Gallerie d’arte: basta concessioni simboliche

Lo scultore Anish Kapoor, poco prima di inaugurare una sua esposizione a Houghton Hall, Norfolk, ha criticato le ‘adesioni di facciata alla rappresentazione culturale’ della diversità.

da un articolo di Mark Brown 
The Guardian, 9 luglio 2020

Anish Kapoor accanto alla sua scultura “Sky Mirror” a Houghton Hall Foto: Joe Giddens/PA.


L’artista sostiene che le gallerie debbano sfruttare le opportunità uniche del movimento ‘Black Lives Matter’ e la crisi del Covid-19 per cambiare completamente atteggiamento.
Mentre stava per iniziare la prima esposizione d’arte su larga scala nel Regno Unito da quando è iniziato il lockdown lo scorso marzo (le installazioni esterne a Houghton Hall sono state disposte in ritardo a causa della pandemia da coronavirus), non ha risparmiato le sue critiche feroci al mondo dei musei.

I musei contemporanei devono smettere di raccogliere un artista iraniano qui, un sudafricano lì, e cose del genere. È necessario che inizino davvero ad affrontare la questione: cos’è oggi la cultura contemporanea? E di come rappresentarne gli oggetti nei loro musei. Non è semplice, ma le concessioni facili devono finire”. “Artisti come me, da ogni parte del mondo, devono rifiutare di avallare questo sistema. Bisogna ripensare tutto da capo… radicalmente. È difficile, ma quando mai è stato facile? I nostri musei devono impegnarsi molto.

Il MoMa di New York ha riaperto lo scorso ottobre dopo una riorganizzazione da 450 milioni di dollari e con l’obiettivo di riequilibrare la collezione aumentando le opere delle donne e degli artisti di colore, ma l’operazione non ha molto convinto Kapoor. “Al piano terra ci sono stanze dopo stanze che espongono artisti da qui, da lì, e da tutte le parti, messi insieme come in un mercatino dell’usato: una cosa orrenda. E poi, con tutto il rispetto che provo per Richard Serra, maschio bianco, a lui è stata dedicata una sala intera. Non può andare avanti così”.

Ha dichiarato che le sue critiche erano rivolte a tutti i musei, compreso il Tate, e che le future mostre d’arte non dovranno puntare solo sui grandi nomi. “Difficile da fare, perché ci vuole una cultura cosmopolita per la quale non siamo stati educati”.
“Come fare? Dovremmo tornare indietro e ripensare al significato della rappresentazione culturale: non è il colore della pelle o il genere o l’origine. Occorre un dialogo complesso, più profondo, post-illuminista”.
E questo lo diceva alle soglie dell’apertura di quella che sarà la sua esposizione esterna più vasta nel Regno Unito. Houghton Hall è la più raffinata villa palladiana del paese, costuita nel XVIII secolo per il primo ministro, Sir Robert Walpole, e che una volta ospitava una delle più grandi collezioni d’arte del mondo.

Negli ultimi anni ha ospitato mostre di artisti contemporanei, tra i quali Damien Hirst nel 2018. L’esposizione di Kapoor durerà fino all’1° novembre di quest’anno e, siccome alcune delle sue opere in pietra, marmo od onice pesano tra le sei e le nove tonnellate, la preparazione dei vasti prati ha richiesto rinforzi in cemento per evitare che le installazioni sprofondassero. A marzo, ci sono voluti 10 giorni, camion, gru e veicoli per trasporti pesanti.

Proprio di fronte alla residenza si trovano sculture monolitiche di pietra che sembrano essere uscite dal film di ‘Kubrick 2001: Odissea nello spazio’. Tra le opere, uno specchio concavo di acciaio inossidabile lucido, intitolata Sky Mirror, del 2018.

Comunque, a causa del ritardo dovuto al lockdown, la mostra finora è stata pienamente goduta dalla famiglia che abita alla residenza. Il proprietario di Houghton, Lord Cholmondeley, ha confermato: “è stato straordinario vivere con quelle opere e vederle attraverso le stagioni e in diversi momenti del giorno, o perfino della notte. Ma ci sentiamo fortunati di poterle ora mostrare a tutti. Una stagione a metà è meglio di nessuna stagione.”

Traduzione libera e in estratto: Francesca Adrower
Articolo originale

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