Idee per le città, maturate con la pandemia

A Baltimora, un team di architetti ed esperti di salute pubblica ha pubblicato una guida che presenta dieci progetti per reimmaginare la vita urbana nell’era del distanziamento sociale, che potrebbero adattarsi a qualsiasi città.

di Alex Wittenberg
Bloomberg CityLab, 14 luglio 2020

Immagine: “Make ApART“, progettato dallo studio Quinn Evans, utilizza un’area libera per un insieme di spazi esterni dedicati a spettacoli ed eventi artistici. Quinn Evans (Ethan Marchant, Steve Schwenk).


All’inizio della pandemia, numerose città hanno chiuso le strade al traffico per far spazio a pedoni e ristoranti. Ora che – a causa delll’aumento di nuovi casi di Covid-19 in molti stati – i pericoli della riapertura delle attività al chiuso sono tragicamente evidenti, diventa più impellente la necessità di spazi aperti da dedicare a negozi, spettacoli e ogni genere servizi al pubblico. Il paesaggio urbano deve consentire il distanziamento sociale per tempi più lunghi.

Il “Design for Distancing Ideas Guidebook” – una pubblicazione gratuita della città di Baltimora, con la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, la Baltimore Development Corporation e il Neighborhood Design Center (nonprofit) – raccoglie dieci progetti per la creazione temporanea a basso costo di spazi che permettano l’interazione sociale rispettando gli opportuni distanziamenti utilizzando strade, stradine, terreni liberi e parcheggi. I progetti sono stati scelti tra i 162 presentati dagli studi di design e di architettura, incentrati sui bisogni dell’area di Baltimora, ma che potrebbero adattarsi a qualsiasi città.


Il progetto intitolato “inFRONT of House” offre la possibilità di ricreare all’aperto gli spazi interni di negozi e ristoranti. PI.KL (Pavlina Ilieva, Kuo Pao Lian, Brian Baksa, Esther Cho).


I progetti vanno oltre le misure specifiche per regolare il traffico che le città hanno adottato per ampliare i marciapiedi, come paletti e transenne. Riguardano infatti moduli esterni dedicati ad ogni tipo di attività, incluse quelle commerciali: per alcune può bastare lo spazio di un parcheggio, per altre è necessario quello di un’area commerciale. Molti dei progetti sono studiati intorno alla nozione di maggiori aree pedonali.


In una proposta intitolata “Find Your Tropical Island”, per esempio, il designer Christopher Odusanya ha disseminato strade e stradine di piccole piattaforme circolari dove poter svolgere le più svariate attività, dallo yoga alla vendita di generi alimentari, al riposo seduti sotto a un ombrellone.

Le diverse attività sono indicate dalle dimensioni delle singole “isole” circolari. Christopher Odusanya.


In modo simile, il progetto “Organizing the Street” di EDSA (Craig Stoner e Terri Wu) riguarda una strada pedonale con ristoranti e attività commerciali all’aperto.  

Trasformazione di aree per parcheggi in aree pedonali. EDSA (Craig Stoner, Terri Wu).


Un altro progetto, “The Food Court”, convertirebbe terreni liberi in aree per la ristorazione all’aperto, con tavoli separati da fioriere e siepi, un punto per l’igienizzazione delle mani e stand illuminati per passare la serata.


La realizzazione dei progetti vincitori, che dovrebbero costare tra i 5.000 e i 100.000 dollari ciascuno, riguarderà 17 aree nei dintorni di Baltimora e, nella seconda fase, la città parteciperà con investimenti per 1.5 milioni di dollari.

I progettisti sperano di riuscire a destinare risorse anche a comunità più povere, dove ci sono pochi ristoranti e commercianti. Per queste zone verranno ideati progetti simili agli altri, ma che dovranno analizzare e tener conto delle esigenze specifiche del territorio prima di essere realizzati.
Tra i fattori da prendere in considerazione ci sono anche i problemi di razzismo strutturale, e questo richiederà il coinvolgimento delle comunità cui saranno destinati questi nuovi progetti: un’opportunità per mirare all’uguaglianza e alla salute pubblica nel ripensare agli spazi liberi.

Traduzione libera e in estratto: Francesca Adrower.

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