Angelo Bellobono: pittura in alta quota

Il nuovo progetto in quattro tappe si intitola “Linea 1201” e si svolge su percorsi che conducono verso le cime degli Appennini. La prima tappa della ‘spedizione pittorica’ nel racconto dell’artista.

di Angelo Bellobono
Artribune, 16 luglio 2020

Linea 1201, Tappa numero 1, Capanna Moulin, Monte Marrone, Mainarde, Molise, 2020.

Sembrava impossibile, viste le circostanze sanitarie, cominciare Linea 1201, il nuovo progetto di residenze e spedizioni pittoriche diffuse in Appennino, reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Cultura e Arte Terzo Pilastro e curato da Nos Visual Arts Production.
Invece eccomi a raccontare, in sintesi, la prima tappa, svoltasi in un luogo unico delle Mainarde molisane, la Capanna Moulin, un’esperienza selvatica, a tratti estrema, ricca di potenti suggestioni. Ringrazio Charles Moulin, pittore francese che ha vinto nel 1896 il gran Prix de Rome all’Accademia di Francia superando l’amico Matisse, arrivato secondo. Da allora non ha più abbandonato l’Italia scegliendo infine l’unicità delle Mainarde (dove è morto nel 1960) per ritirarsi in totale isolamento fino a costruirsi questo piccolo eremo in cima al Monte Marrone.
L’ultimo giorno, il 28 giugno, vi ho condotto un gruppo inaspettatamente numeroso di persone e ho mostrato lì, per un giorno, il lavoro che avevo realizzato in altitudine nel corso della mia residenza solitaria.

Angelo Bellobono e la montagna

Il primo giorno, 22 giugno, mi accoglie un meteo avverso con pioggia e temperature tra i 3 e 9 gradi. Arrivato sul posto ho cercato di rendere la Capanna accogliente e con rispetto ho cominciato ad abitarla.
Una volta sistemato, ho steso sulla terrazza d’erba affacciata nel vuoto su cui si apre la Capanna una grande tela, che per tutta la settimana ha accolto la mia pittura assieme a quella della natura.
La routine giornaliera si adatta alle nuove condizioni, ogni azione occupa un tempo più lento e più lungo. L’assenza di acqua corrente, comunque disponibile nella vicina sorgente, e di elettricità, riporta ai ritmi propri della natura.
Svolte le faccende legate alla sussistenza, restano le tante ore dedicate alla pittura, alle escursioni, alle corse in montagna e ai nuovi amici pastori, anche se, solo consumare i pasti e bere il caffè appollaiato su una roccia diventano momenti carichi di senso.
Nessuna straordinarietà, al contrario, la meraviglia di scoprire la facilità con cui posso adattarmi a un nuovo modello di “comfort”.

Un altro modo di fare pittura

Faccio quadri e ogni quadro è un incontro, non necessariamente cercato. Molti esistono da sempre, attendono di essere svelati, riportati alla luce, altri sono frutto di incontri fortuiti, di appostamenti, di smarrimenti.
A volte vado a incontrare la pittura in luoghi che non conosco, poi la pittura mi porta in altri luoghi ancora, dove, forse, non sarei mai andato.
Dipingere una pittura che attende, incontrata, pensata, progettata, improvvisata, inerpicata, scoscesa, umida, secca, polverosa, vuota, piena, pesante, sconosciuta, sbagliata, forte, meravigliosa, leggera e fragile.
Cerco di sottrarre dall’oblio pezzi di terra, quasi sempre alta. Una spedizione pittorica richiede una certa attenzione nella preparazione dei materiali, il calcolo dei pesi e dei passi, come ogni spedizione d’altronde.
Ma nel bagaglio non devono esserci immagini, quelle ci aspettano, si incontrano, si costruiscono muovendo il proprio corpo e i propri sensi nello spazio. Salire al mare è una sorpresa, esiste qui un Monte Mare che nelle notti fa risuonare nella capanna ondate di venti e lotte tra lupi e cani pastore.
[…]

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