralto dal secondo violino alla viola. È un peccato snaturare così un’opera la cui linfa vitale dipende dalla pura progressione delle voci. È possibile risolvere il problema in un’altra maniera: adattando gli strumenti a conformarsi al contrappunto bachiano piuttosto che adattare il contrappunto a conformarsi agli strumenti. Nel caso della voce di Contralto ciò è facilmente risolvibile facendo suonare la viola al secondo violino nei passaggi troppo bassi. Per ciò che concerne la voce di Tenore abbiamo trovato un’interessantissima soluzione. Ho chiesto al maestro liutaio Marten Cornelissen di costruire uno strumento abbastanza grande che possa estendere, la gamma normale della viola di una quarta sotto. Cornelissen ha prodotto uno strumento che non solo è concepito per funzionare meravigliosamente in questa maniera modificata ma anche quando è accordato normalmente è una delle più belle viole che i miei colleghi ed io abbiamo mai ascoltato! Per queste ragioni, ciò che ascoltate oggi non è un arrangiamento o una trascrizione, ma semplicemente una fedele riproduzione di ogni nota scritta da Bach.

(continua)


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